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8/23/2009 Aggiornamenti sulle nuove piattaformeBen sapendo che ormai chi arriverà qui sarà un manipolo davvero infinitesimale di utenti (e lo era già prima quandi si scriveva a tempo pieno, figurarsi ora che il blog è abbandonato da tempo) si scrive cmq una cosa veloce per rendere note le "nuove piattaforme" su cui ci siamo spostati: per la musica il sito buono è sempre il solito: www.storiadellamusica.it per facebook io sono io, ossia Alessandro Pascale abbiamo fatto un sito di filmz, www.storiadeifilm.it, e mi sembra più che discreto, anche se dobbiamo ancora metterlo a punto che ha solo pochi mesi. Ah se qualcuno volesse scrivere è più che ben accetto! Per la politica non c'è che l'imbarazzo della scelta. Il sottoscritto cura in modo quasi esclusivo il sito di Rifondazione Comunista Vda (http://www.rifondazionesevda.org/), mentre assieme ad altri compagni abbiamo messo su un blog di opinione "politico" qui: http://sinistravaldostana.blogspot.com/ Su facebook trovate entrambe le cose diventando amici dell'utente Rifondazione Comunista Vda oppure entrando nel gruppo Sinistra Valdostana. Della serie ci prendiamo troppo sul serio? Forse sì, però ormai si fa così da queste parti... 3/1/2009 Blog chiuso a tempo indeterminato Sì insomma rendiamo ufficiale questo dato. Se qualcuno è interessato a sapere il motivo di questa decisione la risposta è abbastanza scontata: manca il tempo. E perchè manca il tempo? Perchè si è passati all'impegno attivo politico dalle parti di Rifondazione, nella speranza di contribuire a far qualcosa di utile. L'indice degli "scritti musicali" continuerà a essere aggiornato per comodità, e forse anche l'indice "scritti politici". Il blog invece seguirà il silenzio degli ultimi mesi. Chi vorrà proseguire nell'opera di pseudo-informazione-trattenimento-presaperilculodiberlusconi può trovare spunti dall'account facebook di Rifondazione Comunista Vda. Se siete valdostani poi iscrivitevi anche al gruppo "Sinistra Valdostana". Non ridete, è tutto vero. Facciamo politica (anche) su facebook. Come disse il saggio: in tempi di guerra ogni buco è trincea. Di cinema non si scrive più (purtroppo) ma un domani chissà... Di musica come ripeto continuerò a scrivere anche se con meno assiduità rispetto agli ultimi due anni. Se qualcuno volesse prendere spunto non posso che suggerire di frequentare il forum e in generale il sito www.storiadellamusica.it Bene direi che è tutto. Arrivederci a tutti a tempo indeterminato oppure a ritrovarsi sulle nuove piattaforme. Bye 12/25/2008 Film: Top Ten 2008 1) Il divo 2) Batman 3) Lo scafandro e la farfalla Non è un paese per vecchi onora il padre e la madre La Banda Baader Meinhof Espiazione Miracolo a sant'anna Il petroliere Wall e 12/20/2008 Pillole musicali del 2008 per menti non troppo affaticateArticolo scritto per "L'urlo", giornalino universitario dell'ULD (studenti di sinistra della Cattolica). Niente di che ma giusto per far vedere che siamo sempre vivi. E’ stato un bell’anno il 2008 a livello musicale. Proviamo a tirarne fuori l’essenza principale e a suggerire qualcosa a tutte le tante categorie in cui sembra si diverta a riunirsi il genere umano. Cominciamo dal settore sinistroide orfano non più soltanto dei CCCP ma anche della rappresentanza parlamentare. Questi poveri sfigati dimenticati dal mondo si potranno consolare con i testi malinconici degli Offlaga Disco Pax (Bachelite) o con la nuova promessa del cantautorato di protesta che prende il nome di Luci della Centrale Elettrica (Canzoni da spiaggia deturpata). Uscendo da questo covo di facinorosi ci gettiamo nella mandria di vecchi sessantenni incalliti sostenitori che gli anni 60-70 siano stati la meglio cosa di sempre. Costoro troveranno consolazione nell’hard-rock dei Black Mountain (In the future), nel folk-pop dei Fleet Foxes (s.t.) in stile Nashville, nel country-pop-folk dei Dr.Dog (Fate) che nonostante il nome non è un maledetto rappettaro. Ma passiamo ora alla sempre nutrita schiera di delusi e sconsolati stanchi di vivere, meditabondi della filosofia schopenariana e sostenitori del mal de vivre. Si parla di quei robbosi dei darkettoni, che avranno di che gioire (ovviamente molto sommessamente) con i dischi di Have a Nice Life (Deathconsciousness) e dei redivivi Portishead (Third) che per l’occasione hanno fatto scontrare il trip-hop con l’industrial-gothic. Roba che non si vede tutti i giorni in effetti. Se poi ciò non dovesse bastare i cari depressi possono continuare a deprimersi con l’ennesimo tragico disco degli Xiu Xiu (Women as lovers), il cui cantante continua imperterrito a non volersi tagliare le vene nonostante la musica che produce. I vecchi nostalgici degli anni ’80 (che purtroppo non mancano mai, come si può constatare dal successo che ha avuto la reunion dei Duran Duran) potranno forse godere ignominiosamente del nuovo disco degli M83, incredibile opera che riesce a far piacere il synth-pop (probabilmente il genere più bistrattato della storia) anche al sottoscritto. Se invece apprezzate di più la produzione post-punk sempre di quel periodo non potrete non ascoltare le opere schizofreniche delle Rings (Black habit) o quelle profondamente black dei Tv on The Radio (Dear Science). Chi dimentichiamo? Ah beh ci sono i fattoni che vogliono nuove su eventuali dischi psichedelici da tenere in loop per 4-5 ore di fila. A loro si consiglia il disco dei Silver Mt. Zion (13 blues for thirteen moons) che prende il post-rock e lo fonde mirabilmente con esperienze kraute di vecchia data. Tangerine Dream, Neu e compagnia di bella si ritrovano anche nel sublime disco degli Oneida (Preteen Weaponry) e fa peccato non citare anche l’ultimo incantevole album dei Brian Jonestown Massacre (My bloody underground). Siete dei maledettissimi indie a cui piace vestirsi con tutte quelle imbarazzanti righine orizzontali? C’è il nuovo disco degli Okkervil River (The stand ins), uno dei gruppi pop primordiali del nuovo millennio. Oppure potete buttarvi sul duo garage-shoegaze dei No Age (Nouns) o sull’ennesimo disco sempre discreto dei Death Cab For Cutie (Narrow stairs). Siete dei metallari? State alla larga dal nuovo dei Metallica (l’imbarazzante Death magnetic) e piuttosto esplorate il folk-metal degli Agalloch (In white) o vecchi miti come Meshuggah (Obzen). Volete ballare? Potete scegliere tra i ritmi afro di Mark Stewart (Edit), quelli dub-truzzi di Benga (Diary of an afro warrior) o quelli disco-pop dei Cut Copy (In ghost colours). Se infine siete delle simpatiche donnette a cui piacciono le voci femminili e si sciolgono appena si parla di romanticismo e folk-pop rosa allora c’è tutto un filone di cantautrici che non finisce più: cercate Essie Jain (Theinbetween), Dawn Landes (Fireproof) o Josephine Foster (This coming gladness). Ecco ovviamente ci si sarà di sicuto persi un sacco di roba
e un sacco di gruppi di ascoltatori più o meno monolitici. Chiunque può sempre
sfruttare quel meraviglioso mondo che è il web e farsi un’idea sulla musica di
qualità che circola in maniera sotterranea e che arriva solo per briciole su
mtv. Chi invece si accontenta di Dari, Tokyo Hotel e compagnia bella può
continuare ad accendere senza problemi Mtv con la sua bella musica di plastica.
12/6/2008 Berlusconi contro internetLa notizia che Berlusconi vorrebbe regolamentare internet non è propriamente un fulmine a ciel sereno. Già da tempo infatti esponenti della maggioranza (ma anche elementi tra le file del PD) manifestano la volontà di “mettere ordine” nel caos del web, con particolare riferimento al libero proliferare del fenomeno bloggistico. Lo scopo appare quantomeno evidente: cancellare (o quantomeno controllare pesantemente) uno degli ultimi baluardi della libera informazione in un paese, l’Italia, altrimenti molto ben controllato mediaticamente dal gruppo Berlusconi & company. Nonostante la accuse ai direttori di Stampa e Corriere della Sera non si può certo reputare i due quotidiani dei baluardi dell’informazione sinistroide, né tantomeno dei pilastri dell’antiberlusconismo. E’ anche grazie a questi giornali che il PDL ha vinto le elezioni riuscendo a imporre titoli cubitali sui temi da esso imposti (Sicurezza, Alitalia, ecc.). Perché dunque questi attacchi scriteriati a due giornali così poco eversivi nei confronti dell’attuale governo? Un richiamo all’ordine per ricordare a tutti chi comanda? Forse. Oppure una calcolata strategia volta per l’ennesima volta a indebolire la Verità, una cosa scomoda che l’attuale presidente del consiglio mostra di non gradire particolarmente. La verità dei fatti, quella che ogni tanto qualcuno tira fuori dal cilindro per ricordare gli enormi conflitti di interesse di Berlusconi. Verità dei fatti che saltuariamente viene esposta sui giornali, raramente (e in poche isole ancora libere) in televisione e per fortuna perennemente su libri e internet, mezzi a disposizione di chiunque. Ma è difficile che il lavoratore stanco arrivando a casa la sera dopo otto ore di lavoro trovi la forza di mettersi a leggere l’ultimo libro di Travaglio o di Rizzo in grado di aggiornarlo sulle malefatte della casta politica. Sempre di più sono invece coloro che si informano su internet, tramite blog specializzati o riviste e quotidiani in formato digitale. Si può discutere sulla possibilità di cadere nei tranelli della rete, per la difficoltà di avere solidi sostegni cui ancorarsi per giudicare la veridicità di ciò che si legge. E’ innegabile però che mai nella storia si sia avuta una fonte così inesauribile di risorse, in grado di aprire la mente dell’uomo comune, introducendovi una certa capacità critica in grado di non fargli accettare senza ragionare ogni “verità presunta”. Oggi internet è un baluardo per la libertà di informazione e quindi per la stessa democrazia, ed è inevitabile che il suo peso diventi sempre maggiore per la sua diffusione a macchia d’olio tra le masse (e questo nonostante i molti ritardi della nostra penisola riguardo all’Europa). Pensare di regolamentare internet significa avviarsi sulla strada di paesi dispotici e autoritari come l’attuale Cina, che oscura sistematicamente certi concetti come libertà, democrazia, tolleranza religiosa. Contro ogni totalitarismo informatico e mediatico diciamo quindi no alla regolamentazione di internet e sosteniamo la massima libertà di azione per gli utenti di tutto il mondo. 11/29/2008 Rieccoci sul pianeta terra E' passato grosso modo un mese da quando ho iniziato ad impegnarmi attivamente nella cosiddetta onda anomala. L'obiettivo personalissimo era di riuscire a portare in piazza 300-400 persone dell'università cattolica partendo con un corteo autonomo dalla sede centrale. Obiettivo tragicamente fallito per vari motivi. non è più il 68, l'organizzazione non è stata delle più estasianti, la coscienza critica collettiva non è più quella di una volta, numerosi errori politici sono stati commessi e a mio avviso continuano ad essere commessi tuttora. Qualcosa di buono l'abbiamo fatto raccogliendo mille firme tra gli studenti della cattolica contro la legge 133. Di queste mille firme però non siamo riusciti a portarne neanche un decimo in piazza. Questione di indole o forse semplicemente di nostra abbondante invisibilità nell'ateneo. Credo che a questo punto sia impossibile presumere di avere nuovi riscontri in cattolica sugli attuali decreti. Immaginare che la protesta possa trovare terreno fertile da noi con successivi interventi legislativi ancora più impopolari è altamente difficile. Berlusconi e companeros sono capaci di tutto ma non credo siano così sciocchi da riaccendere la miccia tra studenti che iniziano a sentire la stanchezza. Credo che i futuri interventi politici saranno quindi più moderati e attenti a non creare troppo malumore, tanto il danno grosso è già stato fatto, non c'è bisogno di soffocare subito le università. Si può lasciarle morire lentamente di fame, non c'è tutta questa fretta. Perchè insisto così tanto sulla Cattolica? Perchè a mio avviso riuscire a mobilitare una massa critica e attiva in un'università privata così importante era cosa possibile e doverosa. mai come oggi abbiamo avuto modo di far entrare la politica in un luogo tanto impervio come questo. E per di più con argomenti inattaccabili. Con motivazioni sacrosante. Le mille firme stanno lì a dimostrarlo: sui contenuti la gente non può non rendersi conto della porcata che è stata fatta. Accendere la protesta in cattolica avrebbe avuto un grande impatto sull'opinione pubblica e sui media, avrebbe riaperto molte domande interiori tra le persone più chiuse e retrive, avrebbe ridato linfa a un movimento milanese un pò più stanco rispetto a un mese fa. E avrebbe anche potuto essere la nascita di un nucleo di persone impegnate su cui lavorare con iniziative di vario tipo. Tutto questo non si è verificato, e per vari motivi, che alla buona sono già stati elencati sopra. L'ultimna possibilità di raduno rimane il 12 dicembre in occasione dello sciopero della CGIL. Ma all'interno dell'ULD (studenti di sinistra della cattolica) già in molti si sono detti contrari ad aderirvi ufficialmente. Con queste basi diventa impossibile lavorare a trovare persone in un'università così chiusa e ciellina come la cattolica. Forse è il caso di tornare a far numero con quelle di scienze politiche della statale. 11/23/2008 Siamo ancora viviQuesto blog non viene più aggiornata per evidente inutilità ma anche e soprattutto perchè dalle parole si è passati ai fatti. Basta fare i comunisti da poltrona e dentro con l'impegno. Prima o poi tornerò comunque, abbiate fede. 11/1/2008 Per chi avesse ulteriori dubbiCopia e incolla da quidi ANDREA DI NICOLA
Uno studente aggredito da Blocco studentesco prima degli scontri Dal famigerato pulmino bianco sono scesi studenti, molti evidentemente fuoricorso, che a botte e calci si sono posizionati nel cuore dell'assembramento di ragazzini delle medie superiori spargendo violenza e terrore allo scopo di connotare a destra la protesta studentesca. Solo a questo punto intervengono gli universitari chiamati dai più giovani per cercare una difesa che la polizia non ha saputo offrire. Dal corteo della Sapienza arriva un gruppone, a mani nude tanto che per attaccare usano i tavolini e le sedie dei bar che trovano in piazza e inizia il confronto con i neofascisti. Per motivi oscuri le forze dell'ordine si accorgono solo di questa seconda fase della prima, dell'attacco ai liceali da parte di Blocco studentesco non si accorgono. I funzionari di polizia, che pure non erano distanti da dove avveniva il macello dei diritti, dicono di non essersene accorti e non ne fanno cenno nelle loro ricostruzioni. Tanto meno ne fa cenno in Parlamento il sottosegretario Nitto Palma vendendo al Parlamento e al Paese una verità monca che però le tecnologie smontano nel giro di poche ore. Le foto parlano chiaro e, a meno che questo non sia un Paese di maestri di Photoshop, ci dicono che quella del governo e della questura è una verità monca. Quasi una menzogna. 10/31/2008 Bravi braviContinuate così, seguite l'esempio di Cossiga:
Vedremo chi l'avrà vinta bastardi 10/26/2008 Riflessioni su libertà e democrazia (part 2)Allora premesso che il pastrocchio posto qua sotto deve essere letto obbligatoriamente dopo la part 1, ecco a voi finalmente il seguito delle nostre elucubrazioni più o meno personali e collettive. La ricostruzione dell'ideologia continua. In questa puntata troverete spiegato perchè partiti come il pdl e il pd, così come sono ora strutturati, non potrebbero esistere nella mia democrazia ideale. Tiè. Fino a qui ci siamo permessi di definire il confine teorico di giurisdizione dello stato rispetto all’individuo. Ora però diventa necessario affrontare fino in fondo l’essenza stessa della definizione di libertà: La libertà è la possibilità per un individuo di fare tutto ciò che non sia lesivo per altri. Quella che sembra una formula inequivocabile nasconde infatti molte insidie di interpretazione: come è possibile stabilire che cosa sia lesivo per gli individui? Sembra davvero una questione futile finchè si parla di omicidi, furti e furti ma non lo è se si esamina la questione più a fondo, in particolare analizzando la sfera che più di altre merita di essere analizzata: la sfera economico e quella ambientale.
Negli ultimi due secoli l’uomo ha avviato una sempre maggiore sottomissione della natura ai propri fini, infischiandosene di sostenere un delicato quanto necessario equilibrio in grado di determinare una sostenibilità del proprio livello di vita. Lo sfruttamento delle risorse fossili (carbone, petrolio) è il malcostume più evidente e lampante: in un lasso di tempo così limitato a livello macro-storico (poco più di duecento anni) sono state consumate risorse che per accumularsi hanno impiegato milioni di anni. Pensare che tali risorse, presenti in quantità limitata sul pianeta, durino per sempre è scientificamente impossibile. Occorre allora domandarsi in primis quanto la gente sia cosciente del fatto che la propria ricchezza di cui gode oggi sia merito sì degli sviluppi della tecnica e del capitalismo, ma anche e soprattutto da un esubero della propria libertà di azione resa possibile dalla straordinaria offerta del pianeta, che ci ha concesso una quantità immensa di risorse. E’ fondamentale capire che il benessere di cui ha goduto e di cui continua a godere l’Occidente dipende primariamente da tale sfruttamento pressochè esclusivo e monopolistico delle risorse di tutto il pianeta. Un predominio portato avanti per decenni con il controllo politico e militare e solo dal secondo dopoguerra con l’affilata arma del neocolonialismo economico e (successivamente) della globalizzazione.
Quello che l’uomo Occidentale può quindi faticare a capire è che tutta la propria società ha potuto permettersi uno stile di vita sempre più elevato, riempiendosi armadi di vestiti o mangiando sempre meglio prodotti a prezzi assai bassi, a condizioni ben precise: lo sfruttamento immorale e insostenibile di risorse energetiche e risorse umane. Risorse energetiche: petrolio e carbone hanno consentito sviluppi industriali a costi minimi per il loro prezzo economico proficuo. Ciò ha permesso di diminuire il costo di produzione delle merci nonché di aumentarne la varietà (è sufficiente pensare agli sviluppi che ha avuto la chimica come per esempio l’invenzione della plastica). Minori costi di produzione significa merci meno care e possibilità per i lavoratori di trovare spazio per aumentare le proprie richieste salariali. Di qui il forte ruolo dei sindacati che hanno consentito (loro, non certo la mano invisibile del mercato liberale) di aumentare il benessere anche delle classi lavoratrici più umili e quindi degli strati sociali più poveri della popolazione. Nel momento in cui però il costo di produzione è venuto ad aumentare in Occidente (vuoi per un costo via via crescente di carbone e petrolio, vuoi per le sempre più incidenti azioni dei sindacati) il capitalismo ha reagito in due maniere: avviando una nuova stretta liberale che limitasse i diritti dei lavoratori in Occidente, ma soprattutto avviando un decentramento globale della produzione industriale. Diventa più conveniente produrre una tale merce nei paesi sottosviluppati che in Occidente. Conveniente perché in tali paesi del terzo mondo i sindacati sono inesistenti e i lavoratori non possono essere difesi adeguatamente. Di qui lo sfruttamento umano delle popolazioni povere del terzo mondo. Loro pagati una miseria e alienati da ritmi asfissianti. Noi contenti perché il prezzo delle merci resta basso grazie a una minore spesa di produzione (ossia una minore distribuzione del profitto tra i lavoratori stessi che l’hanno prodotta). Difficile astenersi dalle fin troppo facili prediche moralistiche che mettano in luce l’ipocrisia dell’Occidente che con una mano sfrutta e affama mentre con l’altra estrae il portafoglio per avviare insignificanti attività benefiche che vadano ad ammorbidire lo sfacelo di tali paesi. Limitiamoci a sottolineare il fatto che il presente e l’immediato futuro mettono in seria crisi questo sistema: il maggiore costo delle risorse energetiche (destinato inevitabilmente ad alzarsi finchè queste saranno fonti di energia non rinnovabile) agisce sul costo della merce, sia a livello di produzione, sia a livello di trasporto delle merci. E in un sistema come il nostro, basato essenzialmente sul settore terziario dei servizi (e quindi basato in buon parte sui diversi passaggi di mediazione tra il produttore e il consumatore) tale aumento dei costi va a indebolire il tessuto economico della società, avviando un’inflazione che riduce le possibilità di acquisto della popolazione, senza per questo riceverne in cambio un’aumento della produzione (è il fenomeno della stagflazione).
In questo contesto come si riflettono le questioni della libertà e della democrazia? In un inasprimento del malessere sociale: sempre più larghe fasce di società, finora inserite in un prospero ceto medio, vedono peggiorare visibilmente le proprie condizioni di vita. Lungi però dall’attuare considerazioni di ampio respiro come quelle sopra esposte (e di capire quindi come il sistema che fino a ieri aveva garantito immoralmente il suo benessere non può più confermarsi alle attuali condizioni) l’individuo medio inizialmente non è in grado di accettare senza lottare e protestare un ridimensionamento così spinto del proprio livello di vita. In situazioni di crisi e di scarsità materiale ed economica come quella che si preannuncia all’orizzonte ecco quindi che la democrazia rischierà di rimanere invischiata in tendenze estreme in cui l’elettorato tenderà a spostarsi sui radicalismi, siano essi di destra (con il rischio di autoritarismi disposti a evitare la diminuzione delle differenze con l’uso della forza) o di sinistra (nel tentativo di elaborare un modello in grado di rendere il meno possibile traumatico questo passaggio verso un diverso tipo di società più “eguale” e giusto). Se la tendenza di destra è per ovvi motivi (la sopraffazione di alcuni uomini sui propri simili) da escludere non si può che cercare di capire le modalità in cui dovrebbe strutturarsi la democrazia in questo nuovo scenario, che per comodità chiameremo di “decrescita”. Tale infatti sarà l’esito obbligato cui si dovrà pervenire l’Occidente nel corso dei prossimi decenni. La limitatezza delle risorse e il suo già attuale esubero imporranno obbligatoriamente un livello di vita più razionale e compatibile con le risorse ambientali disponibili, lontane dall’idea malsana di una crescita “sempre e comunque”.
Analizziamo allora la democrazia nella decrescita e i suoi risvolti nella libertà individuale mettendo il tutto a confronto con la definizione di libertà sopra elaborata: un sistema politico è autorizzato al potere coercitivo per la difesa del valore supremo posto da esso, (il quale dipende per l’appunto dal tipo di ordinamento politico) fermo restando che tale valore supremo non deve ledere la libertà dell’individuo, permettendogli di fare tutto ciò che non sia lesivo per altri. Proviamo a scomporre il testo: il sistema politico in questione è la democrazia nella decrescita. Il valore supremo posto da esso è il mantenimento di condizioni ambientali accettabili e sostenibili per le generazioni future (in maniera meno prosastica: la salvaguardia del pianeta e l’accettazione di una serie di limiti materiali oltre i quali non è possibile andare). Ora, la questione più spinosa è quella della conciliazione di tale valore supremo con la libertà individuale. E allora poniamoci degli esempi concreti: a Kyoto vennero stabilite delle quote quantitative di emissioni inquinanti oltre le quali ogni stato non poteva andare. Tali quote sono state rispettate dagli stati? No. L’eccesso di inquinamento atmosferico va a ledere tutti noi che respiriamo un’aria insalubre portatrice di malattie. E va ad aumentare il riscaldamento globale con conseguenze disastrose. Possiamo quindi ritenere che questi stati con le loro politiche irresponsabili arrechino dei danni a noi tutti, generazioni presenti e future? Indubbiamente sì. Siamo tutti dei fuorilegge insomma, a cominciare dagli alti capi di governo che hanno paura di attuare quelle misure drastiche necessarie alla tutela dei cittadini stessi. Ma lo sono anche i cittadini stessi ogni volta che prendono la macchina invece dei mezzi pubblici. E lo sono le aziende e le industrie che in nome del profitto si disinteressano dell’ambiente con manovre speculative di ogni tipo. E lo è il capitalismo, che primo tra tutti ha legittimato questa maniera di fare, ricercando il profitto economico prima dell’etica e del bene comune.
Perché è di questo che si parla: di bene comune. Colpire oggi le industrie obbligandole a una riconversione della produzione energetica (dal petrolio al solare per esempio) o limitando l’attività dei settori non rinnovabili (come può essere quella della plastica, dipendente dal petrolio) significa danneggiare interessi privati per favorire il bene comune. In questo contesto è inevitabile che la libertà dell’individuo venga limitata rispetto alle sue consuetudini interne all’attuale sistema capitalistico. Se oggi chiunque può avviare un’attività economica “non sostenibile”, nella democrazia della decrescita ciò non sarebbe possibile. La statalizzazione di certi settori non sarebbe solo più una convinzione etica o politica (come è stato in passato rivendicato per esempio con settori strategici come il siderurgico e l’industria delle armi) ma una necessità per evitare uno sfruttamento intensivo lesivo per la comunità (pensiamo all’industria estrattiva: i minerali e i metalli non sono infiniti ma limitati). L’ottica capitalista di piegare all’economia ogni fattore circostante (ambiente compreso) è del tutto inconciliabile con l’idea della decrescita. Questo è un fattore incontestabile. Non si può pensare di lasciare libertà economica indiscriminata ad ogni settore della vita come accade oggi. Pensare che possa sorgere un “capitalismo ambientalista” è alla stessa maniera una contraddizione in termini. Il capitalismo è inconciliabile con le esigenze dell’ambiente. Se l’economia fino ad oggi ha deciso il destino della politica il futuro prevede l’esatto capovolgimento di questo assioma. La politica (ossia la totalità dei cittadini in una democrazia) sottomette l’economia e la vincola al bene comune e al rispetto dell’ambiente. Tutto ciò comporta inevitabilmente un ritorno ad un certo tipo di statalismo e statalizzazione di certi settori economici (in particolare l’industria pesante ma in generale ogni settori che abbia a che fare con risorse non rinnovabili) ma non significa la cessazione di una certa forma di libero mercato per altri settori economici meno influenzati dal fattore decrescita (pensiamo al settore ortofrutticolo ad esempio). Ribadiamo: il capitalismo è inconciliabile con l’ambientalismo ecologico. Ma non per forza quest’ultimo è contraddittorio ad una certa forma di libero mercato per ogni tipo di attività. Di ciò però avremo modo di parlarne più avanti. Quello che importa rilevare è che la definizione sopra riportata viene così trasformata: una democrazia per la decrescita è autorizzata al potere coercitivo per la difesa dell’ambiente e del bene comune. In una democrazia di tal struttura diventa impossibile accettare la presenza di un partito che si rifaccia a tendenze liberiste e capitaliste. Lungi dal cadere in tendenze autoritarie non si presuppone la creazione di un partito unico, bensì piuttosto di un multipartitismo aperto a chiunque rispetti il valore supremo della decrescita (e quindi di un rapporto più responsabile con l’ambiente e il bene comune). Ogni partito politico che invece si rifaccia economicamente al capitalismo o al liberalismo è invece lesivo per la società perché i suoi dettami sono lesivi per la libertà delle generazioni presenti e future. E’ buffo notare come oggi la quasi totalità dei partiti verrebbe bandita. Il lettore leggendo questo passo penserà che dal punto di
vista pratico l’individuo Occidentale vedrà senz’altro limitarsi la propria libertà
in ambito economico. Il passo da compiere è prima di tutto culturale e ribalta
completamente le cose: il futuro cittadino vivente nella democrazia per la
decrescita non avrà minori libertà. Avrà solo smesso di esercitare azioni
lesive per la libertà degli altri.
10/24/2008 Viva l'istruzione!Piero Calamandrei (in un articolo di molto tempo fa!) Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico. 10/23/2008 Non accomunateci con la vostra merda Sono stufo di sentire le stronzate qualunquiste che volano in giro raccontate da gente non informata che tende a raggruppare i politici in delinquenti (siano essi di destra o di sinistra). Eccoli i vostri bei delinquenti: PARLAMENTARI CONDANNATI (aggiornato a maggio 2008) Fonti: “Se li conosci li eviti” di Marco Travaglio e Peter Gomez - Camera dei Deputati (www.camera.it), Senato della Repubblica (www.senato.it) www.beppegrillo.it 2 Berruti Massimo Maria (FI): condannato in via definitiva a 8 mesi per favoreggiamento. Bonsignore Vito (europarlamentare FI): condannato definitivamente a 2 anni per tentata concussione nello scandalo delle tangenti per il nuovo ospedale di Asti. Mario Borghezio (europarlamentare Lega Nord): condannato in via definitiva per incendio aggravato da "finalità di discriminazione", per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino, a 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in 3.040 euro di multa. Bossi Umberto (Lega Nord): condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont. Cantoni Giampiero (FI): ha patteggiato 2 anni di reclusione per corruzione e concorso in bancarotta e risarcito 800 milioni di lire. Carra Enzo (PD): una condanna in via definitiva per false dichiarazioni al pubblico ministero. Per i giudici, Carra è un falso testimone che, con il suo «comportamento omertoso» e la sua «grave condotta antigiuridica», ha tentato di «assicurare l’impunità a colpevoli di corruzione, falso in bilancio e finanziamento illecito» nel caso Enimont. Parola del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, nonché della Cassazione, che l’hanno condannato prima a 2 anni e poi a 1 anno e 4 mesi (grazie allo sconto del rito abbreviato) di carcere. Ciarrapico Giuseppe (PDL): è stato condannato a 3 anni definitivi per il crack da 70 miliardi della Casina Valadier (ricettazione fallimentare) e ad altri 4 e mezzo per il crack Ambrosiano (bancarotta fraudolenta). De Angelis Marcello (AN): condannato in via definitiva a 5 anni di carcere per banda armata e associazione sovversiva come dirigente e portavoce del gruppo neofascista Terza Posizione. Dell’Utri Marcello (FI): condannato definitivamente a Torino a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali nella gestione di Publitalia (reato per cui fu arrestato per 18 giorni nel maggio 1995 e poi patteggiò la pena in Cassazione). Farina Renato (FI): Farina patteggia una pena di 6 mesi di reclusione per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar, l’imam egiziano rifugiato in Italia, sequestrato a Milano il 17 febbraio 2003 dalla Cia con l’aiuto del Sismi, trasportato nella base americana di Aviano e di lì deportato in Egitto, dove fu torturato per sette mesi. La Malfa Giorgio (FI): condannato definitivamente a 6 mesi per il finanziamento illecito della maxitangente Enimont. Maroni Roberto (Lega Nord): condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano. Nania Domenico (AN): arrestato per 10 giorni e poi condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni personali legate ad attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra (fatti dell’ottobre ’69, sentenza emessa nel 1977 e divenuta definitiva nel 1980). Naro Giuseppe (UDC): condannato in primo grado a 3 anni e in Cassazione a 6 mesi definitivi di reclusione (erano 3 anni in primo grado) per abuso d’ufficio nel processo per l’acquisto con denaro pubblico di 462 ingrandimenti fotografici, alla modica cifra di 800 milioni di lire. Papania Antonio (PD): il 24 gennaio 2002 ha patteggiato davanti al gip di Palermo una pena di 2 mesi e 20 giorni di reclusione per abuso d’ufficio. Sciascia Salvatore (FI): condannato definitivamente a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto alcuni ufficiali e sottufficiali della Guardia di finanza. Tomassini Antonio (FI): medico chirurgo, è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni di reclusione per falso. Più ci si sposta a sinistra e meno delinquenti ci sono. E mi spiace proprio tanto che non ci siano più parlamentari della sinistra radicale per mostrare quanto la teoria sia più ragionata. Intendiamoci: la destra, questa destra perlomeno, è composta da delinquenti e aperta a delinquenti. Il PDL è un partito creato da Berlusconi, il delinquente per eccellenza di questo paese. Nel PD (l'attuale sinistra del parlamento...) non sono tutti santi. In questa lista ce ne sono due. Non so su quanti. So che qua di nomi ce ne sono tanti, troppi. Contateli: siamo sulla ventina. l'80% è sparso tra PDL e Lega. E voi pensate che eleggendo dei delinquenti le strade saranno più sicure? Semmai è vero il contrario. Comunque il punto è che la questione morale è insita in un partito. C'è chi ce l'ha e chi no. Io per conto mio posso dirne di tutti i colori agli attuali vertici di Rifondazione e della Sinistra (quella vera eh, non quella del pd) ma di una cosa posso stare certo: di delinquenti non c'è traccia. Di loschi affaristi non c'è traccia. Di speculatori non c'è traccia. Di pregiudicati non c'è traccia. E se mai ne dovesse spuntare fuori qualcuno (cosa possibilissima, le mele marce sono ovunque) sarei certo che una volta scoperto sarebbe subito cacciato a pedate, e non messo in lista per essere eletto come sembra tanto amare fare il pdl. Fanculo. Notizie dell'ultim'oraRoma - A seguito delle manifestazioni contro la controversa legge Gelmini, che prende il nome da una che passava di lì per caso ed è stata fatta Ministro dell'Istruzione, e all'occupazione delle aule delle università italiane, il governo è sceso in campo e ha dichiarato l'intenzione di aprire subito un dialogo con studenti e personale degli atenei affinchè venga trovato nel modo più pacifico un compromesso. A chi gridava al fascismo pochi giorni or sono per le manganellate distribuite gratuitamente durante le manifestazioni di piazza, Silvio Berlusconi, il nostro amato mini-presidente del consiglio, risponde con un provvedimento pacato e fin troppo buonista. "Non manderò le forze di polizia negli atenei," avrebbe dichiarato il piccolo paffutello "altrimenti rischierei di andar contro le libertà costituzionalmente riconosciute ai cittadini facendo piombare l'Italia in una nuova stagione di terrore. Ricordo ancora come negli anni 70 bastasse un gesto simile per far esplodere la rabbia degli studenti." Parole molto responsabili quindi quelle del nostro amato cavaliere che avrebbe anche aggiunto che provvederà di tasca propria a fornire i fondi (tagliati con il provvedimento Gelmini) agli atenei che lo richiederanno. Grazie a questo gesto altruistico, Berlusconi si è guadagnato immediatamente la simpatia persino dei più beceri comunistelli che tutti insieme hanno ringraziato il benefattore nazionale accendendo un cero in suo onore. L'Iran si fa sempre più vicino. Ex Drummer-Koen Mortier (2008) Si torna a parlare di cinema dopo lungo tempo, spinti da un attimo d itempo libero e dalla voglia di stendere due righe su tale Ex drummer, film da lasciare a bocca aperto tanto è spregevole, visionario, violento e iconico. Iconico di che, direte voi? Della no wave rispondo io, e se non mi capite pazienza, perchè sono ben conscio della profonda ignoranza che impera l'Italia in campo musicale. Tanto è vero che la prima recensione decente trovata del film in questione parla di un film che piacerà agli "amanti del punk-rock". Stronzate ovviamente, qui di punk-rock (ma che è? Nirvana?) non c'è un cazzo di niente. C'è piuttosto un film ideale per il movimento no wave più becero e rozzo mai esistito. Non quello dei fighetti accademici che si divertivano a fare i bohémiens della new york degradata ma quella della gente davvero stronza, squallida, disadattata, opportunista e inopportuna che quando vedete per caso per strada girate la testa e credete ad un'allucinazione. Quelli che attaccano briga senza motivo e magari ammazzano di botte senza rendersene conto, che sporcano di sangue i pavimenti fregandosene di pulire, che sputano e bestemmiano con lo stesso ritmo del respiro e che di fatto vivono secondo tutto quello ceh può essere considerata la convenzione del mondo borghese. Ecco quindi che il film è una galleria di morte, sangue, impudicizia, violenza, stupri, calvizie, sesso triviale omosessuale e plurimo, cazzi enormi, cazzi piccoli, scene di sesso ben visibili, e via dicendo. Ma Ex Drummer non è solo questo: è anche musica, che non ha certo una parte secondaria. Metal, punk-core, no wave, new wave grezzissima, industrial, festival punk zozzi e truculenti con canzoni in grado di spaccare il culo. E sprazzi di cover di Mongoloid che sono una goduria. E la regia... qualcuno ha parlato di nuovo Trainspotting ma si è sbagliato di grosso. Qui siamo quindici anni avanti cronologicamente ma almeno 50 anni luce avanti per tutto, a cominciare dai dialoghi fino ai personaggi surreali, passando per scelte registiche da far impazzire di gioia tanto sono ben riuscite: come la capacità di uscire dal frastuono di uno scontro incrociando musiche leggere con scene di lotta fisica. Oppure come quella telecamera sempre un pò disturbata, a volte alla rovescia, a volte in diagonale, a lasciare scorci di visione (buon vecchio Tarantino...) o a farlo partecipare attivamente con scene in cui il movimento è tale da non capirci niente. E poi i primi 5 minuti. faccio fatica a ricordare un incipit di film così incantevole, "indie" e potente. Forse Natural born killers aveva un impatto simile. Che poi non si può tirar fuori il messaggio principe di tutta la bambagia: il fatto che nonostante tutto questo mondo di depravazione sta bene con sè stesso, magari non è perfetto certo, e i suoi casini ce li ha, ma ha talento e sa come vivere alla giornata. Un equilibrio che viene sconvolto dall'ingresso del giovine borghese sicuro di sè che riesce a imporre la sua figura su tutto il resto. E riesce a sconvolgere e portare all'autodistruzione un equilibrio precario e fragile. E la cosa più irritante è che lo fa per trovare ispirazione al suo lavoro di scrittore. E forse lo fa per divertimento. O magari anche solo per calarsi nella parte. E potrà vendere il suo libro scritto con il sangue della lurida plebaglia. La cosa più entusiasmante di tutto ciò è che Mortier neanche per un momento inserisce elementi moralistici. Ti lascia tutto nudo e crudo e tenta di sfinirti, di spaventarti, o di eccitarti. Francamente io sono rimasto incazzato. E non penso di aver ancora ben capito con chi di preciso. 10/19/2008 Proposta al governo Ho molto apprezzato il recente incontro-scontro con l'UE per la questione del 20-20-20 e in particolare la posizione del governo che ha fatto notare come le richieste europee di incentivare la produzione energetica rinnovabile e ridurre l'inquinamento atmosferico siano totalmente insensate. C'è una crisi economica da affrontare e loro pensano a salvare l'ambiente. Che roba da matti. Al limite si può pensare di piantare qualche pianticella di marijuana nelle varie locations delle borse europee così da incentivare un pò di verde e al contempo provvedere a un graduale rilassamento dei brokers. Altrimenti sbattiamocene i coglioni tanto gli USA se ne fottono del protocollo di Kyoto e poco importa ceh Obama voglia investire miliardi di dollari in rinnovabile. Quello è un negro di cui non ci si può fidare. Piuttosto pensiamo a produrre energia col nucleare, quello sì un buon investimento ora che tutti gli altri polli d'europa stanno chiudendo le varie centrali. Avete idea di quanto scenderà il prezzo dell'uranio una volta che non ci sarà più concorrenza? E fanculo sti pannelli solari e impianti eolici che deturpano il nostro bell'ambiente nordico e costano uno sproposito. Noi i soldi non ce li abbiamo! Dobbiamo addirittura tagliare (mh, pardon riformare) la scuola in maniera da spendere meno. E non penserete che non facciamo una cosa del genere se non potessimo evitare altre alternative. Come dite? Tagliare gli stipendi dei parlamentari? Ma avete idea di quanto si sbattano i parlamentari in questo periodo? Tutti lì in seduta permanente a cercare di eleggere un giudice costituzionale competentissimo come il dott. Pecorella, che qualche insulso comunista rifiuta per il semplice fatto di essere stato un avvocato di berlusconi e di avere un processo riguardante qualcosa col nazismo. Che poi comunque sarà prescritto come vada vada. Dov'è il problema ad avere un giudice costituzionale prescritto? Lo sanno tutti che prescritto vuol dire assolto no? Cosa crede che Andreotti e Berlusconi sarebbero ancora dove sono se prescritto non fosse sinonimo di assolto? E comunque dicevo che di soldi non ce n'è. Come dite? Le banche? Gli interventi pubblici? Eh vabbè signori miei ma non potevamo mica permettere che il sistema andasse in frantumi. Avreste forse qualche alternativa al capitalismo? No, esatto. Eh? Decrescita socialista? Ma che dice quello, l'è matt? |
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