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日志


2008/10/15

Non c'è più tempo

per nulla, oserei dire. E infatti sono riuscito a crearmi nuovi impegni come scrivere di cinema per il giornalino (fortunatamente aspirante mensile e ovviamente di sinistra) della mia università. Come dire non c'è mai termine al cazzeggio. Nel frattempo ho pensato di sprecare qualche minuto della mia già affollatissima vita per aggiornare questo disgraziato blog con una serie di riflessioni di vita:
-Sfida senza regole è un film che vale davvero la pena di vedere. Grandi De Niro e Pacino. Ma che novità direte voi.
-In compenso il terzo episodio della Mummia è ancora peggio della puttanata che si credeva di trovare. Film così andrebbero bruciati a prescindere all'inferno.
-La cognizione del dolore di Gadda è un libro presuntuoso e scritto male. Anzi no non è presuntuoso, è solo scritto male. Non si riesce a star dietro alla trama. Ora ho capito da chi ha preso Benni per scrivere certi suoi inizi di libri così ermetici.
-In compenso sto rivalutando Pavese che dopo il mediocre La luna e il falò mi sta allietendo con il più che discreto Il diavolo sulle colline, leggero e friabile. Sì come il cracker che ho mangiato ieri.
-Incomincio a odiare in maniera inconcepibile la folla milanese. Colpa di quella massa di stronzi che popola la mia università. E un (post-)comunista che odia le folle è un pò anomalo mi sa.
-In compenso oggi ho conosciuto un pò di gente di sinistra che mi sembran bravi ragassuoli. Gente che tra l'altro ha convocato Travaglio a testimoniare sul degrado italiota a fine ottobre (mi pare il 29). Non venite a sentirlo però che l'aula che il rettore-stronzo ha concesso è piccola. E allora che ve lo dico a fare? Boh!
-Italia-Montenegro 2-1. Bella partita di merda. Mi sto seriamente stancando del calcio.
-Il capitalismo è in ripresa. Cristo sarà meglio che mi cerco un lavoro.
-Un bacione alla mia cicci che forse mi legge e forse no. :)))
-Il solito sentito fanculo alla classe politica italiana e a chi infanga il nome di questo paese. E sono tanti purtroppo. Ma verrà il giorno della riscossa.
O forse no.
O forse sì.
Mah...
2008/10/12

Di ritorno da Roma

Ed è stato un successo! Si aveva paura venisse una cifra ridicola sulle 20-30 mila persone (e tali sono rimaste secondo la questura, ma vabbè) mentre invece ne sono arrivate centinaia di migliaia a invadere pacificamente Roma. Nonostante il silenzio dei media a riguardo. E nonostante non sia stato dato il giusto riguardo a una manifestazione davvero imponente io posso dire che c'ero, che è stata una cosa meravigliosa che mi ha dato carica e ora non resta che tornare a impegnarsi sul campo attivamente. Sempre e comunque. In ogni caso un paio di filmati qua sotto: il primo giusto per far capire quanto ancora una volta l'informazione sia riuscita a tenere nascosto l'evento (o a minimizzarlo).

  il secondo invece è un piccolo caleidoscopio di immagini di quello che è stata la manifestazione. MI spiace solo che nessuno abbia avuto l'idea di salire sul colosseo per riprendere bene tutto il serpentone e farne capire la consistenza. magari cmq spunterà fuori un filmato simile, terremo d'occhio youtube a riguardo.
  soprattutto questo qua sotto guardatelo soprattutto per i primi 30 secondi con questi baldi vecchietti davvero adorabili :)))
 
2008/10/9

Il governo dei fortunelli

Aò sarà un caso ma ci stavo pensando stasera:
2001-Berlusconi vince le elezioni, qualche mese dopo l'attentato dell'11 settembre e il crollo dell'economia globale
2008-Berlusconi vince le elezioni, qualche mese dopo la peggiore crisi del capitalismo dai tempi del 1929.
Cioè ora non voglio dire che sia colpa di Berlusconi eh, però io i coglioni me li tocco.

Cmq umorismo a parte vorrei chiedere a voi, numerosi lettori, se sapete per caso dirmi chi è stato l'infingardo che ha tentato di inserire di soppiatto una clausola che salvasse i manager delle aziende a picco?
No perchè nonostante questa clausola fosse presente nell'ultimo pacchetto economico varato dal governo per affrontare la crisi (e sia stato ritirato solo dopo la sua segnalazione da parte dell'opposizione) sembra che oggi nella maggioranza tutti smentissero di essere a conoscenza di tale decretino. Non lo sapeva Berlusconi, non lo sapeva Tremonti (che ha addirittura minacciato di dimettersi uao!), non lo sapeva la maggioranza che ha minacciato di non votare il pacchetto, insomma non lo sapeva nessuno lassù tra i piani alti. Ma allora chi è che l'ha infilato nel pacchetto?
Babbo Natale? O Forse qualche comunista infingardo nascostosi in qualche sgabuzzino di Montecitorio?
No perchè la cosa buffa è che i tg non dicono chi sia stato l'infame che ha pensato, scritto e piazzato quella clausola nel decreto. Non lo fanno, no, proprio no. Piuttosto si affannano a far parlare la maggioranza che loro sono contrarissimi a tale clausola. E sembra quasi che sia stata messa lì dall'opposizione.
Mah, i misteri della politica...
State attenti gente, dubitate di tutto e di tutti!

Ah come dice il logo qua sopra sabato c'è una manifestazione importante a Roma. Io ci sarò. Brrr che paura

L'allenatore nel pallone 2

Cristo santo uno dopo aver fatto 4 ore di lezione, 35 minuti per fare la tessera dei mezzi, 4 ore di treno, letto 30 pagine di Gadda, studiato 50 pagine sulle riviste italiane del fascismo ed essersi ascoltato almeno 4-5 dischi molto attentamente ha anche il diritto di arrivare a fine serata che vuole guardarsi un film leggero, così giusto per sciogliere la tensione e staccare la spina per un paio d'ore.
E allora ci sta che ammaliato da una delle trashate più belle della propria infanzia come era L'allenatore nel pallone si dica "vabbè dai vediamo com'è venuto sto sequel che qualche mese fa han fatto due palle così con sta cosa".
E invece poi capisci che tutto quel tam tam mediatico, tutti quei sorrisi del circo calcistico erano stati solo tanti bei gesti di autocompiacimento, per il fatto di essere finiti tutti su una pellicola, immortalati per i posteri, cui non lasceremo solo le macerie di un capitalismo ormai sfatto ma pure i terribili occhialazzi insensati di Mughini. E' vero che almeno potranno godere del balconcino di ilaria D'Amico però insomma si dice che una rondine non fa primavera.
E poi capisco come forse Lino Banfi deve avere qualche strana malattia che gli faccia avere un piede più in là che di qua. O questo almeno è quanto pare pensi il circo mediatico italiano (ma un pò tutti diciamocelo). Altrimenti non si spiega il fatto che tutti gli abbiano fatto i complimenti, che sia stato invitato a mille puntate, mille stronzate, mille rompimenti di coglioni e dialoghi noiosi pure più del film.
E vabbè tutto questo per dire che il film è anche peggio di quanto ci si aspettasse. Per non dire scontato. Per non dire orribile. Per non dire irreale. Per non dire di bassa lega. O di serie B (se mi permettete la battuta appropriata).
E vabbè d'altronde non mi aspettavo chissà chè certo. Ma cotanto squallore proprio facevo fatica a immaginarlo.
Vabbè.
Consiglio cmq a tutti di vedere quel grande capolavoro che fu il primo film, una frenesia orgiastica latineggiante e trash come raramente il nostro cinema è riuscito a fare. Una di quelle commedie popolari genuine e ritmate al punto giusto, capaci di penetrare nel profondo la mentalità del popolo e di catturarne indelebilmente un carattere oserei dire genetico.

     
2008/10/5

Dubitate di ogni verità data per assoluta!

Dubitate di tutto e di tutti. Tanto più dei mezzi di informazione ormai quasi interamente in mano a quel delinquente facinoroso del nostro presidente del consiglio. Questa l'ennesima dimostrazione di come si possa creare la paura e l'ansia per la sicurezza creando letteralmente casi dal nulla, o amplificandone al massimo la portata fino a trasformare in travi nell'occhio delle leggere pagliuzze. Preso dal blog di Travaglio che a sua volta si rifà all'opera del giornalista Enzo Cappucci.
Mi limito al solito copia-incolla e invito tutti a guardare il filmato o quantomeno leggere il testo. Vale davvero la pena per rendersi conto che non basta neanche cercare di riflettere con la propria testa sugli eventi di discussione se tali eventi vengono creati ad arte e scelti con cura da qualcuno lassù in alto. A voi il tutto:

     
Un sondaggio commissionato su 2 mila persone dall’Ordine dei giornalisti Lombardia rivela che gl’italiani hanno un’immagine pessima (32%) o cattiva (23%) dei giornalisti. Ma va? Il 31 agosto, prima giornata di campionato, tg e giornali annunciarono che un’orda di ultras napoletani in partenza per Roma avevano assaltato l’Intercity “Modigliani” Napoli-Torino devastandolo, malmenando i controllori e sequestrando decine di passeggeri terrorizzati. Unica fonte della presunta notizia: un comunicato di Trenitalia che parlava di “treno interamente vandalizzato, danni ingenti a 11 carrozze, azionato più volte il freno d’emergenza, prima stima dei danni circa 500 mila euro”. Meglio del Vangelo. Tg1: “Intercity per Roma, a bordo solo ultras: danni per 500 mila euro”. Tg2: “Caos alle stazioni di Napoli e Roma: i tifosi partenopei assaltano treno”. Tg3: “Tifosi del Napoli padroni del treno, inferno nella stazione di Napoli, 300 passeggeri in ostaggio, devastate le stazioni”. Studio Aperto: “Guerriglia, panico tra i passeggeri cacciati dal treno, 4 ferrovieri feriti”. Corriere della sera: “Assalto ultrà ai treni: danni e caos”. La Repubblica: “Assalto ultrà al treno, passeggeri cacciati dai tifosi”. Il Mattino: “Napoli, assalto ultrà al treno”. La Stampa: “Gli ultras distruggono il treno”. L’Unità: “Il treno della paura: Intercity in ostaggio dei tifosi napoletani”. Il Giornale: “Ultrà napoletani ‘rubano’ il treno: c’è la partita, cacciati i passeggeri” (segue commento: “Gomorra pallonara”). Qualcuno parla addirittura di “bombe carta” esplose all’arrivo alla stazione Termini. Poi governo e Polizia, sommersi dalle critiche per non aver saputo prevenire un evento piuttosto prevedibile, buttano lì che gli ultras erano camorristi travestiti e dediti al “terrorismo”. Altri titoloni a fotocopia: “200 pregiudicati sul treno degli ultras”. “Non ultras, ma camorristi e terroristi”. “Che fanno i giudici?”. “Tolleranza zero”.”Certezza della pena”. Il presidente della Lega Calcio Antonio Matarrese propone di arrestarne qualche migliaio e recluderli direttamente negli stadi, come faceva il buon Pinochet. Che ne è di quel po’ po’ di casino a un mese di distanza? L’ha spiegato l’altra sera, in un’illuminante inchiesta dal titolo “La bufala campana”, l’inviato di Rainews24 Enzo Cappucci sulla scorta delle conclusioni del pm che segue il caso, Antonello Ardituro. Tanto rumore per nulla. Nessun arresto, nessuna devastazione. Solo alcuni episodi di danneggiamento. Nessuna bomba carta, al massimo qualche petardo e bengala. Delle lesioni ai controllori, per ora, nessuna traccia: Rainews ha chiesto invano i referti medici. Delle 11 carrozze “vandalizzate”, Trenitalia ne ha messe a disposizione degl’inquirenti solo 4: le altre continuano tranquillamente a viaggiare. E i “danni per 500 mila euro”? Nemmeno l’ombra. Digos e Carabinieri parlano di 80 tendine danneggiate, qualche sedile tagliato, due vetri rotti e un water divelto (ma che abbiano fatto tutto gli ultras è da provare, viste le condizioni in cui versano i treni anche senza ultras): roba da qualche migliaio di euro, non di più. E gli “assalti alle due stazioni?”. Altra bufala: normali immagini di ordinaria tifoseria domenicale. Rainews mostra le sequenze dei tifosi veronesi che lasciano Napoli un paio d’anni fa, insultando poliziotti e napoletani nella solita nuvola di fumogeni (allora, però, sui giornali non uscì nemmeno un trafiletto). Cappucci intervista alcuni testimoni oculari. Tommaso Delli Paoli, segretario generale del sindacato di polizia Silp-Cgil: “Gli ultras non sono angioletti, ma non è accaduto niente di quel che si è voluto raccontare. Normali tensioni tra gli ultras con biglietti e documenti, che volevano raggiungere lo stadio di Roma, e i responsabili di Trenitalia che han bloccato il treno prima in stazione e poi di nuovo in aperta campagna. Non credo che abbiano tirato il freno d’emergenza, avevano fretta di arrivare a Roma. Pare che il treno mostrato in tv non fosse quello vero”. Violenze sul personale, sugli agenti e sui passeggeri? Due giornalisti sportivi austriaci, anch’essi sul treno incriminato, non han visto “nessuna violenza o scontro. Devastazioni? No, il treno era troppo pieno perché qualcuno potesse muoversi. L’unica paura è stata quella di perderci la partita, visto che il treno non partiva”. E la camorra? E il terrorismo? Qualche decina di pregiudicati c’erano: meno comunque di quelli presenti in Parlamento. Magari finirà con Trenitalia che ringrazia gli ultras: i loro cori potrebbero aver messo in fuga le zecche e i pidocchi.
2008/10/2

Baricco regista?

Questa me l'era persa, per fortuna la fida Lorenza ha provveduto a ragguardarmi sul fatto che Alessandro baricco, scrittore incredibilmente presuntuoso, pur sontuoso, si è messo dietro la camera da presa e ha realizzato il suo esordio alla regia cinematografica con Lezione 21, film sulla nona sinfonia di Beethoven. Tanto per far capire che non sembra un filmetto così sfigato e nerd postiamo il trailer:
 
e per il resto niente, magari guardatelo dopo aver visto iron man, che mi sono davvero goduto ieri sera: frizzante, realistico, energico, brillante, umoristico e neanche così esagerato come si potrebbe pensare quando si affronta un film-trasposizione-fumetto. Curioso che il combattimento finale mi abbia ricordato un pò qualcosa di Transformers (film di livello decisamente inferiore quest'ultimo in confronto eh).
2008/9/30

Sempre più freddo

Eh si, i maglioni sembranon non bastare più e si è passati alle coperte. Il problema è che i piedi restano sempre fuori e paiono due ghiaccioli.
Si barcolla tra film-capolavori di vecchia data (si bazzica quel poco che non si è visto di Scorsese, Stone e compagnia bella) oltre a film-fetusi di leggerezza esagerata (La leggenda degli uomini straordinari, bof) e si legge qualche libro (il sempliciotto ma incantevole "il gabbiano Johnathan Livingstone", un saggio di Baricco sulla globalizzazione completamente cannato, semi-profezie poco convincenti di un socialdemocratico come Ruffolo che prendono il nome di "il capitalismo ha i secoli contati"). E si studia certo. Sempre e comunque. E si ammira quasi sbigottiti al crollo delle borse e con esse del capitalismo finanziario della nostra epoca (marò che disastro, chissà che qualcuno non torni a parlare di socialismo ora? mah dubito).
E c'è poco tempo per scrivere, nonostante si abbia molto tempo per far nulla. Ma cosa credete io sono un uomo impegnato! Oggi ho fatto tre lavatrici e cazzo ora che ci penso mi sono dimenticato di stendere la roba dell'ultima. Dio cristo ma dimmi te se mi tocca fare cose del genere all'una e mezza di notte...

2008/9/25

Olè

Lieta e sonora si annuncia la fine
della giornata
e mesto tornato ad aosta cerco il fine
di sì tremenda menata
onde per cui mi viene in mente
rientrando nella dolce e fredda casata
che forse Berlusconi è un gran demente

E vabbè scontato il finale me ne rendo conto, però voci di corridoio dicevano che non parlavo male di berlusconi da troppo tempo, e per non essere troppo banale ci ho buttato già 2 rime in 5 minuti per insultarlo in maniera poetica. Olè.
2008/9/23

Le nuove da questo meraviglioso mondo giudiziario

nota: prima guardare il filmato poi leggere le considerazioni del sottoscritto
  Che dire... Francamente non avevo collegato la questione dell'avvocatessa d'ufficio con l'assenza così forzata dei due parlamentari. O meglio diciamo le cose per bene: sapendo che berlusconi ormai era al sicuro da tale processo quando ho saputo della notizia della ragazzina avvocatessa del boss ho creduto che ghedini e company semplicemente se ne sbattessero i coglioni del processo, visto che ormai il loro cliente era al sicuro. E a leggere i giornali e sentire i tg sembrava chiaro che cmq entrambi avessero impegni parlamentari seri (ricordo di aver letto che ghedini dovesse spiegare la legge sulle intercettazioni all'opposizione). E invece come al solito cadono gli altarini, e travaglio ti spiega perfettamente il vero motivo della messinscena orchestrata dagli avvocatucoli. E ti rendi conto di come in effetti quella notizia della giovane avvocatessa sia stata creata ad arte per nascondere l'imbarazzante verità, gigantesca e fastidiosa come un elefante che si scrolli nel vostro soggiorno. E ti ricordi dell'omertà dell'informazione italiana, ormai asservita per lo più, e rassegnata per l'altro meno, a tacere, chè ormai berlusconi non fa più notizia, non fa più notizia il fatto che sia un delinquente e che in ambito di sicurezza il primo che bisognerebbe sbattere in carcere sarebbe lui. Il popolo italiano si è fatto infinocchiare alla grande, per l'ennesima volta. Anche se poi ho la sensazione che molti queste cose le sappiano ma se ne sbattano i coglioni. Perchè in fondo berlusconi fa comodo. Nel frattempo continuo ad invitare a seguire il blog di travaglio che rimane una delle poche fonti di informazione davvero valide per la politica italiana.
2008/9/21

Burn after reading-Joel & Ethan Coen (2008)

Al di là della traduzione italiana del titolo originale (A prova di spia) che solo a sentirlo sembrava si trattasse di un nuovo film per bambini con Banderas e mocciosi superattrezzati (gli spykids se non erro) si può dire che il confronto con Non è un paese per vecchi è quanto meno imbarazzante per i fratelli registi americani. E vabbè direte, voi, grazie al cazzo, quello era un capolavoro che ha vinto fior di oscar e è sembrato indicare nuove strade al cinema in generale oltre che a una combinatio di generi (il western, i film d'azione, psicologico, drammatico) squisitamente post-moderna.
Va bene, dirò io, ve ne dò atto: pensare che i Coen se ne sarebbero usciti con un altro capolavoro del genere nel giro di neanche un anno era quantomeno improbabile. Era però difficile allo stesso tempo pensare che se ne potessero uscire con un film così poco riuscito come raramente gli era accaduto nella loro carriera. E lo fanno confermando la tendenza a perdere colpi in un campo (la commedia) in cui hanno sempre troneggiato. Che il loro capolavoro indiscusso nel genere sia il grande Lebowski è una cosa nota e stranota, tanto che quel film l'hanno visto anche i sassi con gusto. L'uomo che non c'era e Prima ti sposo e poi ti rovino erano ancora due ottimi film, sebbene di calibro inferiore, che mantenevano una brillantezza e una facilità narrativa sfavillanti. Ladykillers però mi sembrava già un passo indietro cospicuo, quanto meno non del tutto convincente, forse per quel Tom Hanks e quel suo personaggio davvero bizzarro che almeno al sottoscritto non è sembrato molto riuscito.
Burn after reading mi sembra quanto meno allineato con Ladykillers come valore, il che, l'ho già detto non è propriamente una cosa positiva. In particolar modo, nonostante sia stato presentato come un film commedia-demenziale (perlomeno dal trailer questo evincevo) ci si trova di fronte a quella che molti chiamano black comedy ma che a me pare nient'altro che un film grottesco (inteso come genere beninteso). Grottesco con spunti di commedia certo, ma è quasi sempre un riso amaro, a denti stretti, dovuto al novanta per cento delle volte da un brad pitt sorprendente nella sua parte di "pirla primordiale" e che si rivela la vera sorpresa del lotto.
Il resto è una serie di nevrosi, sotterfugi, meschinità e reati che mostrano un mondo inquietante, grottesco per l'appunto, in cui nessuno si salva moralmente, quasi un percorso di formazione alla rovescia, dove propositi meschini e futili non vengono svelati come tali ma riescono ad ottenere la propria realizzazione incuranti di una scia fatta di orrori etici e stragi fisiche.
Insomma da un certo punto di vista i Coen sembrano fare apposta a far vincere la meschinità, e questo non può che indispettire un pò lo spettatore, ma non più di come potesse farlo la morte del cowboy "buono" in Non è un paese per vecchi.
Il problema grosso è che questo film manca di ritmo narrativo, non riesce a misurare bene le parti e sfugge spesso di mano al duo regista. Soprattutto il primo tempo non è convincente e appare alquanto sterile, con pause troppo lunghe tra i vari episodi singoli (per dire a un certo punto ci si chiede se Malkovich spunterà mai di nuovo fuori) o stagnanti dialoghi privi di mordente. E poi tutta quell'isteria che si respira per tutto il film, a partire dalla bionda protagonista per cui non si riesce a provare una tremenda ira, fino allo stesso Malkovich sempre pronto a rompere i timpani con le sue sfuriate. Ogni personaggio ha in sè tratti irritanti, con l'eccezione forse del belloccio Clooney, al solito nella parte del piacione sexy sempre pronto a ficcartelo nel didietro.
Fermo restando quindi che ogni film dei Coen è comunque un evento che merita attenta visione e analisi, questo film non lo consiglio quanto meno da vedere al cinema (aspettatelo sul mulo piuttosto). Forse la delusione sarebbe troppo forte per i fan. Se invece siete dei fan sfegatati del grottesco e di autori alla Ferreri magari fateci un salto. Ma poi non venite a lamentarvi dal sottoscritto se non siete rimasti soddisfatti.
2008/9/19

Tò!

ho notato che con la recensione del bruttissimo disco dei Cog sono arrivato a quota 150 "scritti" musicali per il sito www.storiadellamusica.it
Che dire, un bel traguardo. Due anni fa non l'avrei certo potuto immaginare.

E' saltato l'accordo di Alitalia!

Oddio la compagnia sta andando verso il fallimento!
Vorrà dire che prenderemo il treno.
(questa me la preparavo da giorni)
2008/9/17

Riflessioni sui concetti di libertà e democrazia (part 1)

Ovviamente so benissimo che a leggere questo post saranno se va bene 2 persone visto l'argomento così leggero e la lunghezza così limitata. D'altronde questo è il secondo passettino per il manifesto politico-ideologico su cui stiamo lavorando. E si passa anche per questioni filosofiche come queste. Onde per cui chi ha voglia di confutarmi si faccia avanti, legga e obietti. Il silenzio degli altri potrà venire usato contro di loro tra 40 anni quando sarò dittatore del mondo. Buona lettura. (la seconda parte si spera di farla per il weekend)



La libertà è la possibilità per un individuo di fare tutto ciò che non sia lesivo per altri.

 

E’ un principio in fondo talmente semplice che ci si chiede il motivo per cui sia stato seguito così poco nel corso della storia dell’uomo. D’altronde questa sopra è un’affermazione relativamente recente che deve la sua formulazione alla cultura illuminista e al periodo delle grandi rivoluzioni di fine ‘700. Eppure da allora ad oggi è diventato un’utopia il solo pensiero di poter raggruppare in un concetto chiaro e definitivo la nozione di libertà. Ciò trova le sue ragioni nel fatto che i vari sistemi dominanti del pensiero contemporaneo (siano essi progressisti o conservatori) sono sempre stati schiavi di un’ideologia, fosse essa politica (il comunismo “reale”), economica (il liberismo capitalista) o religiosa (probabilmente la più antica e ancor oggi godevole di ampio successo come testimoniano i vari terrorismi di matrice islamica). A loro modo degli occhiali speciali con cui filtrare accuratamente la realtà secondo la propria ottica.

 

La libertà è stata quindi strumentalizzata dai governi e dalle ideologie e ridefinita accuratamente in modo da assumere caratteristiche ben precise. Per intenderci, Lenin avrebbe detto che l’uomo sovietico era libero dalla schiavitù del mercato capitalista e il fatto di non avere libertà di espressione politica in libere elezioni non era importante dato che quella era una libertà borghese che era stata superata con la rivoluzione socialista da susseguenti processi come l’instaurazione della dittatura del proletariato, il superamento delle classi, ecc.

Una simile concezione è invece impensabile per l’americano medio che vede la propria libertà politica un fattore ineludibile nel contesto della miglior forma di governo da lui concepita: la democrazia rappresentativa. Senza contare il problema della libertà economica, ossia della possibilità di avviare qualsiasi attività commerciale, di ottenere maggiori profitti di altre persone e in generale di poter agire senza ostacolo alcuno nel perguimento dei propri obiettivi economici e finanziari.

Il fondamentalismo religioso può vedere invece la libertà di un individuo strettamente vincolata dal rispetto delle leggi sacre di Dio. Così hanno predicato per secoli i cristiani e così oggi tali argomenti sono la base per governi come quello attuato dai Talebani in Afghanistan.

Tante sono le libertà che sono state pensate e definite del corso dei secoli: di pensiero, di stampa, religiosa, di commercio, giuridica, ecc. Eppure mai si è arrivati ad una definizione univoca di tale concetto. Sebbene dato per scontato è importante ricordare come oggi sia difficile per l’Occidente ridefinire il proprio concetto di libertà e confrontarlo con altri popoli senza esprimere scetticismo o peggio denigrazione.

 

Marquez diceva che il peggior difetto dell’Occidente è la sua presunzione di avere il sistema politico (e quindi in un certo senso libertario) perfetto e di non poter concepire altro sistema diverso dal proprio. Eppure l’Occidente, che si ritiene il maggior tutore della libertà nel mondo, dovrebbe spiegare perché, nel momento in cui un popolo lo desideri e lo stabilisca con libere elezioni, non si dovrebbe poter creare una formula politica diversa da quella democratica. In parole semplici dovrebbe spiegare perché è così restio ad accettare che un popolo che scelga di non essere governato da una democrazia, ma da una qualche forma di dittatura, non possa farlo.

Quali giustificazioni può arrecare un democratico a ciò? La prima, più scontata, che viene in mente è quella che il democratico, rispolverando la formuletta “La libertà è la possibilità per un individuo di fare tutto ciò che non sia lesivo per altri.” possa affermare che in un regime non democratico verrebbe automaticamente lesa una parte della società o quantomeno un gruppo di individui più o meno ampio. Ma questa è un’affermazione indimostrabile a priori dato che una dittatura può agire per il bene comune piuttosto che per interessi particolari. Nell’antica Grecia non era uno scandalo che vi fossero dei tiranni che concentravano nelle proprie mani il potere per attuare una serie di politiche ben viste dal popolo. Lo storico Tucidide considerò la tirannide uno dei fattori di sviluppo della Grecia arcaica e fece l'esempio di Policrate: il celebre tiranno di Samo favorì il commercio marittimo a quello agricolo proprio per andare contro gli interessi dell'aristocrazia, che controllava stabilmente il mercato dei campi, ed in tal modo rese indirettamente Samo una delle più grandi potenze navali della Grecia.

 

Attenzione però a scadere nel proposito opposto, ossia l’esaltazione acritica di un qualsiasi tipo di autoritarismo. Lungi da ciò l’obiettivo era solo di far riflettere sul fatto che non esiste un sistema politico ideale valido per ogni epoca e situazione. Non è mai esistito finora perlomeno. E la storia sembra proporre che non esisterà mai. Il sistema politico “preferibile” (o semplicemente “migliore”) per una determinata civiltà dipende da una quantità enorme di variabili che semplificando si possono ricondurre a cultura, economia, risorse disponibili, conoscenze scientifiche, rapporto demografico, dimensione sociale della popolazione, diplomazia e via dicendo. E’ per questo che non si può demonizzare la Roma imperiale che aveva abbandonato un tipo di repubblica inadatta a garantire una governabilità dei vasti territori controllati. Così come oggi sarebbe impossibile (almeno allo stadio tecnologico attuale) per lo stato moderno costituire un tipo di democrazia diretta sul modello di quella vigente nella Atene di Pericle e Clistene. Laddove una volta si trattava di riunire decine di migliaia di persone raccolte in un arco cittadino diventa oggi impensabile radunare milioni di persone sparse su un territorio enormemente più esteso. Non serve certo rispolverare le teorie di Rousseau per capire che un tipo di democrazia assoluta di questo tipo è possibile solo in piccole comunità cittadine di ristretti popolazione e territorio. L’Occidente non può certo negare allora che possa esistere un tipo di democrazia (e quindi di libertà politica) più avanzata di quella che offre attualmente. Eppure si comporta come se fosse il depositario assoluto della Verità e senza la minima titubanza la democrazia rappresentativa occidentale si permette di bollare negativamente qualsiasi tipo di soluzione politica che preveda soluzioni alternative a quella che incarna.

E sfiora il ridicolo quando si oppone alla cancellazione di sé stessa decisa eventualmente dallo stesso popolo, la cui maggioranza, per la logica stessa della democrazia, dovrebbe avere il potere (la libertà) di scegliere il proprio referente politico a rappresentarlo. Il quale paradossalmente può predicare anche la cessazione della democrazia.

 

Non sempre infatti le dittature nascono con un colpo di stato più o meno violento e impopolare. A volte nascono per volontà precisa del popolo. Come a Samo per l’appunto. Oppure come nella Germania di Hitler del 1933. Eppure se la democrazia vuole essere davvero coerente con sé stessa fino in fondo deve accettare anche questa logica che prevede la possibilità della sua stessa cancellazione. Se non lo facesse, paradossalmente diventerebbe una democrazia anti-democratica, incapace di rispettare il volere del popolo e quindi fallimentare nella sua logica libertaria più profonda. Non si può neanche portare a giustificazione il movente che il proprio rifiuto ad accettare un verdetto di questo tipo dipenda dal fatto che non si può permettere la perdita di un diritto basilare come quello del voto. Non lo si può accettare perché questa decisione è del popolo stesso. Si può dire che sia una decisione sbagliata, autolesionista, irragionevole, dettata da una condizione di emergenza, ma in fin dei conti resta sempre quello che è: il responso della democrazia. La storia insegna che tali responsi possono portare a conseguenze opportune e gradite o ad eventi catastrofici e sanguinosi. Ma questo non sta alla democrazia deciderlo.

 

Questo invece è ciò cui si è assistito troppe volte nel ventesimo secolo, a partire dalle discriminazioni subite dai movimenti comunisti in Occidente in tempo di guerra fredda, fino al sistematico rifiuto dei successi islamici in paesi come l’Algeria e la Turchia.

Certe democrazie sono poi caratterizzate dal rifiuto “per Costituzione” di certi partiti o movimenti politici: forse non è il caso di scomodare l’URSS e in generale il blocco orientale ma è curioso constatare come mentre in quei paesi era vietato creare un qualsiasi partito opposto al regime vigente (il divieto era quindi inteso soprattutto allo scopo di evitare il sorgere di forze anti-rivoluzionarie optanti per un modello radicalmente diverso dal socialismo reale) in un paese democratico come la Germania ovest fosse vietata la costituzione di un partito comunista (e quindi di un partito che prevedesse un modello radicalmente diverso da quello del sistema democratico e capitalista). Una situazione d’altronde che informalmente è ben presente anche negli USA, il modello per eccellenza della democrazia Occidentale. Questi divieti non vanno però solo in ottica anti-comunista: l’Italia è infatti una repubblica democratica fondata sull’antifascismo. Il che pregiudica ogni possibilità di ricreazione di un partito o movimento che preveda l’aggettivazione di “fascista”.

 

Arrivati a questo punto però occorre togliersi la maschera ed esprimere il mio personale punto di vista, prima di essere tacciato di totalitarista marxista-leninista. Posso dire quindi senza pudore che ritengo la democrazia autorizzata all’uso del potere coercitivo per la propria sopravvivenza.

Non posso però accettare che questa sia giudicata una procedura normale che rientri nelle regole del “regime perfetto”. Un tipo di democrazia di questo tipo infatti non è altro che un regime che consente un certo grado di libertà politiche senza consentire un’assoluta e indefinita capacità di scelta. Si può dire quindi che in un certo senso anche la democrazia in cui viviamo ha un qualcosa di autoritario, non solo per la struttura ideologica-morale che l’accompagna ma anche e soprattutto per l’incapacità politica di accettare sistemi diversi da sé stessa, ricorrendo nel caso all’uso della forza. Questo tipo di democrazia pur garantendo una certa scelta pluralista non sempre è consenziente a rispettare le volontà più estreme uscite dalle urne, e per questo è un sistema spesso tendente all’ipocrisia, alla corruzione morale e al dispotismo ideologico e fisico.

 

Ben consci dei grossi limiti del sistema democratico attuale non si può però fare altro che accettarne il modello, in quanto l’unico che permetta (alle attuali condizioni storiche, culturali, ambientali, tecnologiche, ecc.) una certa rappresentenza e libertà politica alla maggioranza dei cittadini di un paese. E assurgendo la libertà politica individuale come superiore al volere del cittadino (sembra paradossale ma in un certo senso diventa necessario obbligare l’individuo alla libertà politica) si può giungere ad una soluzione di questo tipo: un sistema politico è autorizzato al potere coercitivo per la difesa del valore supremo posto da esso, il quale valore dipende dal tipo di ordinamento politico. Attenzione però: questo vorrebbe dire che i regimi comunisti erano autorizzati al partito unico e alla repressione politica per salvaguardare il proprio valore assoluto, l’uguaglianza (o il socialismo). Oppure che i Talebani erano autorizzati all’intolleranza religiosa e alla repressione violenta di ogni culto straniero.

Ovviamente tutto ciò non può essere accettabile.

Occorre allora integrare la soluzione sopra esposta con la definizione di libertà da cui siamo partiti (“La libertà è la possibilità per un individuo di fare tutto ciò che non sia lesivo per altri.”). La soluzione diventa: un sistema politico è autorizzato al potere coercitivo per la difesa del valore supremo posto da esso, (il quale dipende per l’appunto dal tipo di ordinamento politico) fermo restando che tale valore supremo non deve ledere la libertà dell’individuo, permettendogli di fare tutto ciò che non sia lesivo per altri.

2008/9/16

Della serie nun c'avemo voglia di scrivere

E sì che sono andato al cinema a vedere Hancock e potrei parlare di quello. Però ultimamente non c'è molta voglia di parlare di cinema. Quindi per riempire lo spazio con un post significativo faccio passaparola immettendo l'ultimo video di Travaglio sulla situazione politica nazionale. E' lungo lo so ma è una mezzora alla settimana per tenersi informati. Forse è il caso di non fare proprio le amebe nè!
 
2008/9/13

Hasta siempre la victoria Bolivia!

Non starò qui a tediarvi con l'ultimo definitivo trasloco più pulizia di quel vecchio, cencioso, quallido e decadente appartamento di merda di Milano che non rimpiangerò certo di lasciare.
Piuttosto vi faccio un bel copi e incolla di un articolo mooolto interessante sulla Bolivia, paese dove al momento è al potere Evo Morales, socialista di origine indios. Egli sta procedendo nel pieno rispetto della democrazia ad una via al socialismo. Come Salvador Allende in Cile nel 1970-73. E come allora gli USA ci stanno mettendo lo zampino per difendere i loro interessi nell'industria energetica del paese. Sono cose raccapriccianti.
L'articolo è tratto da un giornale indubbiamente schierato, ma potete stare certi che l'informazione che trovate qua (tutta rigorosametne vera e accertata) da qualche altra parte non la trovate se non in infimi trafiletti di 3 righe.
Ma bando alle ciance, vi invito a leggere queste righe rivelatrici:


Sta precipitando la crisi in Bolivia. Cominciano a fioccare cadaveri: nove morti in un giorno solo in scontri in strada. I cinque dipartimenti della mezzaluna orientale sono decisi a tentare la spallata contro il governo indigeno di Evo Morales. Chiedono autonomia, ma cercano la secessione. Vogliono tenersi i profitti del gas: da quando sono stati nazionalizzati i giacimenti questi soldi non rimangono più ai governatori ma servono a finanziare buoni economici per vecchi poveri. E soprattutto non vogliono rinunciare al latifondo, principale ricchezza delle elites bianche che hanno economicamente e politicamente in mano le regioni dell'oriente da decenni.
Gli scontri più duri sono scoppiati giovedì nel dipartimento di Pando, uno dei cinque (sui nove in cui è diviso il Paese) controllati dall'opposizione. Secondo fonti governative, confermate da testimoni, si è trattato di un'imboscata tesa da paramilitari a un gruppo di campesinos filogovernativi che stava andando a un'assemblea. Spari alle spalle dopo uno scontro a freddo in strada.
I morti sono tutti campesinos tranne due, un ingegnere e un consigliere oppositore che sembra facessero parte del gruppo degli assalitori. E' il primo grave scontro armato dopo una settimana di boicottaggi alle forniture di gas all'Argentina e al Brasile. La cintura industriale di San Paolo e buona parte dell'energia argentina dipendono dalle forniture boliviane: uno dei principali obiettivi dell'opposizione a Morales è complicare la vita al governo facendogli saltare i gasdotti. Nel fine settimana scorso ci sono riusciti: tagliato il gas all'Argentina (completamente) e ridotto del 55% il gas esportato in Brasile.
Morales è in una posizione di estrema difficoltà politica, nonostante sia stato confermato con il 70% dei voti alla presidenza in un referendum il mese scorso. Non può accettare il piano di scontro totale cercato dall'opposizione e, contemporaneamente, deve rispondere ai movimenti sociali e indigeni (soprattutto indigeni e minatori) sempre più insistenti nel chiedere «mano dura contro i fascisti dell'Oriente». La minaccia violenta gli arriva da destra, ma anche a sinistra non sta messo benissimo. I suoi lo votano, continuano a sostenerlo, ma l'appoggio non è gratis: non vogliono sentir parlare di dialogo con l'opposizione. A questo si deve il suo gesto di rottura con l'ambasciatore statunitense, invitato ad andarsene, subito ammorbidito da una dichiarazione ufficiale del governo in cui si spiega che «cacciare un ambasciatore non significa interrompere le relazioni diplomatiche». Dell'appoggio finanziario e politico dato dall'ambasciata statunitense a la Paz ai separatisti (per loro ammissione filonazisti) di Santa Cruz, il governo boliviano ha presentato prove. Ma nessuno ci fa caso. Più imbarazzo creano alla rappresentanza diplomatica nordamericana le inchieste giornalistiche che escono negli Usa sui suoi mille traffici.
Mesi fa un alto funzionario dell'ambasciata è stato richiamato di corsa a Washington dopo che un'inchiesta del giornalista messicano Luis Gomez, pubblicata negli Stati Uniti, provava inconfutabilmente l'ingaggio di studenti e borsisti nordamericani a la Paz da parte dell'ambasciata come spie a costo zero. Veniva chiesto ai borsisti di riportare nomi, frasi e tutto il materiale possibile, sulle attività di cittadini venezuelani e cubani presenti in Bolivia. Di infiltrarsi e di spiare, praticamente. Impossibile per l'ambasciata smentire: c'erano ore di interviste registrate con cittadini americani che denunciavano ogni fatto nei dettagli, con nomi e cognomi. Il funzionario è stato fatto sparire, ma l'iperattivismo dell'ambasciata continua. Sempre sulla scorta dell'esperienza diplomatica Usa in Kosovo (gli ultimi ambasciatori statunitensi a la Paz vengono da lì).
Molto più rumore della drammatica crisi boliviana fa all'estero la pirotecnica dichiarazione d'appoggio venezuelano a Morales. Il presidente Hugo Chàvez, in un atto pubblico, ha ordinato l'espulsione dell'ambasciatore statunitense a Caracas, Patrick Duddy, «in solidarietà con la Bolivia». In un crescendo dei suoi, ha detto che se qualcuno «butterà giù Morales o lo ucciderà» sarà come dare al Venezuela «luce verde per appoggiare qualsiasi movimento armato in Bolivia». «Se l'oligarchia e i cani da guardia degli ‘yanquis' faranno cadere un qualsiasi governo nostro - ha detto Chàvez - siamo pronti a operazioni di qualsiasi tipo per riaffermare il potere popolare».
La stessa cosa vale per Caracas, lascia intendere Chàvez che ha recentemente denunciato un piano in cui sarebbero coinvolti militari venezuelani in servizio ed alcuni ritirati per farlo fuori. Denunce del genere ne ha fatte spesso il governo venezuelano, spesso mostrando prove. Questa volta ha diffuso intercettazioni telefoniche come prova dei piani di militari antichavisti per prendersi il palazzo di Miraflores. Hanno l'appoggio «dell'amministrazione statunitense» ha urlato Chàvez in tv. Da lì al «vajanse al carajo yanquies de mierda!» il passo è stato brevissimo.

2008/9/12

Sulla prostituzione

E' buffo come ultimamente le cose sembrino scivolare via senza dibattiti, quasi in silenzio e sottocoperta. L'ultima del profumatissimo governo Berlusconi è l'introduzione di reato della prostituzione e sento a questo punto di non poter più cazzeggiare e di dover prender di petto la situazione. E allora diciamolo che questa è una legge profondamente maschilista, fino al midollo osseo. Forse starete strabuzzando gli occhi, forse starete pensando che è una grande mossa per eliminare il degrado dalle strade, forse starete pensando che la prostituzione è una cosa sbagliata, oppure semplicemente che è l'ennesima legge di merda di questo governo. Fondamentalmente mi accoderei all'ultima ipotesi ma vorrei spendere due paroline veloci per spiegare il mio punto di vista. Appurato che ovviamente questa legge non servirà ad eliminare la prostituzione nè quindi a indebolire la criminalità organizzata gli effetti saranno invece molto negativi: in tempi di carceri piene si rischia di avere migliaia (che dico... decine di migliaia! Dio solo sa quante zoccole ci sono in questo paese [che si fanno pagare beninteso, sennò la lista non finisce più]) di donne potenzialmente carcerate per un paio di settimane di vacanza forzata. E poi cosa facciamo caro Alfano? Ci mettiamo un microchip nella vagina a queste zoccole per controllare che non subiscano troppe penetrazioni da sconosciuti? Potrebbe essere un'idea geniale effettivamente.
Al di là di tutto quella che viene fatta passare per una legge che va incontro alle donne è in realtà una legge, lo dicevamo prima, profondamente maschilista. La donna infatti, viene ulteriormente privata di un suo diritto sacrosanto e fondamentale: fare del proprio corpo quello che vuole. Insomma voglio dire potrà una donna avere diritto ad affittare la propria vagina se lo vuole no? Non che sia una cosa che auguro a ogni donna ma mi sembra che proibirle di farlo sia una privazione di libertà. E chi sei tu, Stato, o peggio, Popolo delle Libertà di sta cippa, per privarmi del diritto di fare quello che voglio con il mio corpo?
E soprattutto nessuno pensa a tutte quelle ninfomani che fanno le zoccole perchè gli piace! Senza contare quelle che lo fanno perchè non c'hanno voglia di lavorare o non ne hanno avuta di studiare.
Poi certo ovvio che c'è il problema delle extracomunitarie portate a forza e blablabla. ma si pensa davvero che vietando la prostituzione il fenomeno dell'istigazione alla prostituzione cesserà? Ah! Poveri illusi!
E cmq il vero motivo per cui è una legge maschilista è che quando un venerdì sera uno troverà una ragazza sbronza vestita in minigonna e tacchi a spillo, truccata in maniera indecorosa e palesemente in cerca di cazzo, nel momento in cui si dovesse trovare di fronte la classica tipa che "te la fa annusare e poi non te la dà" può sempre fare il 113 e denunciare una prostituta fuori da una discoteca. E la povera ragazza se lo piglia nel ciappett dai pulotti incazzati.
E francamente il pensiero che dei cazzi di pulotti scopino così aggratis a destra e a manca mi disgusta. A voi no?

2008/9/11

Sito interessante

Spulciando nel web ho trovato un sito molto ben fatto e interessante che si occupa di controinformazione. Lo segnalo a voi tutti avvertendovi che ovviamente sono cose molto serie e noiose quindi pensateci bene prima di chiudere la pagina di youporn o della gazzetta.
Il sito è questo:
Luogo comune

Bye
2008/9/10

Come ci vedono all'estero

ossia come una tv australiana (chiaramente comunista) ha descritto il fenomeno Beppe Grillo dilagante nel nostro paese.
 
2008/9/8

Viva il nuovo settembre!

Ora che ci siamo sbrogliati anche il noiosissimo esame settembrino avrei voluto parlarvi di Alpha dog, recente film di Nick Cassavetes che vedeva tra le sue file anche Justin Timberlake. E invece non lo farò. Perchè al posto di un interessantissimo (uff!) post cinematografico voglio farvi partecipi un pò dei cazzi miei, così giusto per rendervi partecipi della particolarità di questa annata che a conti fatti è forse la prima davvero eccellente da qualche anno a questa parte. Ed è dimostrato dal fatto che sono riuscito a sfatare il famoso tabù del settembre nero. Sì perchè da qualche anno a settembre me ne capitavano di tutti i colori: esami che vanno di merda, rotture di fidanzamenti con annessi pianti reciproci e tragedie semi-isteriche e svariati altri problemi anche più gravi di cui non starò qui a parlarvi. Senza contare il fatto che a settembre io INVECCHIO imperiosamente sempre più nel fisico, confermando anno dopo anno di avvicinarsi a uno stato mentale assai prossimo alla senilità più demente che si possa immaginare (pur non ancora da diventare democristiano obviously). E senza contare che a settembre comincia a fare un FREDDO del porco e io odio il freddo. Odio il vento freddo che si affaccia sul mio viso scompigliandomi i capelli (sono un vanitoso del cazzo lo so), odio il dover cominciare a tirar fuori i giacconi, odio il fatto che le giornate iniziano a finire alle 6 se non 5 di pomeriggio, odio il fatto che il sole scalda di meno e non me ne posso stare spaparanzato come un pascià in mutande (a volte neanche) sul balcone.
Insomma settembre fondamentalmente è un mese di merda.
Eppure quest'anno è finora sorprendentemente un bel settembre. Anzi, oserei dire che chiedere di meglio era difficile pensarlo. La mia splendida donna mi ha fatto un regalo di compleanno sublime, ho appena superato senza problemi l'esame di letteratura italiana contemporanea con un tondo 30 (si lo so sono un genio grazie) e mi appresto a lasciare finalmente quella sporca topaia a Milano dove ho soggiornato per 4 lunghi anni. Insomma studi vanno bene, rapporti sentimentali pure, i casini dell'appartamento vecchio sono quasi alle spalle, una nuova casa già ce l'ho ed è bella e con bei coinquilini...e poi il sito va alla grande e a giorni si attende la grandiosa modifica strutturale che accrescerà ulteriormente le mie ambizioni. E poi il turbine politico che sembra ormai inarrestabile tra prossime discese in campo e manifesti ideologici ormai avviati senza potersi voltare indietro.
Vorrei solo che mi passasse sta cazzo di pubalgia...
In effetti vorrei che mi passasse anche quel cancro di Berlusconi... ma questo incredibile periodo mi porta a intravedere il giorno in cui ballerò sulla sua tomba stappando champagne di marca comprato per l'occasione.
Amen.

PS: nella foto una proiezione del futuro me dopo aver ricostruito geneticamente la criniera di Gullit.


2008/9/6

Qui piove

Ed è un'ottima scusa per restare a casa questo sabato sera a studiare per l'esame ormai incombente di lunedì. E guardando fuori dalla finestra il tristo panorama acquoso non posso che testimoniare il mio eloquente e romantico stato d'animo con questa canzone. Sì insomma un pò di propaganda musicale:
 
La canzone è Birch white ed è degli Agalloch, tratta dal disco-ep The White (2008), un piccolo gioiello che ho avuto il privilegio di recensire (al solito per chi si vuole male la trova nella colonna a destra un pò giù nel blog). Prossimo aggiornamento a esame concluso. Sperem.