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2007/9/28 Okkervill River-The stage namesPoco tempo per scrivere. Molto poco. Poco tempo per pensare, troppo per dire cose insensate. Meno male che in questa grama vita si riesce sempre a trovare un pò di tempo per sparare due minchiate in santa pace ascoltando il sublime Robert Wyatt in sottofondo (sì, inevitabilmente lo stereo passa quel capolavoro di Rock Bottom). Ma non voglio tediarvi con la scuola di Canterbury e le sue fregnacciate progressive. Voglio tediarvi con qualcos'altro. Vi parlerò degli Okkervill River, un gruppo di cui un uomo può innamorarsi dal primo ascolto senza doversi fare domande sulla propria identità sessuale. Conobbi tale gruppo un paio di anni fa. All'epoca era ancora un ragazzino smorfioso e brufoloso. Esattamente come ora insomma, tranne che per qualche capello in più. Sì ogni giorno ne vedo cadere e mi piange il cuore al pensiero di diventare un vecchio pelato. Vabbè ognuno ha quel che si merita. Dovete scusare tutte queste parentesi da vecchio arteriosclerotico ma l'età avanza e l'anziano saggio non si ricorda neanche dove ha messo le mutande del giorno successivo. Cmq me la ricordo la sensazione che provai ascoltando Blacksheep boy. Un disco meraviglioso, di una malinconia terribile. Davvero terrificante. Il che ovviamente non guastava per il sottoscritto che all'epoca era un povero sguattero in cerca di amore (o sesso? o ciambelle? vabbè). Oltrettutto ricordo un momento particolare in cui me lo gustai quasi fino a piangere. Era agosto, uno schifo di giornata, quasi pioveva e io me ne stavo in spiaggia da solo sotto uno squallido ombrellone ligure a studiare l'Ariosto per l'esame di Letteratura italiana delle origini. E intanto sentivo Will Sheff starnazzare con la sua voce sublime da angelo caduto dal cielo e sbattuto in questa landa di schiavi. Si sentiva quel terrore sublime che commuoveva davvero, cazzo. Commuoveva per quella tristezza, anzi di più, per quella desolazione profonda che faceva sembrare meno gramo un momento di merda come la situazione in cui mi trovavo (e in cui in fondo vi trovate un pò tutti voi, maledetti bastardi che pensate di essere felici). E chiccazzo se ne frega se il brano omonimo del disco, eccelso capolavoro, era in realtà una cover di Scott Walker che a sua volta chissà a chi cazzo l'ha copiata. Quel disco trasudava passione da ogni poro e non per niente fu tra i miei preferiti del 2005. Oggi invece ci ritroviamo tra le mani The stage names e non possiamo che esserne lieti. Gli Okkervill non tradiscono mai. E infatti anche questo disco è bello. Accidenti se è bello. Però non è Blacksheep boy. Cazzo no non ci si avvicina nemmeno. "Eh ma che rompicazzo che sei, peggio dei matusa che si trascinano nelle piazze borbottando "ai miei tempi..."". Cazzo non vedo l'ora di essere uno di quei vecchi per potermi giustamente lamentare di tutto. Cosa che tra l'altro faccio già. Però vuoi mettere farlo con un bastone e una dentiera guardando storto i ragazzini punk che si fanno le canne? Ad ogni modo The stage names è un bel disco, l'abbiamo già detto. E allora dov'è il problema? Il problema è che l'ho ascoltato 2-3 volte e poi l'ho mollato lì nell'hardisk senza andare più a ripescarlo. Non ho voglia di ascoltarlo. E so anche il perchè: perchè gli Okkervill si sono levati di dosso quell'ancora di spleen che tanto me li faceva adorare. Il nuovo album è sempre pop ma è un disco estivo, scanzonato, quasi gioioso. E io sinceramente non riesco a innamorarmene. Forse perchè sono già vecchio dentro. Però cazzo è bello. Ma Blacksheep boy era un'altra cosa. Ah ai miei tempi... 2007/9/16 Io non sono quiFa uno strano effetto guardare un film al cinema da soli in una sala completamente deserta. Ti fa sentire un pò come se fossi te a vedere il film per la prima e unica volta ed è una bella sensazione. Sul fatto che non ci fosse nessuno a vedere il film di Todd Haynes in una domenica afosa alle 14.30 di pomeriggio non c'è molto da dire. Un film che già di per sè sembra essere stato visto da poca gente non poteva certo trovare proseliti ad un simile orario (dopo diversi giorni di programmazione), per di più in competizione con gran premio di F1, MotoGp, campionato di calcio o un semplice relax sul divano o una ora d'amore con la propria compagna. Mi rendo conto che voi lettori penserete che l'andare al cinema da solo di domenica pomeriggio sia una cosa tremendamente patetica, e in effetti non avete tutti i torti, lo penso anche io. D'altronde settembre è sempre stato il mio mese nero e anche quest'anno non ci siamo smentiti e ci siamo ritrovati soli come cani in una saletta che proiettava un film tremendamente emozionante e stupefacente. Sì dai sto spostando il discorso sul film per distoglierlo dalla patetica piega che ha preso la mia esistenza da un certo periodo a questa parte. Che dire, io Velvet Goldmine non l'ho ancora visto quindi non posso fare paragoni con l'altra opera paragonabile (per genere) di Haynes, però posso dire che questo film mostra una sapienza registica spaventosa. Passo indietro: per chi non lo sapesse Io non sono qui è un film su Bob Dylan, senza però che si parli mai nemmeno una volta di Bob Dylan in tutto il film. La struttura consta di sei episodi della vita del cantautore che sono sapientemente intrecciati e fusi tra loro senza continuità logico-temporale. Quello che Haynes ci offre sono degli schizzi di vita di Dylan, dalla sua infanzia (più o meno fittizia) fino alla conversione religiosa. E Haynes riesce a compiere l'operazione con un'operazione tremendamente spettacolare. Ogni episodio ha il suo stile, così che quello con la Blanchett (superlativa!) è girato in bianco-nero stile nouvelle vague mentre in altri si alternano stili e trame più o meno moderni, affiancati da interviste e filmati d'epoca, documentari e rapidi assemblage schizzati. Un piacere per gli occhi di un cinefilo. Poi beh diciamo che il personaggio offre di per sè la possibilità di questo enorme mosaico con la sua vita sempre spettacolare, anche nel momento del ritiro dalle scene o della conversione religiosa. Insomma riassumendo uno dei film più belli dell'anno. Lo so che l'ho già detto per Hot fuzz ma è colpa mia se due filmoni del genere si mettono a uscire nelle sale a poca distanza l'uno dall'altro? Poi vabbè questo forse è ontologicamente superiore per il semplice fatto che trasuda arte da ogni poro. E rischia di far piangere per come è bello. PS: ad ogni modo qualcuno dica a Heath Ledger che può anche mutare espressioni oltre a quelle già mostrate in Brokeback mountains 2007/9/14 Errata corrige: entra in campo TimEbbene sì, sono ancora vivo, nonostante io stesso abbia avuto timore di ritrovarmi una bomba nel cesso per aver bestemmiato contro ogni tipo di dio universalmente apprezzato (compreso Allah) alla vigilia dell'11 settembre. Fortunatamente i terroristi hanno altro di meglio da fare che non leggere questo fottutissimo mucchio di cazzate. Forse però in effetti sarebbe meglio leggere di più e farsi saltare in aria meno, però ho paura che a leggere sti deliri si incazzerebbero solo ancora di più. Ad ogni modo mi sento doverosamente in colpa per quello che ho scritto nell'ultimo post. No non me ne frega un cazzo se qualche religioso è rimasto offeso. mi sento in colpa per il fatto di aver elevato a divinità Keith Jarrett. Insomma con tutto il bene che gli voglio non posso elevarlo a divinità assoluta del pantheon dato che quel posto spetta di diritto a Tim Buckley. Insomma diciamo che Keith può essere considerato un angelo divino o tuttalpiù (ogni neologismo qua è concesso, yo) un demone inferiore di seconda categoria in un eventuale pantheon musicale. Voi penserete forse che sono pazzo ma il dio assoluto (e ci tengo a ribadire che stavolta lo asserisco nel pieno delle mie facoltà mentali senza essere sbronzo marcio [anche se poi non è che cambi molto]) è Tim Buckley. Chi non lo conosce si fustighi immediatamente con una frusta intarsiata di chiodi. Ad ogni modo è probabile che qualcuno di voi lo conosca come il padre di Jeff Buckley (vi torna in mente qualcosa?). Ecco diciamo che se Jeff è un figo della madonna Tim è dieci volte meglio. Diciamo che se Jeff riusciva a tenere una nota bella alta Tim è in grado di sfrondare i vetri di un grattacielo newyorchese. Diciamo che se le liriche di Jeff (Grace, Mojo pin) sono eccezionali tanto da far venire la lacrimuccia quelle di Tim sono così incantevoli che in confronto il canto diabolico di una sirena vi farebbe una cippa. Jeff lo ricordiamo soprattutto per un paio di album di cui uno è un live (live at Sin-è). Tim è stato un mostro sovrumano per tutti gli anni 60-70 prima di morire nel 75 per un geniale mix di eroina e alcool (tim cazzo combini!). Ha iniziato con un folk spettacolare (Goodbye and hello, Blue afternoon, lasciate perdere il primo album omonimo che era ancora acerbo) per lasciare poi gioielli soul come Happy Sad (uno dei vertici della musica contemporanea tutta) prima di avventurarsi in esperimenti jazzati come Lorca e Starsailor (tra cui spicca uno dei brani più emozionanti della vita: Siren song). Il Garrone mi ha suggerito di riscoprire il suo live (uscito postumo) Dream Letter-Live in London 1968 e io l'ho fatto. E' una cosa incantevole. Provate a procurarvelo. Anzi che cazzo dico, dovete procurarvelo. E diffondete il verbo. Anzi, diffondete la poesia. PS: qualcuno in un ambito di ubriachezza o insanità mentale ha detto che ci assomiglio molto (specie nelle mie fasi da capellone). Magari, dico io! Sinceramente non so cosa darei per avere la cresta che aveva Tim :)) 2007/9/9 Cos'è il jazz?Io non lo so, forse è l'alcool che parla, o forse è solo la voglia di dire ovvietà. Forse è il fatto che la musica rimane sempre l'unica ancora cui appoggiarsi nelle maree della vita. Però io ho bisogno, ho proprio il bisogno fisico di condividere con voi pochi lettori di questo inutile blog che Keith Jarrett è Dio. Fanculo i dei cristiani, ebraici, Allah, Buddha e ogni altra divinità animista, pagana, esoterica che il mondo venera. Esiste solo un dio e si chiama Keith Jarrett. Non so perchè sono qui a racocntarvi ste stronzate banali. Forse è perchè sono ancora troppo sbronzo per andare a dormire. Mi girerebbe la testa se mi mettessi a letto ora. E allora tanto vale cercare di passare il tempo su sto cazzo di computer ascoltando il Koln Concert di Jarrett. Ascoltando quel primo pezzo che mi è venuta voglia di riascoltare dopo aver visto quel capolavoro di Moretti (ma che ve lo dico a fare, che tanto si sa che Moretti è un genio, e forse uno deipochi della cinematografia italiana degli ultimi 30 anni, ma si sa anche questo) che si chiama Caro diario. Perchè quel connubio di immagini e musica che si può godere nella scena in cui Nanni monta sul motorino e decide di andare a vedere il posto in cui è morto Pasolini è una delle vette più alte del cinema italiano e non solo. Non sono neanche sicuro che il pezzo sia quello che sto ascoltando ora (maledetto e benefico alcool) ma diamine che dio (se esiste) mi fulmini se non è lo stesso. Oppure Piovani (che da quanto ho trovato è il tizio che ha fatto la colonna sonora) ha spudoratamnete copiato questo motivo oppure sono io che sono un pirla e non ho una memoria di merda. Probabilmente è buona la seconda. Ad ogni modo sono qua che scrivo e ascolto il primo dei quattro brani del disco e mi sento in estasi. Amo la musica. Non so cosa farei senza. Oddio voi non potete neanche immaginare quante volte mi sto trovando a correggere quello che sto scrivendo per gli errori di battitura che sto facendo. Riesco a mantenere qualche barlume di lucidità per rendermi conto di tutto ciò ma è un'immane fatica. Una cosa riesco a capire ancora però: Keith Jarrett è dio. L'ho già detto lo so però non riesco a non ripeterlo. E mi sento molto in imbarazzo a confessare che ho sentito solo questo disco di questo immenso artista. D'altronde lo sapete come vanno le cose: uno vorrebbe conoscere tutto, trovare il tempo per sentire tutto, appagare i propri desideri in maniera definitiva. ma non è mai possibile. C'è sempre qualcosa che rimane fuori, che sta lì in attesa per giorni mesi anni in attesa di essere ascoltato e che forse non verrà mai ascoltato mai. Sembra quasi una condanna. Ma forse è un dono. Il dono dell'infinito. Giuro che domani mi scarico la discografia di Keith Jarrett. Fossero anche 150 dischi. lo farò. Spero solo di trovare il tempo di ascoltarli. lo spero davvero. Un Dio merita di trovare un pò di spazio in una vita miserabile come la mia. E chissenefotte se dopodomani ho un esame di merda. Chissenefotte! 2007/9/4 Quando gli scarponi restano taliNo donne potete smettere di leggere, non ho intenzione di fare un resoconto di un viaggio appassionato in un negozio di scarpe. La metafora allude in realtà agli scarponi Kaiser Chiefs e Kings of Leon, due gruppi più inutili e superflui che la storia della musica più recente ricordi. In effetti mi sono sempre chiesto se ci potesse essere qualcosa di peggio dei primi due dischi dei Kings of Leon, roba che sarebbe stata anacronistica già fatta nel 1972, figuriamoci oggi. Uno dice: "almeno sono bravi!" Ma sticazzi. Quattro (o cinque? Boh) ubriaconi strafattoni che si vantano di prender droghe dal mattino alla sera e di non avere relazioni sessuali dall'età dell'adolescenza. I Kings of Leon sono quanto di peggio possa esserci nella sigla "new rock" che da un pò di tempo a questa parte tanto mi viene da disprezzare. Il fatto che questi ragazzi siano rimasti col cervello e col look al 31 dicembre 1979 è testimoniato dalla foto la quale vi farà pensare che sì, in fondo alcuni sono dei bei ragazzi e pagherei non so cosa per avere la chioma fluente del tipo in prima fila ma grazie al cielo preferisco restare un imbarazzante critico sconosciuto che essere uno che crede di essere faigo suonando riff di Eric Clapton invecchiati molto male. Detto questo bisogna dire che però il loro ultimo disco (Because of the times) non mi ha fatto schifo come gli altri. E' sempre una notevole quantità di cianfrusaglie inutili e già sentite, ma perlomeno c'è una maggiore attenzione ai suoni e sembra che piano piano i ragazzi stiano imparando a suonare (dopo 5 anni di attività non è male, ma diamo tempo al tempo). I Kaiser Chiefs sono solo l'ennesimo fenomeno britbritbrit che viene naturale disprezzare dal profondo dell'anima. Usciti con un esordio poco più che discreto tornano con un disco (Yours truly, angry mob) di cui certamente conoscerete "Ruby" che ha avuto un successo planetario (o quasi). Inutile dire che anche loro sono dei cazzoni impenitenti (vedi foto di sotto come prova) che continuano a offrire le loro cazzo di canzonette brit-pop copie scadenti dei Supergrass che forse avrebbero ancora ancora avuto un certo interesse 15 anni fa. Eh lo so penserete che sono un rompicazzo pignolo di merda, e in effetti avete ragione, però io non ce la faccio più a sentire sti gruppetti del cazzo che hanno pure un enorme successo con pezzi non solo vecchi dentro, ma anche immensamente brutti. Fuori c'è gente come i Soundtrack of Our Lives che rielabora il passato 70s con una fortissima personalità e rimane sconosciuta ai più. Lo trovo molto, ma molto ingiusto. E si fottano anche le pose da macho dei kaiser nella copertina dell'album. 2007/9/1 Una compilation seriaChi di voi ha visto (o letto) Alta fedeltà saprà che per fare una compilation ci vuole molto, mooolto impegno. E forse ci vuole anche un pizzico di classe oltre a una immensa competenza musicale. Ovviamente il sottoscritto non ama le compilation fatte dalle case discografiche e trova qualcosa di opinabile anche in quelle fatte dagli amici (quasi sempre) allorchè le migliori per quanto mi riguarda sono sempre quelle che mi faccio da solo. Si insomma i classici "chi fa da sè fa per tre" o "se vuoi che una cosa sia fatta bene..." non sono poi così lontani da verità. Sono anni che tento di fare la compilation perfetta, quella che non ti stancheresti mai di ascoltare. In realtà penso che sia impossibile anche se un paio di volte sono rimasto davvero soddisfatto. Inutile dire tutto questo vi farà pensare che io non devo avere proprio una beata mazza da fare per stare a perdere tempo con tutte queste menate. in effetti è vero, d'altronde sta scritto nel profilo che faccio Lettere e Filosofia (tra l'altro quasi dottore eh, mancano solo 3 esami cazzo!). Ad ogni modo in un impeto di inutilità vi posto l'ultima splendida compilation che ho preparato per la macchina. Chi volesse avere la pazienza o la voglia di provare a raccattare assieme queste canzoni lo faccia nel rigoroso ordine in cui ho postato, dato che dietro ci sono complessi calcoli di geometria binaria. Si insomma eccola: 1 Rockers to swallow-Yeah Yeah Yeahs 2 Atlas-Battles 3 Little doll-Spacemen 3 4 Strange - Galaxie 500 5 Two headed boy-Neutral Milk Hotel 6 Battery acid-Qotsa 7 Falso bolero-Giorgio Canali 8 Calvary cross-Peter Laughner 9 Count in fives-The Horrors 10 Song about a star-Okkervill River 11 Century child-The Soundtrack of our lives 12 Little cream soda-White Stripes 13 Tokyo witch-Beach House 14 Like a bomb-Nick Oliveri and Mondo Generator 15 Golden rush-Icarus Line 16 What we had-Handsome furs 17 Mon amour-Dungen naturalmente non è una compilation perfetta ma funzionale al periodo, infatti la maggior parte dei pezzi sono dell'anno corrente e altri sono scoperte più o meno fresche che continuano a stupire a distanza di mesi dal primo ascolto. La canzone più bella tra queste? Ora come ora sicuramente Strange dei Galaxie 500. Domani chissà... Chiudiamo il post con una serie di scarabocchi che ho buttato giù oggi mentre ascoltavo lo splendido Live at Sin-é di Jeff Buckley, un artista e un disco primordiali, che è doveroso conoscere per sapere che anche a 22 anni una canzone come Mojo pin ti può far scorrere una lacrimuccia vul viso. Cmq chiudiamo qua con questo misero omaggio a un grande artista scomparso tragicamente: Una meteora, una scheggia, una delle tante Uno dei tanti nel cielo tremendo La vita ti ha divorato Che cosa rimane di un giovane poeta? |
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