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    8/31/2008

    Piccola riflessione serale ispirata dalla pioggia

    I recenti risultati dei sondaggi che danno Berlusconi ad un indice di gradimento che sfiora il 50-60 per cento (cioè più delle elezioni) mi porta a pensare questa cosa: gli italiani o sono diventati stronzi dentro o solo molto ignoranti. Delle due l'una, tertium non datur.
    Se è perchè sono ignoranti c'è poco da fare, si fanno infinocchiare dai media, dai tg, dal tono suadente di Berlusca, dalla scarsa conoscenza di questioni giudiziarie, dalla mancanza di conoscenza dei misfatti giudiziari compiuti da Berlusconi, eccetera eccetera eccetera.
    Se invece queste le cose le sanno allora vuol dire che sono davvero stronzi. Sì perchè uno che si rende conto della portata delle misure intraprese dal governo in questi pochi devastanti mesi di attività (ricordiamo l'esercito in città, l'impunità alle alte cariche, le impronte ai bimbi rom, eccetera eccetera) e le accetta spudoratamente come uno scambio equo per l'annullamento dell'ICI o dell'aver insabbiato tonnellate di rifiuti in una riserva naturale allora è proprio stronzo.
    Mai come in questo momento spero che l'Italia sia un popolo di caproni analfabeti. Vorrebbe dire che si può ancora fare qualcosa.
    8/30/2008

    Sopravvissuti e stravolti

    ...dopo due giorni di lavori ininterrotti all'appartamento di Milano cui si è provveduto a dare il bianco, pulire gli angoli pieni di ragnatele, rimettere a posto i mille piccoli problemi che ha un appartamento vecchio dopo 4 anni di fancazzismo puro. Onde per cui si è stravolti e non si ha il tempo di scrivere checchessia dato che gli esami incombono e la preparazione è scarsa. Perciò nel frattempo mi limito a copiaincollare questo articolo di Travaglio direttamente da questo link del suo blog in cui troverete un articolo su Mastella e moglie intitolato "Ora d'aria" che confermerà come in effetti i giudici non sono così cattivoni e rompiballe come vorrebbero farci credere. buona lettura.

    Un caso umano si aggira per le cronache politiche. Il suo nome è Clemente Mastella. Lo statista ceppalonico, in astinenza da poltrone da quando in gennaio rovesciò il governo Prodi abboccando alle lusinghe del Cainano (che poi non candidò neppure lui e la sua signora), ha lanciato dal suo blog uno straziante appello: “Chi crede nel Centro si faccia avanti”. Nemmeno un commento. Allora s’è trasferito in Abruzzo, proponendo un “patto” al Pd per una candidatura innovativa (la sua), come se il Pd abruzzese non avesse abbastanza noie giudiziarie. Infatti, nessuna risposta. “La campagna elettorale dell’Udeur inizia da Ovindoli”, ha annunciato indomito in un comizio dinanzi a se stesso.

    Anche la sua signora, Sandrina Lonardo, indagata a Napoli per tentata concussione e dunque regolarmente al suo posto di presidente del consiglio regionale della Campania, miete successi a piene mani. La Cassazione ha appena respinto il suo ricorso contro l’ordinanza del Gip di Napoli, che le aveva trasformato gli arresti domiciliari (disposti al Gip di S.M.Capua Vetere) in obbligo di dimora, poi revocato. La signora chiedeva di dichiarare quel provvedimento infondato, per farsi risarcire dallo Stato i danni per l’ingiusta detenzione. Purtroppo la Corte ha stabilito che la detenzione era giusta e “tutte infondate” erano le sue lagnanze, condannandola a pagare le spese processuali: avevano ragione i pm e i giudici di Santa Maria, vilipesi da Mastella & C. come “macchiette politicizzate” e complottarde.

    Purtroppo, a parte qualche cittadino armato di microscopio elettronico, nessuno ha saputo della sentenza, relegata in alcuni trafiletti comparsi su un paio di quotidiani (dai principali tg, invece, silenzio di tomba). La sentenza integrale illustra il sistema clientelare illegale messo in piedi dai Mastella’s. E fa a pezzi le scombiccherate teorie con cui fior di politici e commentatori assolsero l’allora ministro della Giustizia e i suoi cari nella standing ovation in Parlamento e in decine di editoriali. La tesi è nota: raccomandare e lottizzare non è reato perché “così fan tutti” e se i magistrati se ne occupano “invadono il campo” della politica. Secondo la Cassazione invece “sussistono i gravi indizi di colpevolezza richiesti dall’ art. 273 Cpp sull’ipotizzato reato di tentata concussione”. Lady Mastella è “accusata di avere, nella sua qualità di presidente del Consiglio regionale della Campania, in concorso con il marito Clemente Mastella” e di altri esponenti Udeur, “tentato di costringere Luigi Annunziata, direttore generale dell’azienda ospedaliera S.Sebastiano di Caserta, nominato nel 2005 su indicazione dell’Udeur, a sottostare alle indicazioni del partito”. Ma Annunziata rifiuta e nomina gente brava, anziché di partito. Apriti cielo. “Quello è un uomo morto”, strilla la signora al telefono col consuocero. E tenta di “defenestrarlo”, “anche con una campagna di stampa”.

    Nell’aprile 2007 promuove un’interpellanza Udeur “con cui si chiedono spiegazioni al governo regionale circa il possesso dei requisiti dell’Annunziata per la nomina a dg”. Poi però l’interpellanza viene congelata: “la Lonardo e gli altri coindagati fanno giungere all’Annunziata un messaggio di possibile riconciliazione, facendogli intendere che l’interpellanza può essere ritirata qualora nomini De Falco e Viscusi, ‘graditi’ alla Lonardo, primari di neurochirurgia e cardiologia del S.Sebastiano. Annunziata non accetta l’imposizione. In risposta, la Lonardo ripropone l’interpellanza”. E incontra l’assessore alla Sanità per far cacciare Annunziata. “Nella ricostruzione appaiono tutti gli elementi costitutivi del reato di concussione. L’abuso consiste nella strumentalizzazione da parte dell’indagata dei suoi poteri di presidente del Consiglio regionale: in tale veste ha esercitato in maniera distorta le attribuzioni del suo ufficio, piegandone finalità e obiettivi per interessi particolari, estranei all’interesse pubblico, violando i principi di imparzialità e buon andamento dell’amministrazione pubblica posti dall’art. 97 della Costituzione”, il tutto per “rafforzare la presenza del partito nelle istituzioni pubbliche, perpetuando una politica di occupazione e spartizione clientelare nei posti di responsabilità nelle pubbliche amministrazioni, secondo criteri di appartenenza politica e non di competenza tecnica”. Ecco perché è stata arrestata e dovrebbe risarcire lo Stato, anzichè batter cassa dallo Stato. Ed ecco perché si vuole riformare la Giustizia e la Costituzione.

    8/26/2008

    Denti-Mitchell Lichtenstein (2007)

    Per la seconda volta nella mia vita ho potuto vedere un film al cinema in una sala completamente deserta. Stavolta però non ero solo bensì con i miei "amici socialisti", il che ha eliminato ogni possibile dubbio di sfigaggine che mi aveva afflitto la prima volta in cui ero l'unico spettatore in una torrida domenica pomeriggio. L'occasione era l'immancabile film su una ragazza dotata di denti nella vagina. Una storia che, va da sè, non poteva non attirare noi maschietti per il nostro dovere intrinseco di informarci quotidianamente sulla terribile minaccia che è la donna, in tutte le sue varianti e in tutte le sue armi diaboliche.
    Ci si aspettava però una commediola su cui farsi 4 facili risate e non invece un film che di fatto è in grado di terrorizzare i maschietti come ben pochi horror della peggio specie. Non che sia un horror beninteso, piuttosto un film in bilico tra il grottesco e il dramma, con una squisitissima punta di sadismo demenziale. Le risate all'inizio sono sottili quando ti trovi esposto quel bel mondo ipocrita e fintamente perbenista che dovrebbe essere una delle tante mutazioni dei Teo-Con americani. Gente malata che propone la purezza, l'astinenza sessuale fino al matrimonio e la censura di organi genitali femminili nei corsi scolastici di educazione sessuale. Per l'occasione non posso che consacrare la sacra unione delle bestemmie che ho sublimemente inventato oggi, ossia DC (DIO CANE) + PD (PORCO DIO).
    Poi però il sorrisetto ironico si tramuta in puro terrore quando si è costretti a immedesimarsi nei vari maschietti che vengono castrati uno dietro l'altro da una ragazza dapprima terrorizzata, poi sempre più compiacente e conscia del proprio potere. E' un incubo. E va bene che i disgraziati sono tutti dei beneamati stronzi, però non puoi fare a meno che pensare a quanto possa essere davvero terrificante trovarsi in una situazione del genere per colpa di una bravata qualsiasi che ha fatto incazzare la propria sfinzia. Perchè in fondo chi di voi non ha mai fatto incazzare la propria sfinzia? Pensate se questa dovesse avere dei denti da pescecane nella propria vagina pronti a punirvi per la minima insubordinazione. Conoscendo gli sbalzi umorali delle donne-perennemente-mestruate-e-isteriche il genere umano si estinguerebbe nel giro di 2-3 generazioni. O forse rimedieremmo costruendoci dei peni d'acciao. Forse. Chissà.
    Cmq bisogna dare atto al paesello Lichtenstein (ormai davvero non resta che aspettare l'avvento alla regia di Bruno Liegibastonliegi) di essere in grado di creare una sorprendente alternanza di stati d'animo nella visione del film. Perchè dal terrore si passa alle risate più sfrenate con certe perle come le seguenti scene:

    1) il fratello cattivo della protagonista (che è un tipaccio cattico che ascolta death metal, gioca con una pistola, fuma tutto il tempo e tiene un mastino napoletano in gabbia nella propria cameretta) discute con la propria sfinzia in maniera animosa:
    lei: ma non lo capisci che io ti amo?
    lui: cosa dici?
    lei: io ti amo! (in lacrime)
    lui: e allora se mi ami girati e pigliati chisto!

    2) La protagonista dopo aver mozzato un pene è un pò confusa e decide di farsi vedere da un ginecologo. Lui le infila tutta la mano dentro "per controllare la flessibilità". Lei indispettita e tesa gli trancia via tutte le dita. Lui che in preda al dolore non riesce a non urlare "LA VAGINA DENTATA!!!! MA ALLORA E' VERO!!!"

    3) Uno dei membri della congregazione teo-con (o quel cazzo che è) tenta di far l'amore con la protagonista. lei non vuole. Lui tenta di stuprarla adducendo il motivo: "dai non ce la faccio, non mi masturbo da pasqua!"

    A parte tutto è un film abbastanza disgustoso per le numerose scene di peni mozzati. Maschietti astenetevi dal vederlo. Potrebbe passarvi la voglia di abusare fisicamente di donne sconosciute e/o vergini. E poi chi mi dite che notizie dovrebbero mettere al tg5 per rafforzare la destra se non ci sono più stupri in questo paese del menga?
    8/21/2008

    John Rambo-Sylvester Stallone (2008)

    Avevo iniziato a vedere No direction home, il documentario su Bob Dylan di Scorsese, che colpevolmente non mi ero ancora deciso a guardare dopo più di un anno di giacenza infruttuosa sugli scaffali. Giuro che lo guarderò al più presto. Già perchè ovviamente non ce l'ho fatta a guardarlo. Dopo i primi 5 minuti mi sono reso conto che non ero in grado di leggere ancora (i sottotitoli) dopo una giornata passata tra studio e letture varie. Due occhi grossi come due cipolloni e la necessità di rilassarsi guardando una tamarrata (magari neanche troppo lunga). Cosa volete di più dalla vita del nuovo film della saga Rambo? Un'ora e venti di pressapochismo cinematografico in cui rivediamo all'azione il vecchio leone ormai bolso uccidere pressapoco dieci miliardi di birmani cattivi. In effetti il film è andato oltre ogni più rosea previsione di tamarraggine, sfiorando davvero il ridicolo. Mezza dozzina di uomini (ma di fatto solo lui, uno splendido uomo di mezza età che fa il barcaiolo) che riesce a far fuori un reggimento di soldati (un centinaio? forse di più) come ridere. Che poi in fondo è quello che si voleva no? Vero. Certo però che se la trilogia era comunque una serie di scene rimaste nella storia del cinema (incredibili le mille battute che sono rimaste impresse della saga) qui non c'è proprio niente da salvare. Al di là del solito intreccio manca anche quella preziosa ironia che caratterizzava il personaggio di Rambo, capace di uscirsene con dialoghi del tipo:
    Generale: Rambo sei ferito!
    Rambo: lei ci ha insegnato a ignorare il dolore.
    Generale: E funziona?
    Rambo: non proprio...

    E vabbè d'altronde ce lo si aspettava. Sarà per il prossimo episodio che non abbiamo dubbi verterà sul nonno Rambo in grado di sterminare mezza nazione cinese.
    8/18/2008

    Dopo la politica si passa al porno


      
     
    8/12/2008

    Perché essere anticapitalisti?

    Introduzione: il circolo socialista si è deciso finalmente a passare all'azione buttando giù una decina di temi su cui scrivere qualche pagina. L'idea è di scrivere una specie di manifesto. Vedremo cosa ne esce fuori. Nel frattempo questo è il primo capitolo.



    E’ difficile, molto difficile, trovare nella Storia momenti di così desolante uniformità ideologica quale quello che si è affermato nella società Occidentale in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Prendendo in esame la cosiddetta “età contemporanea”, avente come data di nascita la Rivoluzione Francese del 1789, diventa pressochè impossibile rintracciare un’epoca in cui l’utopia non sia stata parte fondante della concezione sociale, economica o politica di una parte consistente dell’opinione pubblica. E’ davvero mostruoso quindi nascere, crescere e ragionare in un panorama culturale che sembra aver chiuso definitivamente con la parentesi socialista-comunista (senz’altro l’utopia che ha riscosso la maggiore attenzione e il maggior riscontro storico e ideologico in questo lasso di tempo), bollata al momento in maniera definitiva come fallimentare, anacronistica e irrealizzabile. Il triennio 1989-91 ha portato alla conseguenza di eliminare non solo un esperimento in effetti decisamente mal riuscito, ma altresì di cancellare dal pensiero Occidentale ogni nuovo fermento utopistico e rivoluzionario. In altre parole oggi non si riesce più a immaginare un modello di vita diverso da quello imperniato sul sistema economico-sociale del capitalismo. Ed è sconfortante pensare che perfino un’autorità illustre (e non certo rivoluzionaria in termini prettamente politici) come papa Giovanni Paolo II, predicando negli anni ’90 la ricerca di una “terza via” tra capitalismo e comunismo, sia rimasto pressochè inascoltato e ignorato.

    Il capitalismo ha vinto sul comunismo, quindi il capitalismo è stato incoronato dalla Storia come il sistema vincente. E’ questo ormai il pensiero assai diffuso in una società (quella Occidentale) che sembra aver accettato passivamente una realtà spacciata per assoluta nonostante sia più che discutibile. Le contraddizioni del capitalismo sono in realtà molteplici e dagli effetti forse assai più devastanti di quelle del comunismo realizzato.

    E’ forse inutile e dannoso (perché strumentalizzabile) ricordare come nella storia del ‘900 a negare i diritti civili e politici non sia stato solo l’orrore di una concezione statale legata al partito unico e alla negazione (e repressione) del dissenso (di qualunque tipo fosse), bensì anche una manovra neanche troppo celata dell’imperialismo americano (ma non solo) tendente a eliminare con la forza ogni tipo di manifestazione politica (popolare o meno) che potesse diventare ostacolo economico, militare o politico alla propria influenza geo-strategica. E’ doveroso ricordare come gli USA, cosiddetto baluardo della democrazia e della libertà, abbiano favorito senza troppi scrupoli il sorgere di regimi dispotici e dittatoriali per spegnere sul nascere la possibilità di politiche che andassero contro i suoi interessi. Salvador Allende ne è forse la vittima più illustre e con lui le migliaia di vite stroncate dal dittatore cileno Pinochet. La baia dei Porci, il Vietnam, e le decine di dittature instaurate tra Sudamerica e Africa con la mano lunga della Cia sono esempi fin troppo evidenti dell’ipocrisia americana (e Occidentale) nell’appropriarsi di valori che non le appartengono. Non se confrontati a livello globale perlomeno, in quanto se l’individuo-cittadino dell’Occidente gode di un’ampia serie di diritti e privilegi, non si può dire altrettanto per i cittadini di paesi controllati economicamente o politicamente dagli stessi governi Occidentali. E probabilmente è questo il vero cardine della questione: l’Occidente ha finora usufruito soltanto dei privilegi del capitalismo, lasciando ricadere il peso del suo benessere sul resto del mondo, sottosviluppato e sottomesso economicamente prima ancora che politicamente. Il colonialismo prima e il neo-colonialismo dopo si sono rivelate le armi decisive con cui l’Occidente ha depredato e sfruttato (operazione che prosegue silenziosamente tutt’oggi) sistematicamente il resto del mondo. Una situazione che oggi non desta nemmeno scalpore perché non trova nemmeno riscontro effettivo nella conoscenza empirica delle masse. E ciò accade nonostante l’evidenza di interventi armati irruenti e illegali quali quello della guerra irachena, aggressione la cui vera motivazione è talmente palese da non dover essere enunciata.

    D’altronde al di là dell’imperialismo militare molto più spavento incute la logica stessa del capitalismo. Una logica perversa, a tratti stupefacente, la quale trova i suoi cardini in principi come il liberismo, l’individualismo, il profitto, la crescita economica, la globalizzazione, il PIL, l’industrializzazione e la produzione. Tutti concetti che ad un’attenta analisi si rivelano essere un’arma a doppio taglio in grado di offendere sia l’individuo sia il pianeta in cui viviamo. L’individuo viene accecato da falsi miti e obiettivi. Il messaggio ultimo del capitalismo è di fatto diventato quello che individua la felicità nella possibilità di accedere ad ogni tipo di merce o servizio pagabile in contanti sudati faticosamente con il “duro” lavoro. Vivi lavorando e consuma. Spendi i tuoi soldi in merci che ti faranno felice riempendoti la casa di comodità e agi. Quello che doveva diventare un mezzo (il benessere economico) per raggiungere il proprio iter individuale di realizzazione personale diventa invece il fine assoluto, cercando di cancellare qualsiasi cosa vada contro il materialismo merceologico o l’individualismo edonistico.

    Feuerbach affermava che l’uomo, creatura finita e incompleta, tende ad assolutizzare in un’immagine di infinito la propria idea di perfezione, cercando al contempo di tendere il più possibile ad essa. All’epoca in cui scriveva Feuerbach alludeva evidentemente al ruolo preponderante che le grandi religioni svolgevano per l’umanità e non poteva certo pensare che l’ideologia capitalista avrebbe mai pensato di scalzare il posto di Dio fornendo un nuovo idolo alle masse, il benessere economico-tecnologico. E l’impressione che stia riuscendo in questo intento è resa particolarmente concreta dal procedere parallelo di scristianizzazione della società avvenuto negli ultimi sessant’anni in concomitanza ai vari boom economici. Sembra d’altronde un dato acquisito il fatto che la religione si radichi più profondamente in situazioni di estremo disagio economico-sociale. Di qui ad esempio il persistere di un forte ruolo dell’Islam in zone economicamente arretrate come il Medio Oriente e il Nord-Africa. Senza però stare a disquisire troppo la questione quello che preme rilevare è la perdita di spiritualità e di astrazione dell’individuo medio nonchè l’inefficacia che stanno venendo ad avere le varie religione nel creare una coscienza morale improntata a valori umani fondamentali quali la solidarietà, la giustizia, la carità, l’uguaglianza, ecc.

    Tutto ciò ovviamente è confacente alla logica del capitalismo, che non si preoccupa del prossimo ma dell’Io attuale. Uno sfrenato individualismo potenzialmente distruttivo nei confronti della società.

    Ma i problemi maggiori si riscontrano senz’altro a livello macro, e sono ben visibili nello sfacelo in cui è diretto il pianeta in cui viviamo. La logica del profitto si disinteressa dei problemi ambientali e non si cura del fatto che il clima possa essere stravolto, che la temperatura globale si alzi in maniera significativa, che la desertificazione aumenti e via dicendo. Probabilmente se ne disinteresserà fino alla catastrofe finale, assumendo giustificazioni e spiegazioni tecniche che proverebbero la sua innocenza. Il capitalismo si disinteressa del Domani e punta all’Oggi. Da questo punto di vista è probabilmente l’ideologia più egocentrica e pericolosa mai espressa dall’uomo. D’altronde abbiamo visto come non si tratta solo di uno sfruttamento temporale ai danni di generazioni future, bensì, tramite le armi della globalizzazione e del neocolonialismo liberista, di un quotidiano saccheggio di risorse (si parla di nove decimi delle risorse) perpetuato da una ristretta percentuale della popolazione globale (un sesto circa).

    La cosa più assurda di tutte è che nonostante già adesso, secondo i calcoli degli studiosi, il pianeta Terra possa sostenere in maniera perpetua solo la metà della produzione globale attuale (questo vuol dire che attualmente viviamo con un sistema non sostenibile), gli economisti continuano nella loro folle predica della crescita economica, la quale presupporrebbe una maggiore produzione di merci, quindi un maggiore sfruttamento di risorse obbligatoriamente limitate (pensiamo per esempio ai minerali, presenti in quantità limitata nel pianeta), al fine di far crescere indicatori economici assurdi come il PIL, assumendo come pretesto che un aumento del PIL sia motivo di maggiore benessere per la popolazione di un paese. Al di là dell’opinabilità già discussa dell’idolatrazione del benessere merceologico-tecnologico è facilissimo far notare come il PIL non sia un indicatore valido per indicare un miglior livello di vita dell’individuo. Il PIL sale quando c’è una catastrofe naturale che porta enormi danni a cose o persone (un’uragano, un terremoto, un’eruzione, un maremoto, eccetera) perché bisognerà ricostruire tutto quel che è andato distrutto. Il PIL sale quando si resta inchiodati un’ora in autostrada bloccati da una colossale coda dovuta magari ad un incidente. Il PIL sale quando buttate via oggetti o utensili vecchi ma ancora funzionanti per comprarne di nuovi più attraenti. Il PIL non si cura se l’aria diventa più irrespirabile a causa di un maggior consumo di benzina e non si cura dell’aumento esponenziale di rifiuti che possono diventare problemì colossali come è avvenuto a Napoli nel 2008, con la spazzatura nelle strade per mesi.

    Uscire dalla logica del PIL vuol dire uscire innanzitutto dalla logica della crescita economica ad ogni costo, senza se e senza ma. Ma questo vorrebbe dire andare contro a tutto ciò che il pensiero Occidentale (e si allude sia al pensiero di destra che a quello di sinistra) ha predicato per secoli. Vorrebbe dire un ripensamento generale della propria ideologia, votata non più ai concetti di crescita o sviluppo, bensì all’idea di una decrescita (intesa in senso di PIL) che tenga conto dei bisogni sia globali sia individuali. Senza che si presupponga obbligatoriamente un minor tenore di vita per l’Occidente è possibile limitare gli sprechi enormi perpetuati dal capitalismo in nome del profitto e ricondurre anche l’individuo verso una dimensione di vita più equilibrata e consona alla propria natura, nel rispetto dell’ambiente e del prossimo.

    D’altronde parlare di decrescita vorrebbe soprattutto dire andare contro le grandi lobby della finanza e dell’industria, che del capitalismo sono la base, la linfa e i maggiori fruitori. E vedremo come sia difficile riuscire a districarsi dalla presa mortale di questi soggetti così sottilmente invadenti.

    Si è cercato fin qui di spiegare il motivo per cui sia necessario essere anti-capitalisti. Prima che possano sorgere ulteriori equivoci è bene però precisare che l’alternativa non deve e non può essere il comunismo realizzato in Unione Sovietica (e paesi affini), bensì quella famosa “terza via” cui si spera di contribuire alla costruzione. Perché sognare un altro mondo non è solo un sogno utopistico, ma una doverosa necessità per lasciare ai nostri figli un pianeta in cui vivere dignitosamente.

    8/11/2008

    Be Kind Rewind-Michael Gondry (2008)

    Il nuovo film di Gondry era un evento che si aspettava con ansia. E in effetti mi rode di non essere riuscito ad andare al cinema alla data d'uscita ma di aver dovuto aspettare fino a questo pomeriggio per vederlo. Alla fine però è il risultato che conta (forse). E il responso qual'è? Devo dire che sono alquanto dubbioso a proposito. Durante la visione devo ammettere di aver pensato più volte che il film non sembrava fatto da Gondry. Anzi poteva essere tranquillamente una cagada demenziale girata da uno qualunque dei mille registi inutili adatti alle commedie e  in genere comprendenti semi-nullità come Adam Sandler o Ben Stiller.
    E va bene che c'era Jack Black e allora l'attenzione subito si rialzava perchè lui è un figo e ha fatto film come Alta fedeltà che hanno segnato la nostra adolescenza ed è uno che ascolta musica buona e bla bla bla. Però francamente mentre lo guardavo pensavo alla pochezza di contenuti di tutta l'opera. E per certi versi anche all'idiozia del contenuto di fondo. Del fatto che una marea di gente potesse davvero innamorarsi di pellicole home-made alquanto squallide. Sembrava tutto effettivamente troppo zuccherino e artificiale perchè potesse funzionare. E mancava la poesia dei film di Gondry, quella che ti faceva piangere guardando Se mi lasci ti cancello e ti faceva sorridere in maniera infantile in L'arte del sogno. Poi sono arrivato alla fine e mi sono un pò ricreduto. Ho dovuto ricredermi. Perchè il finale è bello. Bello davvero. Senza fuochi pirotecnici o particolari colpi di scena. Però capisci come quello che Gondry voleva fare era semplicemente di riproporre un messaggio di semplicità, di amore quasi preistorico per l'arte e in particolare per il cinema. E' come se il regista volesse dire: hey ragazzi fermatevi un attimo e ricordate che il cinema è prima di tutto immaginazione. Anche puerile se volete, ma dovete prenderlo come un gioco, un gioco di prestigio, un divertissement innocente per arricchire lo spirito. Un tocco di magia: è questo quello che è stampato sulle facce del pubblico quando guardano l'ultimo film. Un pò sulla scia di Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore o (per i più nerd) di Nitrato d'argento di Ferreri.
    E allora capisco che anche un film semplice come questo, in grado di esprimere un messaggio importante come questo, non può certo essere considerato brutto. Nè inutile. In preda al revisionismo istantaneo non arrivo certo a porlo all'altezza dei due precedenti capolavori, tuttavia bisogna riconoscere a Gondry di aver realizzato un'opera tanto leggera e delicata quanto profonda e poetica. Per ricordarci di non essere sempre così seri e scontrosi.
    8/7/2008

    Zeitgeist, the Movie-Peter Joseph

    Zeitgeist è un film-documentario indipendente e no profit distribuito gratuitamente sul web dal regista Peter Joseph. L'ha girato per informarci su un pò di cosette abbastanza inquietanti. In breve è un film che parla di religione, politica, finanza e guerra. E banche. E 11 settembre. E Gesù. E dura due ore è vero ma vi assicuro che non annoia neanche un pò, anzi fa rabbrividire. Perchè le cose che dice sembrano tutte paurosamente vere. Paurosamente. E non perchè siano mere opinioni. talvolta lo sono è vero, però molto spesso le dimostrazioni sono scientifiche e quand'anche non siano prove accertate c'è un'evidenza talmente ovvia che è davvero difficile rifiutare tali versioni. Cerchiamo di non scadere nel dogma assoluto di queste teorie, sia chiaro, però da storico quale sono posso dire che gli eventi cronologici citati sono tutti esatti e l'interpretazione è senz'altro valida e convincente. A parere del sottoscritto le cose più discutibili si raggiungono sulla "astoricità" della figura di Cristo (ad ogni modo possibile ma non dimostrabile) e sul finale della terza parte, molto orwelliana e fantapolitica.
    Questo comunque è un filmato che può cambiare la vostra vita. Perciò guardatelo.
      Qui di seguito trovate vari link: Wikipedia sul film. Il film visto a grande schermo. Il sito ufficiale del film.

    PS: non aggiornerò il blog per una settimana per dare maggiore visibilità a questo post, sperando che tutti voi troviate la voglia di capire davvero un paio di cosette in più sul mondo in cui viviamo.

    Batman - Il cavaliere oscuro - Cristopher Nolan

    Non potevo perdermi l'ultimo Batman, assolutamente. Soprattutto perchè porta la firma di Nolan, colui che porta la firma di un capolavoro del cinema recente come Memento e di altre splendide produzioni come Insomnia, The Prestige e quel Batman begins che sorprese non poco per struttura e capacità di ripresa di un filone narrativo (la saga del pipistrello) che si credeva ormai esaurita dal buon Tim Burton. E invece eccoci qua. Meno fronzoli nel nuovo Batman sul fronte registico: Nolan stavolta non gioca con la struttura narrativa saltellando qua e là come aveva fatto in the Prestige ma presenta un film compatto, lineare e ugualmente ricco di colpi di scena. E alla fine della visione viene da dire che sia davvero incredibile come riesca a far quadrare ogni piccolo tassello della spiegazione a posteriori della futura (in realtà già fatta, in parallelo con le trilogie Star Wars) saga di Batman.
    Andarlo a vedere con i compagni socialisti poteva essere forse un piccolo pericolo, non tanto perchè non potessero essere in grado di apprezzare un film che ha ricevuto critiche universali da specialisti e sempliciotti, quanto perchè già sapevo che non era facile fare il tifo per un miliardario capitalista che pretende di salvare la città dal male e lo fa travestendosi per giunta di nero. Non per niente a un certo punto mi è scappato fuori un "la buttate sempre in politica!" quando io sono il primo a farlo. Vabbè, cazzate a parte ci sono davvero tante cose che stupiscono nel Cavaliere Oscuro. Ledger ad esempio, non lo si sarebbe creduto capace di una prestazione così convincente nei panni di Joker, e in effetti col senno di poi un oscar alla carriera e per questo ruolo non sarebbe così immeritato. Ma al di là del cast stellare e della maledizione che graverebbe su di esso dopo suddetto film (dio bono speriamo non venga un coccolone a Michael Caine) è la forte carica etica del film a dar luogo a molte riflessioni: il fatto che anche il più integerrimo idealista possa essere "abbassato" all'omuncolo violento e spregiudicato pronto a tutto. Il fatto che alla fin della fiera il fine giustifica i mezzi e allora val bene raccontare una colossale balla per non far perdere la fiducia nella gente. Il fatto che per salvare un mucchio di vite umane (e quindi aumentare la sicurezza) Batman non possa non ricorrere a uno strumento che viola il diritto di privacy di venti milioni di persone. Il fatto che l'uomo è pur sempre una creatura animale dotata di una certa istintualità irrazionale (Joker ne è il massimo rappresentante) che riesce a sfondare il cuore dei più virtuosi ma che non scalfisce la volontà di certi uomini ritenuti la feccia della società (emblematico il caso del galeotto che getta il comando per esplodere una nave). Il fatto che alla fin della fiera il modo migliore per scatenare il peggio di sè è la perdita dell'amore, il sentimento più sublime che si possa provare. E poi la questione del terrorismo, di quanto possa diventare facile riuscire a comandare la gente con la paura e di quanto le istituzioni possano diventare inermi o che a scatenare di fronte a tali rischi.
    Per molti versi questo potrebbe essere un film apprezzato e fatto proprio dalla Destra, dal PDL e da quanti rompono tanto le balle con la sicurezza. E in effetti questa è una cosa abbastanza preoccupante. Però non vogliamo pensare che Nolan sia un fascista. Solo che ci abbia fatto riflettere un bel pò con un film che è molto più di mero intrattenimento da effetti speciali.
    8/4/2008

    Hellboy 2 - the golden army

    E' estate e per distrarci un attimo dal ritorno dei militari nelle nostre città ci siamo lasciati catturare dalla fantasmagorica offerta del nostro cinelandia aostano che offre i suoi film per tutto il mese di agosto alla bellezza di soli 2,50 euro. Roba che probabilmente ci pianterò la tenda all'ingresso. Primo film simbolo del ritorno alla normalità (anche se pure in effetti un filmetto del buon Piccioni ce lo siamo concessi) è stato Hellboy 2, novella opera dello zarrissimo Benicio del Toro, un uomo che abbiamo imparato ad amare per tanti ruoli, tra cui il mio preferito resta probabilmente quello dell'avvocato perennemente drogato di Fuga e delirio a Las Vegas (ah a proposito non c'entra una mazza ma ho vinto 60 euro al casinò di Mentone puntando rosso alla roulette, tiè fascisti!). Insomma il buon Benicio si è dato da qualche tempo alla regia, anzi no scusate ma non posso proseguire oltre dato che vi sto prendendo per il culo oppure avevo avuto un imponente lapsus lasciandomi trarre dall'inganno di un Guillermo del Toro quasi omonimo di Benicio. Ci credete? No? E perchè avrei lasciato la parte sopra se fosse vero questo lapsus? Sarebbe una figuraccia non da poco. Forse invece era tutta una scusa per citarvi quel film incredibile di Terry Gilliam con Johnny Deep che se non avete ancora visto dovreste tagliarvi le palle...
    Cmq andando al sodo Hellboy 2 è una beceronata, come era lecito attendersi d'altronde. Però una beceronata divertente, se mi intendete. Uno di quei film che non può certo avere lo status "artistico" (e ribadisco le virgolette) che sembra essersi conquistato la precedente opera del regista, alias Il labirinto del fauno (che tra l'altro mi ostino a rimandare nella visione senza apparente motivo). Insomma siamo sullo stile di un incrocio affascinante tra Rambo, Il signore degli anelli e uno qualsiasi dei film beceronate sugli eroi del fumetto (x-men, spider-man, fantastici 4, eccetera). La forma di commedia rende bene però, e nonostante qualche cliché narrativo di troppo (e qualche scopiazzamento qua e là dalla saga lord of the rings) si scorre discretamente bene, anche se francamente non so se senza effetti speciali e calura estiva saremmo qui a parlare di un film oggettivamente mediocre nel suo intrattenimento fin troppo classico. L'ho già detto che è una beceronata? Forse anche peggio dell'ultimo di Indiana Jones. Forse eh.
    8/2/2008

    Nuovo segretario, vita nuova

    Prima di tutto il contesto: in pieno luglio si svolge il congresso di Rifondazione Comunista che deve decidere quale linea politica dare al partito dopo il monopolio Bertinotti durato quasi 15 anni. E' il momento più grave per la sinistra, questo è risaputo. Nichi Vendola, presidente della giunta regionale della Puglia è il candidato numero uno alla segreteria del partito. E' il pupillo di Bertinotti, auspica una strenua prosecuzione del progetto Sinistra Arcobaleno e un dialogo-collaborazione con il PD ala D'Alema. All'inizio sembrava la cosa migliore a tutti cercare di insistere sull'unità della sinistra per salvare il salvabile. Quello che però sembrava implicito era che fosse obbligatorio pensare a come ristrutturare quell'area politica, a quale messaggio darvi. Da dove ripartire insomma. Io non posso certo dire di conoscere perfettamente il pensiero di Vendola visto il poco spazio che gli viene concesso sui media, però il messaggio che è filtrato e che ho percepito è che egli non vedesse così fondamentale la ricostruzione dal basso, la ricerca di un nuovo messaggio molto più radicale di quello espresso da un cartello elettorale. Proposte concrete Vendola ne ha fatte in Puglia (l'ultima delle quali la apprezzabilissima mutua per gli immigrati clandestini) ma è clamoroso come non sia riuscito a esprimere nessun messaggio in tal senso a livello nazionale. Di cosa ha parlato? Di proseguire sulla strada dell'unità a sinistra ok ma questo basta? Che senso ha proseguire in un'unità fittizia se non si ha un messaggio valido da offrire? Il pensiero di buttarsi nel mischione e sperare che nasca qualche ideuzza francamente mi inorridisce. Significa perdere la propria identità nella speranza di trovarne un'altra in una costituente. Ma io non posso accettare che si vada così alla cieca, nè tantomeno che si accetti di perdere la propria identità in maniera così scriteriata e indiscriminata. Ma soprattutto voglio capire che cosa la Sinistra dovrebbe diventare per lui? Un vecchio partito socialdemocratico inserito nella società capitalista oppure un partito di sinistra rivoluzionario negli intenti e con proposte davvero innovative e radicali di riforma della società? Purtroppo penso che Vendola opti per la prima.
    Sono mesi che io e i miei amici cerchiamo un modo per definirci: comunisti? socialisti? radicali? estremisti? brigatisti? puffi? marxisti?
    E' difficile capire cosa siamo. Per questo a me piace definirmi un post-comunista. I musicofili sapranno che esistono diversi generi del tipo post-punk o post-rock. Si usa quando si capisce che il punto di partenza è stato un determinato stile (o movimento) ma che successivamente sono intervenute trasformazioni radicali (seppur graduali) che hanno comportato il raggiungimento di una summa stilistica non più ben definibile, nuova e non più inquadrabile nelle categorie precedenti. Questa è una cosa che succede anche nell'arte dove tutto quello che c'è oggi viene detto post-moderno. Non si sa ben definire queste cose, perciò ci si limita a dire che seguono qualcos'altro.
    Alla stessa maniera noi sappiamo che se fossimo vissuti 60 anni fa avremmo fatto la Resistenza con i compagni e 30 anni fa saremmo stati comunisti, di quelli che votavano e difendevano strenuamente il PCI di Berlinguer e proponevano una società diversa. Oggi non possiamo essere quel tipo di comunisti perchè molte cose sono cambiate. Non possiamo pensare di continuare a invocare impunemente Marx, Lenin, Gramsci e compagnia bella come se non fosse successo nulla. Riproporre un comunismo riformato sarebbe affascinante ma non credo ci siano le condizioni politiche per farlo. Parlare di terza via invece si può. Ripartire dai valori classici del comunismo e costruire un modello teorico e pratico capace di correggere le tendenze malate (sia micro che macro) di questa società e anzi di proporne una nuova, più equa e giusta. Meno distruttrice. Meno "PILiana". Più umana.
    E si può parlare di terza via perchè una crisi catastrofica questo sistema la vivrà nel giro di 20-30 anni al massimo (se pensate che adesso siamo in crisi vi sbagliate di grosso, questo è solo una nocciolina dell'aperitivo). Lo scopo è di riuscire ad arrivare a quel momento con una forza compatta, una soluzione alternativa già ben studiata e praticabile, una guida per ricostruire e rifondare in termini più razionali. E dove si può pensare di costruire un messaggio del genere se non in un partito come Rifondazione Comunista, fino a ieri in profonda crisi d'identità e di consenso? Mai come ora è davvero possibile portare temi nuovi al centro del dibattito e partecipare alla costruzione di un'ideologia nuova e ben strutturata.
    La vittoria di Ferrero in tal senso va vista come una possibilità: lui parla di necessità di svolta a sinistra, di immersione nel sociale e di svolte dal basso. Questa mi sembra la strada più semplice per cercare di ricostruire un messaggio prima di tutto anti-capitalista. Perchè nonostante possa sembrare un anacronismo la parola "anti-capitalista" in realtà è una cosa che sta molto bene in piedi. E ne riparleremo tra un ventennio (quando le risorse saranno sempre meno) se è possibile consentire la libertà di sviluppo illimitato a chicchessia.
    A chi parla di svolta verso l'indietro, verso l'uscita dal governo deleteria, verso la fine del progetto unitario a sinistra io (interpretando Ferrero) rispondo che non è così: non si vuole certo chiudere la necessità di un'unità a sinistra, anzi. Il punto è che prima di tutto bisogna ricostruire a casa propria, capire bene chi siamo e cosa vogliamo diventare, magari prendendoci 1-2 anni di tempo. Poi ben venga sedersi a un tavolo per discutere di un partito unico fatto per bene, e non alla casaccio come per le elezioni del 2008. D'altronde meglio un partito all'opposizione con un messaggio radicalmente conflittuale che una sinistra socialdemocratica mansueta e capitalista al governo. Ora come ora c'è bisogno di conflitto (non violenza fisica eh sia chiaro).
    Ad ogni modo, se le cose stanno davvero così, io e i miei compagni siamo pronti a buttarci e provare a cambiare davvero le cose. Vedremo se riusciremo a far parlare la politica di sistemi diversi. E magari anche di socialismo, quella brutta parola che sembra non essere usata da troppo tempo.