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2007/7/23 Anna KareninaAttenzione: verranno svelati episodi riguardanti la trama del romanzo. Perciò chiunque lo stia leggendo o voglia leggerlo è pregato di tornare alla propria pagina di pornazzi o si prepari una sfilza enorme di insulti verso il sottoscritto. Piccola digressione extra-musicale per parlare di letteratura, e più precisamente di Anna Karenina, ossia il secondo romanzo più mattone di tutti i tempi dopo Guerra e Pace, guarda caso scritti entrambi da Tolstoj. No vabbè scherzo, essendomeli letti entrambi posso tranquillamente rassicurare i critici e i lettori di tutti i luoghi e epoche diverse dalla mia (so che sentivano il bisogno del mio veto) che sì, non sbagliavano a idolatrare il vecchio russo. I finali però Tolstoj non li sa proprio fare checcazzo. Dopo 1000 pagine non puoi chiudere il libro con un 50 pagine di inutile svuotamento di coglioni quando il clou l'hai raggiunto già dammò quando quella rompicoglioni di Anna si butta sotto quel cazzo di treno. Due coglioni tanti fa venire la Karenina, che ti sembra proprio quella tipica donna che non è mai contenta, e che sta sempre a fare drammi su tutto e che in linea generale è praticamente insopportabile oltre che del tutto irrazionale. Secondo me era schizzata di testa, o perlomeno lo diventa durante il romanzo. Cmq fatto sta che anche il povero Vronskj (lo sfigato che se l'è accalappiata tipo a un terzo di romanzo) alla fine non ne può più e tira fuori un "eh no ma così non si può più vivere!" E dio solo sa a quanti di noi capita di pensare questa frase quotidianamente caro Vronskj, e sì che con questa sola frase ti ho rivalutato, a te, stronzone che non sei altro per tutto il resto della storia. E cmq aldilà dell'intreccio molto alla Beautiful (di fatto si passa il tempo tra mariti che cornificano le mogli, ragazzine che rifiutano proposte di matrimonio per poi tornare sui propri passi dopo essere passate per il rifiuto dell'uomo che si divertiva a martellarla e per un momento di fervore religioso [notare che il fervore religioso viene sempre nella solitudine ergo quando non si scopa], mariti che si fanno cornificare pur sapendo benissimo che tutti gli ridono alle spalle, uomini che si sparano per dimostrare il proprio amore e gelosie assidue di donne e uomini paranoici) si resta abbagliati dalla capacità di creare un intero mondo in modo perfetto in ogni dettaglio, manco Tolstoj fosse un cazzo di Dio creatore. Cma bando alle stronzate se vi piace leggere roba di qualità e siete appassionati di soap-opera leggete sto libro, magari saltando i passi in cui si parla di cose filosofiche (pochi) e politiche (pochissimi), soffermandovi invece sul ritratto sciagurato che il vecchio rende della disgraziata nobiltà russa (in perenne crisi economica e piena di debiti come manco Paperino e tuttavia capace di spendere e spandere lo stesso cose mostruose) e degli sprechi della burocrazia del periodo. In realtà io non sono appassionato di soap-opera anche se inevitabilmente dopo "anta" pagine vuoi sapere come cazzo andrà a finire sta tresca di Anna rompiballe Karenina. Più che altro sono rimasto affascinato dalla persona di Lévin, un proprietario terriero, nobile ma contadinotto di spirito che all'inizio si fa fottere la donna che ama dallo stronzo (Vronskj) di turno, poi si getta nel lavoro per dimenticare l'offesa (offesa un rifiuto di matrimonio? Dovevi rinsavire pirla! e poi capirai, ricevuto un rifiuto si nuota un pò nel mare per cercare altri pesci), poi la tipa gli corre appresso e lui si fa accalappiare come un pirla, oltrettutto con una proposta di matrimonio che farebbe schifo anche alla donna meno romantica del mondo. Vabbè un pirla sto Lévin, però capace di belle riflessioni e forse il personaggio meglio costruito del romanzo. Individualista ma onesto verso gli altri, desideroso di giustizia e feroce contro gli sprechi pubblici e privati, filosofo e ateo, ma ricadendo periodicamente in sconfitte dialettiche su questioni filosofiche e ritratto a pregare Dio in più di un'occasione. Non capisce un cazzo di politica e preferisce ciarlare e lavorare coi servi piuttosto che con altri nobili fancazzisti. Un pirla e in fondo quasi uno sfigato. Però simpatico. Sarà mica che mi ci sono riconosciuto? 2007/7/20 In vacanza con Buffalo Tom e Manic Street Preachers?Ma anche no! Già perchè nonostante la profonda stima che nutro per entrambi i gruppi bisogna dire che i loro ultimi album con cui se ne sono usciti (rispettivamente Three easy pieces e Send away the tigers) pur essendo fatti bene sono vecchi. Vecchi dentro, nonostante usciti nel 2007. Non si sono accorti i membri dei rispettivi gruppi, di aver fatto canzoni prevedibili, già sentite, note già ai vecchi bacucchi in quei rabbiosi (? non so neanche io perchè ho scelto quest'aggettivo in realtà) anni '90. Non che siano canzoni brutte eh, intendiamoci, anzi. I Buffalo Tom poi hanno concepito almeno un paio di gemme meravigliose (penso a Pendleton e You'll never catch me) e sinceramente mi spiace anche parlare male di due dischi che a un ascolto distratto di qualsiasi cretino piacerebbe tranquillamente, o perlomeno si farebbe ascoltare senza problemi. Il problema però è che se un gruppo ti fa 5-6 dischi uguali nella carriera inevitabilmente ti rompi i coglioni e cominci a pensare "ma dio cristo possibile che non si cambi mai una nota qua?" La prevedibilità è davvero una brutta bestia. Si sopporta quando un gruppo è giovane ed è alla prima o seconda uscita discografica per il fatto stesso che bene o male c'è una sferzata di novità nell'ensemble dei musicisti. Però quando cominciano ad esserci i dinosauri diventa inevitabile essere critici. Anzi più che inevitabile è quasi obbligatoria una scelta morale, quanto meno per evitare che Buffalo Tom e Manic Street Preachers facciano la fine di Rolling Stones, Metallica, Iron Maiden e quant'altri che continuano in vergognose carriere pur non avendo più nulla da dire da almeno quindici anni (trenta nel caso degli Stones). Poi vabbè alla fine ho recensito il disco dei Buffalo e non mi sono sentito di dargli meno di 7. Però imploro una petizione che obblighi un gruppo all'inattività forzata dopo 15-20 anni di attività (della serie teniamoci larchi in attesa del nuovo dei Radiohead) 2007/7/12 Giorgio Canali-Tutti contro tuttiOk premesso che si è deciso di mandare definitivamente affanculo Heidegger e Husserl (perlomeno fino a settembre) e di godersi l'estate vorrei qui ricordare che è uscito il nuovo album di Giorgio Canali (in realtà già da diversi mesi, siamo sempre in ritardo, vabbè). Chi è Giorgio Canali? Semplicemente uno dei pochi rocker davvero seri e vivi che ci siano in Italia. Roba che Ligabue e Vasco Rossi non sono degni di pulirgli gli stivali. Cmq forse qualcuno si farà un'idea migliore sapendo che è stato il chitarrista dei gloriosi CSI e PGR, oltre ad aver collaborato coi CCCP. Ma noi lo amiamo soprattutto per gli splendidi dischi solisti e il nuovo album Tutti contro tutti non è da meno rispetto ai lavori precedenti. Cmq è in arrivo una recensione dettagliata del disco che vuole essere anche un omaggio a questo grande artista. Voto: **** 2007/7/9 Interpol-Our love to admire (2007)E' luglio, fa un caldo boia e noi siamo qui impantanati a studiare filosofia contemporanea, in quest'ultimo inarrivabile e inesorabile appello estivo. Si purtroppo non ho più avuto tempo di aggiornare questo disgraziato blog anche se avrei tante cose da dire, tante puttanate da sparare, tanti temi di attualità su cui bestemmiare. Lascio a voi tutti una sola sigla su cui riflettere: PD chi mi conosce penserà male. E forse farà bene. Chi non mi conosce penserà bene, e forse farà bene lo stesso. Probabilmente la maggior parte di voi sta pensando che sono un pirla e avreste sicuramente ragione. Ma è luglio e fa caldo, perciò qui limitiamoci a parlare degli Interpol, gruppo a parere del sottoscritto immenso, band capace di sfornare un immenso capolavoro come l'esordio Turn on the bright lights (un disco che credo troverà sicuramente posto nelle varie classifiche che si faranno nel 2010 su questo decennio) e un più che godibile seguito Antics. Avevano fatto gridare alla resurrezione di Ian Curtis per quell'inquietante timbro vocale di Banks. E ci avevano fatto innamorare con quei meravigliosi intrecci di chitarra. Ecco purtroppo io, che sono qui a cercare di capire cosa cazzo voleva dire quel segaiolo mentale di Heidegger, vengo a sapere che è uscito il loro terzo disco e il mio animo psichico devastato non riesce a contenere spasmi di gioia per la lieta novella. Se però poi mi trovo un disco piatto, moscio, irritante, pomposo, patinato come non mai, insipido e chi più ne ha più ne metta che cosa posso fare per consolarmi? Evidentemente ascoltare l'ultimo degli Editors, che a quanto pare sono la copia spudorata degli Interpol senza neanche un pizzico di inventiva in più, ma che perlomeno non si sono avventurati in sonorità spaventosamente banali e futili alla Maximo Park e Killers come sembra abbiano fatto i ragazzi niuiorchesi. Checcazzo però io li adoravo gli Interpol. PD Voto al disco: ** |
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