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2008/5/30 Ritorno dal film dell'anno annunciato, alias Il DivoE’ bello sapere che ogni tanto ci si prende. E che i tuoi piccoli eroi non ti deludono. Io amo Sorrentino, lo stimo in una maniera così spropositata da riternerlo il miglior regista italiano degli ultimi dieci anni. E lo dico praticamente ogni volta che parlo di lui. Divento quasi nauseante in questo elogio continuo. Uno spompinamento che sembra non finire mai. Eppure davvero ditemi voi come si fa a non amare un uomo di questo genere dopo che ti porta sullo schermo un film come Il divo? Un film così smaccatamente POLITICO, ma senza neppure la minima paura che forse ci potessero essere polemiche o denunce, intimidazioni o insulti. Bisogna dare atto ad Andreotti di essere stato un signore a non averlo denunciato. Perché checcè se ne dica Andreotti ne esce come un personaggio sì ambiguo, ma maledettamente colpevole. Colpevole di aver seguito una strada sporca di sangue per assicurare il benessere superiore (dal suo punto di vista). Della serie il fine giustifica i mezzi, o come dice a un certo punto un incredibile Toni Servillo: “a volte bisogna fare del male per rendere possibile il perpetuarsi del bene.” Una cosa del genere perlomeno. Ed è una cosa forte, molto forte. Perché quando uno arriva a giustificare il terrorismo (e forse a favorirlo) e a utilizzare la mafia per non ostacolarlo il tutto nell’ottica di spaventare la gente e spingerla a rigettare gli estremismi politici (siano essi di destra o di sinistra ma è chiaro che qui si parla del PCI di Berlinguer) e concentrare i propri voti al centro democratico(cristiano) allora forse sarebbe il caso di chiedersi se c’è qualcosa che non va. E’ un po’ quello che si devono essere chiesti un po’ in molti alla fine della proiezione del film quando in una sala semipiena la maggior parte della gente è rimasta ancorata alla propria poltroncina con uno sguardo largamente provato, perso nel vuoto, intento a pensare se tutto ciò sia stato vero oppure solo il frutto di una rielaborazione molto personale del regista. Il giudizio storico del sottoscritto (che tra parentesi è un dottore in storia, marò) è che di prove certe non ne avremo probabilmente mai, anche se ogni tanto esce fuori qualcosa. Però è altamente probababile che sia (quasi) tutto vero. E allora c’è ben donde di mettersi le mani nei capelli e chiedersi come si faccia a essere una simile repubblica delle banane. La cosa buffa è che la storia sembra perpetuarsi. Ieri Andreotti, oggi Berlusconi. Ieri la Dc, oggi il Pdl. Siamo sempre lì. Solo che oggi non c’è più il pericolo dell’URSS. E allora tutto assume sempre più un alone di irrazionalità. Mi sono fatto trascinare dalla politica come al solito. In realtà questo è un film che meriterebbe di essere visto anche solo per il modo in cui è stato girato. Ci sono alcune scene memorabili: la macchina di Falcone che salta in aria fa venire la pelle d’oca. Lo sfogo di Andreotti nel suo soliloquio personale è da incorniciare tanto è terrificante nella sua razionalità e freddezza. Il modo in cui si inquadrano e si presentano certi personaggi è degno del miglior Guy Ritchie, quello di Lock & stock e The Snatch. La regia sempre fluida, svolazzante, aerea e volteggiante di Sorrentino è sempre e comunque una goduria, e questo a mio avviso lo rende superiore di molto allo stile neorealista quasi documentarista di Garrone. Modi diversi di intendere il cinema forse, ma l’impressione è davvero di trovarsi di fronte un Fellini anni ’50 (Garrone) e uno anni ’60 (Sorrentino). E insomma non so voi ma io preferisco mille volte Otto e mezzo e Giulietta degli spiriti a film comunque capolavoro come La strada e I vitelloni. E comunque in definitiva si può dire? Lo dico: Il Divo è il miglior film italiano del decennio e per quanto mi riguarda scalza dal trono i vari Placido (Romanzo criminale), Giordana, Garrone, Ponti, Moretti, Bellocchio e Sorrentino stesso. Viva il cinema italiano. Viva la spettacolare vita di Giulio Andreotti. Viva la DC! Amen. 2008/5/28 Le basi di una nuova Sinistra Ok premesso che lo stile del sottoscritto sarà sempre discretamente caciarone (per non appesantire troppo post già pesanti di per sè per l'argomento) inizio parlando di quali debbano essere i valori e i punti di riferimento fondamentali della nuova Sinistra. Ovviamente nessuna pretesa di imporli a tutti, ma francamente penso sia difficile esulare da questi: -Democrazia: poco da dire, un diritto fondamentale di ogni cittadino quello di esprimere la propria opinione sulla modalità di governare. Insomma anche se sarebbe più facile fare quello che si ha in mente con una bella dittatura del proletariato ventennale si è sempre dell'opinione che non sempre il fine giustifica i mezzi e anzi, per dirla alla Camus spesso i mezzi giustificano il fine. Ad ogni modo io personalmente avrei in testa un certo concetto di "democrazia competente" su cui avrò modo di parlarne in maniera approfondita. -Giustizia: ma quella vera. Non quella che un Rom paga più di un italiano per uno stesso crimine o un imprenditore non paga per reati di frode milionaria. Giustizia non solo giuridica comunque ma anche economica e sociale. -Uguaglianza: non intesa in termini assoluti ovviamente. Nel senso che sappiamo tutti come andò in Unione Sovietica. Semplicemente il presupposto è che gli uomini siano di base tutti appartenenti al genere umano ma non sono tutti uguali per caratteristiche. Per questo è ingiusto mettere tutti sullo stesso piano. La cosa migliore è però senz'altro quella di mettere tutti sulle stesse condizioni di partenza. Oggi nelle scuole più prestigiose (o anche solo all'università) non ci vanno i figli degli operai. Ci vanno i figli dei ricchi. E questo francamente è inaccettabile. Dalla base di uguaglianza iniziale scaturiranno le dovute differenze dovute alle diverse capacità individuali, ossia si andrà avanti con la: -Meritocrazia. Questa brutta parola che per anni la Sinistra ha ripudiato eccola qua. Prendiamo come esempio due operai di uguali capacità: se uno dei due si impegna di più è giusto che guadagni di più non trovate? Ora prendiamo due operai di capacità diverse che però si impegnano entrambi alla stessa maniera: quello dalle capacità più elevate non meriterà forse qual qualcosina in più come riconoscimento? Ma soprattutto l'idea più pericolosa potrebbe essere questa: due operai di diverse capacità hanno lo stesso rendimento. Vuol dire che uno si impegna e l'altro no. Non sarebbe forse giusto premiare simbolicamente (e anche materialmente perchè no?) quello dalle capacità minori che per arrivare a quel rendimento si è impegnato di più? Ovvio. il difficile sta a capire come misurare queste capacità e questi impegni individuali. Ci arriveremo. -Eticità. Anche nel caso della meritocrazia più sfrenata è inconcepibile che un individuo guadagni in un mese quello che un operaio guadagna in una vita. E' INCONCEPIBILE! -Laicità e tolleranza: sulla lacità c'è poco da dire, ufficialmente lo siamo già ora e mi sembra una delle grandi conquiste dell'Illuminismo. Tolleranza è inevitabile per rispettare la libertà degli individui, ah a proposito, prima che mi diate del fasciocomunista: -Libertà: la libertà di un individuo termina dove inizia quella di un altro individuo (Rivoluzione Francese 1789). Il problema è: dove inizia la libertà individuale? Ne parleremo... intanto freme ricordare come l'individuo deve avere la libertà assoluta in primo luogo di sè stesso. Questo comporta ovvi risvolti a proposito del paternalismo statale che ti imporne tra le altre cose di non drogarti e metterti la cintura di sicurezza. E' un discorso pericoloso ma ci abbiamo riflettuto bene. -Decrescita: qui se dovrà parlare a quintalate di pagine. Diciamo solo che ora come ora viviamo tutti bene e ce ne freghiamo di quello che succede nel mondo, ce ne freghiamo del fatto che il 20% della popolazione usi l'80% delle risorse del pianeta e ce ne freghiamo del fatto che già al momento l'utilizzo globale delle risorse planetarie va oltre il doppio della sostenibilità della Terra. Se si vuole avere un futuro bisognerà uscire dall'astiosa divinizzazione del PIL. Qui ci sono davvero tantissimi risvolti e oserei dire che questo deve essere forse il nucleo più concreto su cui deve poggiare la rifondazione teorica e pratica delle filosofie progressiste. -Socialismo: checcè se ne dica la tradizione cui ci si vuole allacciare è quella socialista. Marx? Lenin? Gramsci? Berlinguer? Bakunin? Cercheremo di capire perchè bisogna essere critici verso questi mostri sacri ma perchè non bisogna abbandonarli del tutto. Ecco questi sono i valori principali su cui bisogna discutere. Da domani inizieremo ad analizzare le varie questioni in maniera molto disordinata. 2008/5/27 Hasta la revoluciòn! (io spero sia implicito che quello che segue qua sotto va preso sotto forma di grande risata collettiva e non rispecchia le tesi reali del sottoscritto. Lo preciso perchè non si sa mai, si sta cercando di darsi un semi-contegno) 2008/5/26 Va bene Allora mi pare che il risultato sia una quasi totale affermazione della fazione politica. Francamente sono profondamente deluso. Già speravo di crogiolarmi nella meraviglia del ricordo e della fantasia amorosa e invece mi toccherà proporvi ragionamenti astrusi, pragmatici, stramboidi e razionali. Bof, se proprio ci tenete allora proviamo a impegnarci anche se il mio pessimismo è cosmico ormai. In attesa quindi di pubblicare i primi scripta rei publicae (latinorum rulez! ahahah) si continua a parlare un pò di cinema perchè è appena finito il festival di Cannes e con mio grande piacere sono stati premiati due film che sto cercando di spingere tantissimo (io e chiunque ami il cinema, italiano e non), ossia il Divo di Sorrentino e Gomorra e Garrone. Se n'è già parlato altrove quindi è inutile stare a ripetersi però stavo pensando che in generale mi sembra che il cinema italiano in questi anni abbia di che gioire visto il suo ottimo stato di salute. Voi dite di no? io francamente continuo a pescare film italiani strepitosi in giro. In questi giorni ad esempio mi sono allettato con Andata e ritorno di Ponti (quello di Santa Maradona), uno che ha studiato bene la classica commedia all'italiana e ha saputo riproporne il modello alla grande, con trame forse non così originali ma con una regia brillante e una scelta di sceneggiatura e cast comunque eccellente. E poi chi ha visto quel film non può dimenticare il tassista col codino che si fa le canne e in mezzo al traffico si mette a inveire contro Berlusconi. Probabilmente uno dei momenti più belli della storia cinematografica italiana recente. Fossi in Ghezzi e negli altri autori di Blob infilerei quella scena almeno una volta al giorno nel programma. Dopo queste belle risate siamo poi piombati in due film piuttosto cupi come Lascia perdere Johnny di Bentivoglio e soprattutto Primo amore di Garrone (bisognava un pò capire da dove spuntava fuori sto Garrone!). Che dire entrambi lasciano l'amaro in bocca per un finale nel primo caso molto triste e basta, nel secondo molto triste e sconvolgente e drammatico e tragico e chi più ne ha dica. La differenza sta che Bentivoglio sembra concentrarsi nell'offerta di un piccolo spaccato di società lontana e un pò sotterranea (gli anni 70 di un paesino di provincia e il mondo delle orchestre di paese) carica di individui bozzettistici (e il migliore anche qua è il trombettista fatto da Servillo, che ultimamente è onnipresente) e situazioni mai scontate. Forse si perde un pò però Bentivoglio, perchè spesso il film non sembra capire bene dove andare a parare, o forse è proprio questo lo scopo, quello cioè di non offrire punti di riferimento fissi, come si accorgerà bene il protagonista principale. Primo amore invece è per molto tempo una grande rottura di cojoni, nel senso che ti trovi sta coppia bergamasca che parla poco o nulla e dici boh. Poi invece ti rendi conto della maestria in cui viene dipinta la società contemporanea e soprattutto si inizia a essere presi dal dramma di questa donna che viene semi-obbligata a dimagrire in maniera quasi ossessiva. Fino all'evento clou che lascia di merda, diciamolo, con un discorso finale raggelante. Forse ha un ritmo troppo lento nel complesso ma in effetti è un gran film. Ma siamo anche un pò frivoli e non potevamo mancare di vedere l'ultimo Indiana Jones di Spielberg. Essendo fan accaniti della trilogia in effetti non si poteva mancare anche se c'erano le ovvie riserve su un Harrison Ford ormai vecchietto e su un'opera che poteva essere solo una beceronata commerciale. Non è così, nel senso che spesso si esagera, anche troppo: senza spoilerare ve ne accorgerete con il ragazzino, con una trama forse un pò troppo fantascientifica, con il classico e scontatello lieto fine amoroso finale e col fatto che Indiana a 60 anni suonati riesce a scazzottare meglio di un robusto ufficiale sovietico che potrebbe essere suo figlio, mah... Però l'azione c'è il divertimento pure. E divertente è tutto il gioco di citazioni della trilogia sparse qua e là durante il film. Divertente era anche una certa autoironia che però si perde presto nel film. Divertente è come si riesca a intrecciare sovietici, area 51, società precolombiane, alieni e ribelli alla James Dean. Insomma se visto con un certo approccio Indiana Jones e il teschio di cristallo può piacere. Certo sappiate che è un film di mero intrattenimento. 2008/5/23 Politica o letteratura? decidete voi! Fermo restando che non ho tempo per fare tutto quello che vorrei e che di solo cinema non si può vivere il preciso intento di questo post è di chiedere a voi, miei appassionati amici-lettori-interventisti-sinistroidi-pornografi quale strada preferireste che prendesse questo blog? Due sono le possibilità: politica o letteratura. La musica m'ha rotto le balle, ne parlo già troppo altrove e se volete tenervi aggiornati c'è sempre lo splendido www.storiadellamusica.it. Allora enuncio meglio le due vie: 1) Politica. In seguito al nefastissimo 14 aprile io e alcuni miei amici abbiamo deciso di trovarci per parlare dello stato pietoso della sinistra italiana e in generale del rimodernamento dell'ideologia socialista al nuovo millennio. Ma si parla anche di attualità e cosine un pò più terra terra. Oh gira e rigira è andata a finire che non mi sono mai annoiato una volta sola e ogni volta ci lasciamo con dispiacere per tornare dalle nostre mamme. Iniziato come un gioco ora sembra virare verso discussioni sempre più serie e impostate. L'ultima volta si è addirittura arrivati a creare un mini-sistema socio-filosofico per affrontare il ruolo dello stato di fronte a suicidio e droghe pesanti. Insomma la mia idea è che queste cose varrebbe la pena scriverle e aggiornare il blog anche con questi resoconti mi aumenterebbe lo stimolo per lo sbatti. 2) Letteratura. Ormai sono anni che non scrivo più na sega. E di scrivere ne ho voglia davvero, ma per un motivo o per l'altro non ci riesco. un pò perchè non c'ho tempo e altri impegni più pressanti si sovrappongono, un pò perchè mi spaventa l'idea di portare a termine i progetti mastodontici che ho in testa. Uno di questi sarebbe di scrivere una serie di racconti a sfondo autobiografico di argomento sentimentale-sessuale-emotivo-relazionale. Insomma in pratica il progetto sarebbe una decina di racconti su una decina di donne, e l'idea sarebbe di offrire un punto di vista (e quindi narrativo) diverso per ognuno. Ovviamente su una media di 5-10 pagine a racconto viene fuori una cosa generale che mi spaventa per quantità e per questo fatico a mettermi lì per iniziarlo. ho bisogno di una spinta, quindi se voi decideste per questo mi metterei a fare una specie di racconti a puntate, un pò sul modello (con le dovute proporzioni) dei romanzi a feuilleton dell'800 quando autori come Dumas e D'Annunzio pubblicavano le loro opere a puntate sulle riviste. Insomma commentate e esprimete il vostro giudizio, fermo restando che ci vorranno almeno 3 interventi positivi per farmi decidere a muovermi in una o l'altra direzione. A voi la parola. Potete anche mandarmi direttamente affanculo se volete nè. 2008/5/20 Film dell'anno annunciato Il Divo. Regia di Sorrentino, alias miglior regista italiano degli ultimi 20 anni. Con Toni Servillo, alias miglior attore italiano del momento. Un film politico ispirato a Giulio Andreotti. E sticazzi. Non vedo l'ora che esca al cinema (tra una settimana sarà mio!) 2008/5/17 Cinema 2008: ridaje Non so perchè ultimamente mi viene da parlare tanto e solo di cinema. Penso sia un caso più che altro. Anche perchè parlare di politica è troppo deprimente, di vita quotidiana e personale inutile e di musica non so perchè ma non ne ho proprio voglia. Bof, cmq iniziamo a parlare di un film fresco fresco come Gomorra, visto ieri sera al cinema: Matteo Garrone (di cui ahimè non conosco nulla nonostante abbia dieci anni di regia alle spalle) realizza una versione credo adatta del libro di Saviano. Dico credo perchè il libro non l'ho letto (anche se vorrei, vabbè) però credo che il crudo livello delle immagini corrisponda abbondantemente alla realtà dei fatti e dell'inchiostro. E aldilà del tema un pò pesante per un venerdì sera bisogna dire che la regia di Garrone è molto virtuosa: ora ti infila un faccione alla Lynch ora ti ritrovi a seguire i personaggi con camera a mano, ora invece ti ritrovi a volteggiare con la grazie tipica di Sorrentino. Spettacolare poi il fatto di un film italiano con i sottotitoli (io capivo quasi tutto però in effetti mi rendo conto che la mia mezza terronaggine mi aiuti non poco). E a proposito di Sorrentino non vedo l'ora che esca il suo Il divo, film politicissimo ispirato alla figura di Andreotti con Toni Servillo protagonista. Ci sono tutte le premesse per il film dell'anno: miglior attore italiano, miglior regista italiano, attacco alla Dc e un trailer che sembra trasudare di azione e passione. Manco fossimo tornati ai tempi di Todo modo di Elio Petri. :) Vabbè due paroline su altri film più o meno recenti: Shoot em up è una di quelle puttanate talmente puttanata che alla fine pensi sia un mezzo capolavoro. Clive Owen che fa il Bruce Willis moltiplicato all'ennesima potenza in uno stile che si avvicina pericolsametne a un misto tra il protagonista di Crank e il Gigen di Lupin. In tutto il film ammazza più gente lui che le autostrade in un anno e con la sua pistola non lo vedi sbagliare un colpo che è uno. Poi vabbè c'è la Bellucci che parla in dialetto e tromba in mezzo alle pallottole, un pò le due cose che presumo sappia fare meglio, e bisogna dire che è sempre un belvedere. Capitolo Juno: lo so siamo a maggio però amen (ohohoh). Miglior sceneggiatura agli oscar. Che dire....mah, la storia la saprete tutti penso: una sedicenne che rimane incinta e decide di portare a termine la gravidanza e dare il bambino in adozione. momenti topici: 1) "Oh cazzo mi sa che sono incinta! uff vabbè Mike non è che mi dai due cicche?" 2) "Bon andiamo a fare fuori sto vermiciattolo" 3) "Oh papà sono incinta. Cmq tranzollo eh ho già trovato dei genitori adottivi." "Ah vabbuò" Cioè diciamo che alla lunga tutto questo livello di farsa continua e di poco peso che si dà alla vicenda del bimbo in arrivo un pò sconvolge per la leggerezza con cui i protagonisti ne parlano però più che apparire come un fatto di superficialità l'idea che appare al sottoscritto è che sia tutto fatto semplicemente molto male e con approssimazione. E le trovate carine ci sono per carità, e il film si fa vedere per carità, con la sua caratura da mezzo-indie da strada ceh ti strizza l'occhiolino. Però diciamolo: è un film mediocre. Moolto ma mooolto meglio la ragazza del lago di Molaioli che recentemente ha sbancato i David di Donatello surclassando Caos Calmo di Moretti. E nonostante manchi la visione di Caos calmo mi sento di dire che quei premi se li merita tutti perchè Molaioli riesce a realizzare un'opera perfetta: un giallo asciutto, scarno, che segue la classica tradizione dell'indagine del commissario (qui il solito ottimo Servillo) offrendo uno spaccato della sua vita personale e della vita provinciale di un apparentemente tranquillo paesino di poche anime, dietro la cui facciata si nascondono ansie represse e tanti sotterfugi. Ricorda qualcosa tutto ciò? Si in effetti Twin Peaks è un pò ingombrante, ma qui non ci sono svelazzi onirici, solo cruda realtà e una fotografia perfetta. 2008/5/4 Il cinema di peso di questo primo 2008Tra un Ridley Pino Scotto e l’altro si è avuto il tempo di tenersi parzialmente aggiornati sulle ultime uscite cinematografiche, anche se ovviamente con molto ritardo e con poca competenza, dato che al cinema ci andiamo raramente e pertanto i film di cui parlano gli altri noi li guardiamo con 1-2 mesi di ritardo. Ad ogni modo il motivo che ha spinto di più a scrivere questo post raccogliticcio di pareri spiccioli che ho rinviato fino ad ora è stato la visione di Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel, film che ha ottenuto una marea di riconoscimenti tra cui la palma d’oro per la regia a Cannes. Il tema è tragico, quello di un uomo colpito da un ictus che rimane quasi completamente paralizzato ad eccezione dell’occhio sinistro, con cui riesce a comunicare e addirittura a scrivere un libro (da cui per l’appunto è tratto il film, che se non si è capito è tratto da una storia vera). La tragicità di quest’opera è straziante, tanto che io, perfino io, mi sono trovato a versare lacrime a più riprese. Ebbene si anche io sono un essere umano e tra una bestemmia e l’altra riesco ad avere un animo femminile da donnacciuola. Forse è perché so cosa vuol dire stare accanto a una persona cara ridotta in condizioni simili in ospedale, forse semplicemente perché certe storie riescono a toccare nel profondo e ti fanno solo capire quanto sia vana la maggior parte delle seghe mentali che ci facciamo quotidianamente (ed è quando guardo film simili che penso davvero che Bukowski e Baudelaire siano stati delle grandissimi teste di cazzo, ma sono momenti di debolezza). Ad ogni modo oltre alla trama colpisce quella lucida ironia, quei tratteggi divertenti, quella regia preziosa fatta di una soggettività esasperante che ti pone nei panni del malato, ma anche di tutta quella serie di stacchi su paesaggi, ricordi, improvvisazioni fantastiche che ti ricordano di quanto possa essere potente il cervello umano. E nonostante tutto non c’è ipocrisia morale in tutto questo, non è una di quelle robe contro l’eutanasia et similia, perché il fine ultimo è sì la lotta per la vita, ma non in una sua staticità da vegetale ma nella speranza di un progresso fisico prima che spirituale. Lo scafandro e la farfalla è uno di quei film che tutti dovrebbero essere obbligati a guardare per far sì che il mondo vada in maniera migliore. Purtroppo ovviamente non è così. Passiamo ora a cosine più turpi: Cassandra’s dream, alias l’ultimo film di Woody Allen, è stata una bella delusione, lo si può dire tranquillamente, tanto più se confrontato con Onora il padre e la madre di Sidney Lumet, due opere che esplorano un mondo e una trama quasi identici. Facile quindi in questo scontro notare la piattezza di Allen, incapace di cambiare registro e di uscire da uno schema già visto in capolavori come Crimini e misfatti o film cmq più riusciti come Match point. Qui manca il ritmo, manca quel cambio di marcia, manca il gioco di prestigio che spalanchi la bocca per lo stupore. Forse l’unica cosa buona è il finale, nella sua freddezza quasi glaciale. Ma anche qui nutro molte riserve dato che sembra fin troppo facile chiudere il film in questa maniera. Onora il padre e la madre è innovativo fin dalla regia e per il modo in cui gioca con gli eventi appare speculare con Paranoid Park di Gus Van Sant, ma dove Van Sant sembrava esagerare nell’anticipare gli eventi diluendo la tensione giallistica in un effluvio di poesia visiva Lumet appare più in grado di gestire gli eventi e aprire una dopo l’altra le tante porticine che conducono ad un finale da incorniciare, con un Philip Seymour Hoffman talmente spettacolare da meritare non uno, non due, ma ventisette oscar. E cmq si parla di uno dei film dell’anno quindi caspiterina! Senza motivo del tutto apparente parliamo invece di Persepolis e Il cacciatore di aquiloni, accomunandoli in ottica vagamente eurocentrica per il solo fatto di venire dall’Asia minore. Animazione colta il primo, film narrativo piuttosto convenzionale il secondo. Entrambi hanno i loro buoni motivi per essere visti: per Persepolis basterebbe il fatto di essere un film d’animazione davvero innovativo, sulla scia di maestri come Satoshi Kon e Miyazaki (e non ringrazierò mai abbastanza Michelle per avermi fatto scoprire quest’ultimo nonostante il mio pregiudizio dell’epoca per quelli che ritenevo “cartoni animati”). Qui addirittura ci si limita al bianco e nero per narrare una storia indivuale-collettiva di una ragazza e di una nazione che affrontano percorsi per certi versi simili, tra fughe nel sogno o momenti di estasi e brutali atterraggi in una realtà fatta di piccole tragedie personali (un amore spezzato, una nonna che se ne va) e eventi storici drammatici (la rivoluzione islamica, quello che c’era prima e quello che c’è dopo). L’Iran viene toccato di striscio anche in Il cacciatore di aquiloni. Diciamo subito che non ho letto il libro e aggiungo che francamente me ne pento. Me ne pento perché penso che quello che faccia grande il film sia la storia. La storia, oh quella è superba, in grado anch’essa di offrire uno spaccato impeccabile di un paese (l’Afghanistan) prima fiorente e promettente, poi sconvolto dall’invasione sovietica e dalla successiva presa di potere dei Talebani. E naturalmente vi è la storia d’amicizia, gli aquiloni, il padre idealista e impegnato politicamente ma attento, i sotterfugi, l’amore, i bulli e la violenza, tanta tanta violenza. Voci di corridoio mi han detto che il film è stato più crudo del libro, il quale approfondiva di più i legami fanciulleschi e giocosi e il rapporto di amicizia tra i due bimbi-amici ormai famosi. D’altronde il finale è molto buonista e ottimista quindi si compensa un po’. Non è un film spettacolare, quello no, non ci sono grossi spunti di regia o di recitazione, né di fotografia. E’ solo la storia che merita. Insomma se potete leggetevi il libro. Nel dubbio il film vi terrà cmq incollati alla poltrona per due ore. 2008/5/1 Ridley Scott (part 1)Ok dai dopo un periodo di riposo più o meno lungo si
ricomincia a fare gli snob-nerd-maniaci-critici-di-sta-minchia con un bel post
su Ridley Scott, bene o male uno dei registi americani più famosi e
importanti degli ultimi 30 anni (e probabilmente il più versatile). E allora
via con la prima parte, comprendente i primi 6 film: |
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