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2008/10/31 Bravi braviContinuate così, seguite l'esempio di Cossiga:
Vedremo chi l'avrà vinta bastardi 2008/10/26 Riflessioni su libertà e democrazia (part 2)Allora premesso che il pastrocchio posto qua sotto deve essere letto obbligatoriamente dopo la part 1, ecco a voi finalmente il seguito delle nostre elucubrazioni più o meno personali e collettive. La ricostruzione dell'ideologia continua. In questa puntata troverete spiegato perchè partiti come il pdl e il pd, così come sono ora strutturati, non potrebbero esistere nella mia democrazia ideale. Tiè. Fino a qui ci siamo permessi di definire il confine teorico di giurisdizione dello stato rispetto all’individuo. Ora però diventa necessario affrontare fino in fondo l’essenza stessa della definizione di libertà: La libertà è la possibilità per un individuo di fare tutto ciò che non sia lesivo per altri. Quella che sembra una formula inequivocabile nasconde infatti molte insidie di interpretazione: come è possibile stabilire che cosa sia lesivo per gli individui? Sembra davvero una questione futile finchè si parla di omicidi, furti e furti ma non lo è se si esamina la questione più a fondo, in particolare analizzando la sfera che più di altre merita di essere analizzata: la sfera economico e quella ambientale.
Negli ultimi due secoli l’uomo ha avviato una sempre maggiore sottomissione della natura ai propri fini, infischiandosene di sostenere un delicato quanto necessario equilibrio in grado di determinare una sostenibilità del proprio livello di vita. Lo sfruttamento delle risorse fossili (carbone, petrolio) è il malcostume più evidente e lampante: in un lasso di tempo così limitato a livello macro-storico (poco più di duecento anni) sono state consumate risorse che per accumularsi hanno impiegato milioni di anni. Pensare che tali risorse, presenti in quantità limitata sul pianeta, durino per sempre è scientificamente impossibile. Occorre allora domandarsi in primis quanto la gente sia cosciente del fatto che la propria ricchezza di cui gode oggi sia merito sì degli sviluppi della tecnica e del capitalismo, ma anche e soprattutto da un esubero della propria libertà di azione resa possibile dalla straordinaria offerta del pianeta, che ci ha concesso una quantità immensa di risorse. E’ fondamentale capire che il benessere di cui ha goduto e di cui continua a godere l’Occidente dipende primariamente da tale sfruttamento pressochè esclusivo e monopolistico delle risorse di tutto il pianeta. Un predominio portato avanti per decenni con il controllo politico e militare e solo dal secondo dopoguerra con l’affilata arma del neocolonialismo economico e (successivamente) della globalizzazione.
Quello che l’uomo Occidentale può quindi faticare a capire è che tutta la propria società ha potuto permettersi uno stile di vita sempre più elevato, riempiendosi armadi di vestiti o mangiando sempre meglio prodotti a prezzi assai bassi, a condizioni ben precise: lo sfruttamento immorale e insostenibile di risorse energetiche e risorse umane. Risorse energetiche: petrolio e carbone hanno consentito sviluppi industriali a costi minimi per il loro prezzo economico proficuo. Ciò ha permesso di diminuire il costo di produzione delle merci nonché di aumentarne la varietà (è sufficiente pensare agli sviluppi che ha avuto la chimica come per esempio l’invenzione della plastica). Minori costi di produzione significa merci meno care e possibilità per i lavoratori di trovare spazio per aumentare le proprie richieste salariali. Di qui il forte ruolo dei sindacati che hanno consentito (loro, non certo la mano invisibile del mercato liberale) di aumentare il benessere anche delle classi lavoratrici più umili e quindi degli strati sociali più poveri della popolazione. Nel momento in cui però il costo di produzione è venuto ad aumentare in Occidente (vuoi per un costo via via crescente di carbone e petrolio, vuoi per le sempre più incidenti azioni dei sindacati) il capitalismo ha reagito in due maniere: avviando una nuova stretta liberale che limitasse i diritti dei lavoratori in Occidente, ma soprattutto avviando un decentramento globale della produzione industriale. Diventa più conveniente produrre una tale merce nei paesi sottosviluppati che in Occidente. Conveniente perché in tali paesi del terzo mondo i sindacati sono inesistenti e i lavoratori non possono essere difesi adeguatamente. Di qui lo sfruttamento umano delle popolazioni povere del terzo mondo. Loro pagati una miseria e alienati da ritmi asfissianti. Noi contenti perché il prezzo delle merci resta basso grazie a una minore spesa di produzione (ossia una minore distribuzione del profitto tra i lavoratori stessi che l’hanno prodotta). Difficile astenersi dalle fin troppo facili prediche moralistiche che mettano in luce l’ipocrisia dell’Occidente che con una mano sfrutta e affama mentre con l’altra estrae il portafoglio per avviare insignificanti attività benefiche che vadano ad ammorbidire lo sfacelo di tali paesi. Limitiamoci a sottolineare il fatto che il presente e l’immediato futuro mettono in seria crisi questo sistema: il maggiore costo delle risorse energetiche (destinato inevitabilmente ad alzarsi finchè queste saranno fonti di energia non rinnovabile) agisce sul costo della merce, sia a livello di produzione, sia a livello di trasporto delle merci. E in un sistema come il nostro, basato essenzialmente sul settore terziario dei servizi (e quindi basato in buon parte sui diversi passaggi di mediazione tra il produttore e il consumatore) tale aumento dei costi va a indebolire il tessuto economico della società, avviando un’inflazione che riduce le possibilità di acquisto della popolazione, senza per questo riceverne in cambio un’aumento della produzione (è il fenomeno della stagflazione).
In questo contesto come si riflettono le questioni della libertà e della democrazia? In un inasprimento del malessere sociale: sempre più larghe fasce di società, finora inserite in un prospero ceto medio, vedono peggiorare visibilmente le proprie condizioni di vita. Lungi però dall’attuare considerazioni di ampio respiro come quelle sopra esposte (e di capire quindi come il sistema che fino a ieri aveva garantito immoralmente il suo benessere non può più confermarsi alle attuali condizioni) l’individuo medio inizialmente non è in grado di accettare senza lottare e protestare un ridimensionamento così spinto del proprio livello di vita. In situazioni di crisi e di scarsità materiale ed economica come quella che si preannuncia all’orizzonte ecco quindi che la democrazia rischierà di rimanere invischiata in tendenze estreme in cui l’elettorato tenderà a spostarsi sui radicalismi, siano essi di destra (con il rischio di autoritarismi disposti a evitare la diminuzione delle differenze con l’uso della forza) o di sinistra (nel tentativo di elaborare un modello in grado di rendere il meno possibile traumatico questo passaggio verso un diverso tipo di società più “eguale” e giusto). Se la tendenza di destra è per ovvi motivi (la sopraffazione di alcuni uomini sui propri simili) da escludere non si può che cercare di capire le modalità in cui dovrebbe strutturarsi la democrazia in questo nuovo scenario, che per comodità chiameremo di “decrescita”. Tale infatti sarà l’esito obbligato cui si dovrà pervenire l’Occidente nel corso dei prossimi decenni. La limitatezza delle risorse e il suo già attuale esubero imporranno obbligatoriamente un livello di vita più razionale e compatibile con le risorse ambientali disponibili, lontane dall’idea malsana di una crescita “sempre e comunque”.
Analizziamo allora la democrazia nella decrescita e i suoi risvolti nella libertà individuale mettendo il tutto a confronto con la definizione di libertà sopra elaborata: un sistema politico è autorizzato al potere coercitivo per la difesa del valore supremo posto da esso, (il quale dipende per l’appunto dal tipo di ordinamento politico) fermo restando che tale valore supremo non deve ledere la libertà dell’individuo, permettendogli di fare tutto ciò che non sia lesivo per altri. Proviamo a scomporre il testo: il sistema politico in questione è la democrazia nella decrescita. Il valore supremo posto da esso è il mantenimento di condizioni ambientali accettabili e sostenibili per le generazioni future (in maniera meno prosastica: la salvaguardia del pianeta e l’accettazione di una serie di limiti materiali oltre i quali non è possibile andare). Ora, la questione più spinosa è quella della conciliazione di tale valore supremo con la libertà individuale. E allora poniamoci degli esempi concreti: a Kyoto vennero stabilite delle quote quantitative di emissioni inquinanti oltre le quali ogni stato non poteva andare. Tali quote sono state rispettate dagli stati? No. L’eccesso di inquinamento atmosferico va a ledere tutti noi che respiriamo un’aria insalubre portatrice di malattie. E va ad aumentare il riscaldamento globale con conseguenze disastrose. Possiamo quindi ritenere che questi stati con le loro politiche irresponsabili arrechino dei danni a noi tutti, generazioni presenti e future? Indubbiamente sì. Siamo tutti dei fuorilegge insomma, a cominciare dagli alti capi di governo che hanno paura di attuare quelle misure drastiche necessarie alla tutela dei cittadini stessi. Ma lo sono anche i cittadini stessi ogni volta che prendono la macchina invece dei mezzi pubblici. E lo sono le aziende e le industrie che in nome del profitto si disinteressano dell’ambiente con manovre speculative di ogni tipo. E lo è il capitalismo, che primo tra tutti ha legittimato questa maniera di fare, ricercando il profitto economico prima dell’etica e del bene comune.
Perché è di questo che si parla: di bene comune. Colpire oggi le industrie obbligandole a una riconversione della produzione energetica (dal petrolio al solare per esempio) o limitando l’attività dei settori non rinnovabili (come può essere quella della plastica, dipendente dal petrolio) significa danneggiare interessi privati per favorire il bene comune. In questo contesto è inevitabile che la libertà dell’individuo venga limitata rispetto alle sue consuetudini interne all’attuale sistema capitalistico. Se oggi chiunque può avviare un’attività economica “non sostenibile”, nella democrazia della decrescita ciò non sarebbe possibile. La statalizzazione di certi settori non sarebbe solo più una convinzione etica o politica (come è stato in passato rivendicato per esempio con settori strategici come il siderurgico e l’industria delle armi) ma una necessità per evitare uno sfruttamento intensivo lesivo per la comunità (pensiamo all’industria estrattiva: i minerali e i metalli non sono infiniti ma limitati). L’ottica capitalista di piegare all’economia ogni fattore circostante (ambiente compreso) è del tutto inconciliabile con l’idea della decrescita. Questo è un fattore incontestabile. Non si può pensare di lasciare libertà economica indiscriminata ad ogni settore della vita come accade oggi. Pensare che possa sorgere un “capitalismo ambientalista” è alla stessa maniera una contraddizione in termini. Il capitalismo è inconciliabile con le esigenze dell’ambiente. Se l’economia fino ad oggi ha deciso il destino della politica il futuro prevede l’esatto capovolgimento di questo assioma. La politica (ossia la totalità dei cittadini in una democrazia) sottomette l’economia e la vincola al bene comune e al rispetto dell’ambiente. Tutto ciò comporta inevitabilmente un ritorno ad un certo tipo di statalismo e statalizzazione di certi settori economici (in particolare l’industria pesante ma in generale ogni settori che abbia a che fare con risorse non rinnovabili) ma non significa la cessazione di una certa forma di libero mercato per altri settori economici meno influenzati dal fattore decrescita (pensiamo al settore ortofrutticolo ad esempio). Ribadiamo: il capitalismo è inconciliabile con l’ambientalismo ecologico. Ma non per forza quest’ultimo è contraddittorio ad una certa forma di libero mercato per ogni tipo di attività. Di ciò però avremo modo di parlarne più avanti. Quello che importa rilevare è che la definizione sopra riportata viene così trasformata: una democrazia per la decrescita è autorizzata al potere coercitivo per la difesa dell’ambiente e del bene comune. In una democrazia di tal struttura diventa impossibile accettare la presenza di un partito che si rifaccia a tendenze liberiste e capitaliste. Lungi dal cadere in tendenze autoritarie non si presuppone la creazione di un partito unico, bensì piuttosto di un multipartitismo aperto a chiunque rispetti il valore supremo della decrescita (e quindi di un rapporto più responsabile con l’ambiente e il bene comune). Ogni partito politico che invece si rifaccia economicamente al capitalismo o al liberalismo è invece lesivo per la società perché i suoi dettami sono lesivi per la libertà delle generazioni presenti e future. E’ buffo notare come oggi la quasi totalità dei partiti verrebbe bandita. Il lettore leggendo questo passo penserà che dal punto di
vista pratico l’individuo Occidentale vedrà senz’altro limitarsi la propria libertà
in ambito economico. Il passo da compiere è prima di tutto culturale e ribalta
completamente le cose: il futuro cittadino vivente nella democrazia per la
decrescita non avrà minori libertà. Avrà solo smesso di esercitare azioni
lesive per la libertà degli altri.
2008/10/24 Viva l'istruzione!Piero Calamandrei (in un articolo di molto tempo fa!) Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico. 2008/10/23 Non accomunateci con la vostra merda Sono stufo di sentire le stronzate qualunquiste che volano in giro raccontate da gente non informata che tende a raggruppare i politici in delinquenti (siano essi di destra o di sinistra). Eccoli i vostri bei delinquenti: PARLAMENTARI CONDANNATI (aggiornato a maggio 2008) Fonti: “Se li conosci li eviti” di Marco Travaglio e Peter Gomez - Camera dei Deputati (www.camera.it), Senato della Repubblica (www.senato.it) www.beppegrillo.it 2 Berruti Massimo Maria (FI): condannato in via definitiva a 8 mesi per favoreggiamento. Bonsignore Vito (europarlamentare FI): condannato definitivamente a 2 anni per tentata concussione nello scandalo delle tangenti per il nuovo ospedale di Asti. Mario Borghezio (europarlamentare Lega Nord): condannato in via definitiva per incendio aggravato da "finalità di discriminazione", per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino, a 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in 3.040 euro di multa. Bossi Umberto (Lega Nord): condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont. Cantoni Giampiero (FI): ha patteggiato 2 anni di reclusione per corruzione e concorso in bancarotta e risarcito 800 milioni di lire. Carra Enzo (PD): una condanna in via definitiva per false dichiarazioni al pubblico ministero. Per i giudici, Carra è un falso testimone che, con il suo «comportamento omertoso» e la sua «grave condotta antigiuridica», ha tentato di «assicurare l’impunità a colpevoli di corruzione, falso in bilancio e finanziamento illecito» nel caso Enimont. Parola del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, nonché della Cassazione, che l’hanno condannato prima a 2 anni e poi a 1 anno e 4 mesi (grazie allo sconto del rito abbreviato) di carcere. Ciarrapico Giuseppe (PDL): è stato condannato a 3 anni definitivi per il crack da 70 miliardi della Casina Valadier (ricettazione fallimentare) e ad altri 4 e mezzo per il crack Ambrosiano (bancarotta fraudolenta). De Angelis Marcello (AN): condannato in via definitiva a 5 anni di carcere per banda armata e associazione sovversiva come dirigente e portavoce del gruppo neofascista Terza Posizione. Dell’Utri Marcello (FI): condannato definitivamente a Torino a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali nella gestione di Publitalia (reato per cui fu arrestato per 18 giorni nel maggio 1995 e poi patteggiò la pena in Cassazione). Farina Renato (FI): Farina patteggia una pena di 6 mesi di reclusione per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar, l’imam egiziano rifugiato in Italia, sequestrato a Milano il 17 febbraio 2003 dalla Cia con l’aiuto del Sismi, trasportato nella base americana di Aviano e di lì deportato in Egitto, dove fu torturato per sette mesi. La Malfa Giorgio (FI): condannato definitivamente a 6 mesi per il finanziamento illecito della maxitangente Enimont. Maroni Roberto (Lega Nord): condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano. Nania Domenico (AN): arrestato per 10 giorni e poi condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni personali legate ad attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra (fatti dell’ottobre ’69, sentenza emessa nel 1977 e divenuta definitiva nel 1980). Naro Giuseppe (UDC): condannato in primo grado a 3 anni e in Cassazione a 6 mesi definitivi di reclusione (erano 3 anni in primo grado) per abuso d’ufficio nel processo per l’acquisto con denaro pubblico di 462 ingrandimenti fotografici, alla modica cifra di 800 milioni di lire. Papania Antonio (PD): il 24 gennaio 2002 ha patteggiato davanti al gip di Palermo una pena di 2 mesi e 20 giorni di reclusione per abuso d’ufficio. Sciascia Salvatore (FI): condannato definitivamente a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto alcuni ufficiali e sottufficiali della Guardia di finanza. Tomassini Antonio (FI): medico chirurgo, è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni di reclusione per falso. Più ci si sposta a sinistra e meno delinquenti ci sono. E mi spiace proprio tanto che non ci siano più parlamentari della sinistra radicale per mostrare quanto la teoria sia più ragionata. Intendiamoci: la destra, questa destra perlomeno, è composta da delinquenti e aperta a delinquenti. Il PDL è un partito creato da Berlusconi, il delinquente per eccellenza di questo paese. Nel PD (l'attuale sinistra del parlamento...) non sono tutti santi. In questa lista ce ne sono due. Non so su quanti. So che qua di nomi ce ne sono tanti, troppi. Contateli: siamo sulla ventina. l'80% è sparso tra PDL e Lega. E voi pensate che eleggendo dei delinquenti le strade saranno più sicure? Semmai è vero il contrario. Comunque il punto è che la questione morale è insita in un partito. C'è chi ce l'ha e chi no. Io per conto mio posso dirne di tutti i colori agli attuali vertici di Rifondazione e della Sinistra (quella vera eh, non quella del pd) ma di una cosa posso stare certo: di delinquenti non c'è traccia. Di loschi affaristi non c'è traccia. Di speculatori non c'è traccia. Di pregiudicati non c'è traccia. E se mai ne dovesse spuntare fuori qualcuno (cosa possibilissima, le mele marce sono ovunque) sarei certo che una volta scoperto sarebbe subito cacciato a pedate, e non messo in lista per essere eletto come sembra tanto amare fare il pdl. Fanculo. Notizie dell'ultim'oraRoma - A seguito delle manifestazioni contro la controversa legge Gelmini, che prende il nome da una che passava di lì per caso ed è stata fatta Ministro dell'Istruzione, e all'occupazione delle aule delle università italiane, il governo è sceso in campo e ha dichiarato l'intenzione di aprire subito un dialogo con studenti e personale degli atenei affinchè venga trovato nel modo più pacifico un compromesso. A chi gridava al fascismo pochi giorni or sono per le manganellate distribuite gratuitamente durante le manifestazioni di piazza, Silvio Berlusconi, il nostro amato mini-presidente del consiglio, risponde con un provvedimento pacato e fin troppo buonista. "Non manderò le forze di polizia negli atenei," avrebbe dichiarato il piccolo paffutello "altrimenti rischierei di andar contro le libertà costituzionalmente riconosciute ai cittadini facendo piombare l'Italia in una nuova stagione di terrore. Ricordo ancora come negli anni 70 bastasse un gesto simile per far esplodere la rabbia degli studenti." Parole molto responsabili quindi quelle del nostro amato cavaliere che avrebbe anche aggiunto che provvederà di tasca propria a fornire i fondi (tagliati con il provvedimento Gelmini) agli atenei che lo richiederanno. Grazie a questo gesto altruistico, Berlusconi si è guadagnato immediatamente la simpatia persino dei più beceri comunistelli che tutti insieme hanno ringraziato il benefattore nazionale accendendo un cero in suo onore. L'Iran si fa sempre più vicino. Ex Drummer-Koen Mortier (2008) Si torna a parlare di cinema dopo lungo tempo, spinti da un attimo d itempo libero e dalla voglia di stendere due righe su tale Ex drummer, film da lasciare a bocca aperto tanto è spregevole, visionario, violento e iconico. Iconico di che, direte voi? Della no wave rispondo io, e se non mi capite pazienza, perchè sono ben conscio della profonda ignoranza che impera l'Italia in campo musicale. Tanto è vero che la prima recensione decente trovata del film in questione parla di un film che piacerà agli "amanti del punk-rock". Stronzate ovviamente, qui di punk-rock (ma che è? Nirvana?) non c'è un cazzo di niente. C'è piuttosto un film ideale per il movimento no wave più becero e rozzo mai esistito. Non quello dei fighetti accademici che si divertivano a fare i bohémiens della new york degradata ma quella della gente davvero stronza, squallida, disadattata, opportunista e inopportuna che quando vedete per caso per strada girate la testa e credete ad un'allucinazione. Quelli che attaccano briga senza motivo e magari ammazzano di botte senza rendersene conto, che sporcano di sangue i pavimenti fregandosene di pulire, che sputano e bestemmiano con lo stesso ritmo del respiro e che di fatto vivono secondo tutto quello ceh può essere considerata la convenzione del mondo borghese. Ecco quindi che il film è una galleria di morte, sangue, impudicizia, violenza, stupri, calvizie, sesso triviale omosessuale e plurimo, cazzi enormi, cazzi piccoli, scene di sesso ben visibili, e via dicendo. Ma Ex Drummer non è solo questo: è anche musica, che non ha certo una parte secondaria. Metal, punk-core, no wave, new wave grezzissima, industrial, festival punk zozzi e truculenti con canzoni in grado di spaccare il culo. E sprazzi di cover di Mongoloid che sono una goduria. E la regia... qualcuno ha parlato di nuovo Trainspotting ma si è sbagliato di grosso. Qui siamo quindici anni avanti cronologicamente ma almeno 50 anni luce avanti per tutto, a cominciare dai dialoghi fino ai personaggi surreali, passando per scelte registiche da far impazzire di gioia tanto sono ben riuscite: come la capacità di uscire dal frastuono di uno scontro incrociando musiche leggere con scene di lotta fisica. Oppure come quella telecamera sempre un pò disturbata, a volte alla rovescia, a volte in diagonale, a lasciare scorci di visione (buon vecchio Tarantino...) o a farlo partecipare attivamente con scene in cui il movimento è tale da non capirci niente. E poi i primi 5 minuti. faccio fatica a ricordare un incipit di film così incantevole, "indie" e potente. Forse Natural born killers aveva un impatto simile. Che poi non si può tirar fuori il messaggio principe di tutta la bambagia: il fatto che nonostante tutto questo mondo di depravazione sta bene con sè stesso, magari non è perfetto certo, e i suoi casini ce li ha, ma ha talento e sa come vivere alla giornata. Un equilibrio che viene sconvolto dall'ingresso del giovine borghese sicuro di sè che riesce a imporre la sua figura su tutto il resto. E riesce a sconvolgere e portare all'autodistruzione un equilibrio precario e fragile. E la cosa più irritante è che lo fa per trovare ispirazione al suo lavoro di scrittore. E forse lo fa per divertimento. O magari anche solo per calarsi nella parte. E potrà vendere il suo libro scritto con il sangue della lurida plebaglia. La cosa più entusiasmante di tutto ciò è che Mortier neanche per un momento inserisce elementi moralistici. Ti lascia tutto nudo e crudo e tenta di sfinirti, di spaventarti, o di eccitarti. Francamente io sono rimasto incazzato. E non penso di aver ancora ben capito con chi di preciso. 2008/10/19 Proposta al governo Ho molto apprezzato il recente incontro-scontro con l'UE per la questione del 20-20-20 e in particolare la posizione del governo che ha fatto notare come le richieste europee di incentivare la produzione energetica rinnovabile e ridurre l'inquinamento atmosferico siano totalmente insensate. C'è una crisi economica da affrontare e loro pensano a salvare l'ambiente. Che roba da matti. Al limite si può pensare di piantare qualche pianticella di marijuana nelle varie locations delle borse europee così da incentivare un pò di verde e al contempo provvedere a un graduale rilassamento dei brokers. Altrimenti sbattiamocene i coglioni tanto gli USA se ne fottono del protocollo di Kyoto e poco importa ceh Obama voglia investire miliardi di dollari in rinnovabile. Quello è un negro di cui non ci si può fidare. Piuttosto pensiamo a produrre energia col nucleare, quello sì un buon investimento ora che tutti gli altri polli d'europa stanno chiudendo le varie centrali. Avete idea di quanto scenderà il prezzo dell'uranio una volta che non ci sarà più concorrenza? E fanculo sti pannelli solari e impianti eolici che deturpano il nostro bell'ambiente nordico e costano uno sproposito. Noi i soldi non ce li abbiamo! Dobbiamo addirittura tagliare (mh, pardon riformare) la scuola in maniera da spendere meno. E non penserete che non facciamo una cosa del genere se non potessimo evitare altre alternative. Come dite? Tagliare gli stipendi dei parlamentari? Ma avete idea di quanto si sbattano i parlamentari in questo periodo? Tutti lì in seduta permanente a cercare di eleggere un giudice costituzionale competentissimo come il dott. Pecorella, che qualche insulso comunista rifiuta per il semplice fatto di essere stato un avvocato di berlusconi e di avere un processo riguardante qualcosa col nazismo. Che poi comunque sarà prescritto come vada vada. Dov'è il problema ad avere un giudice costituzionale prescritto? Lo sanno tutti che prescritto vuol dire assolto no? Cosa crede che Andreotti e Berlusconi sarebbero ancora dove sono se prescritto non fosse sinonimo di assolto? E comunque dicevo che di soldi non ce n'è. Come dite? Le banche? Gli interventi pubblici? Eh vabbè signori miei ma non potevamo mica permettere che il sistema andasse in frantumi. Avreste forse qualche alternativa al capitalismo? No, esatto. Eh? Decrescita socialista? Ma che dice quello, l'è matt? 2008/10/15 Non c'è più tempo per nulla, oserei dire. E infatti sono riuscito a crearmi nuovi impegni come scrivere di cinema per il giornalino (fortunatamente aspirante mensile e ovviamente di sinistra) della mia università. Come dire non c'è mai termine al cazzeggio. Nel frattempo ho pensato di sprecare qualche minuto della mia già affollatissima vita per aggiornare questo disgraziato blog con una serie di riflessioni di vita: -Sfida senza regole è un film che vale davvero la pena di vedere. Grandi De Niro e Pacino. Ma che novità direte voi. -In compenso il terzo episodio della Mummia è ancora peggio della puttanata che si credeva di trovare. Film così andrebbero bruciati a prescindere all'inferno. -La cognizione del dolore di Gadda è un libro presuntuoso e scritto male. Anzi no non è presuntuoso, è solo scritto male. Non si riesce a star dietro alla trama. Ora ho capito da chi ha preso Benni per scrivere certi suoi inizi di libri così ermetici. -In compenso sto rivalutando Pavese che dopo il mediocre La luna e il falò mi sta allietendo con il più che discreto Il diavolo sulle colline, leggero e friabile. Sì come il cracker che ho mangiato ieri. -Incomincio a odiare in maniera inconcepibile la folla milanese. Colpa di quella massa di stronzi che popola la mia università. E un (post-)comunista che odia le folle è un pò anomalo mi sa. -In compenso oggi ho conosciuto un pò di gente di sinistra che mi sembran bravi ragassuoli. Gente che tra l'altro ha convocato Travaglio a testimoniare sul degrado italiota a fine ottobre (mi pare il 29). Non venite a sentirlo però che l'aula che il rettore-stronzo ha concesso è piccola. E allora che ve lo dico a fare? Boh! -Italia-Montenegro 2-1. Bella partita di merda. Mi sto seriamente stancando del calcio. -Il capitalismo è in ripresa. Cristo sarà meglio che mi cerco un lavoro. -Un bacione alla mia cicci che forse mi legge e forse no. :))) -Il solito sentito fanculo alla classe politica italiana e a chi infanga il nome di questo paese. E sono tanti purtroppo. Ma verrà il giorno della riscossa. O forse no. O forse sì. Mah... 2008/10/12 Di ritorno da Roma Ed è stato un successo! Si aveva paura venisse una cifra ridicola sulle 20-30 mila persone (e tali sono rimaste secondo la questura, ma vabbè) mentre invece ne sono arrivate centinaia di migliaia a invadere pacificamente Roma. Nonostante il silenzio dei media a riguardo. E nonostante non sia stato dato il giusto riguardo a una manifestazione davvero imponente io posso dire che c'ero, che è stata una cosa meravigliosa che mi ha dato carica e ora non resta che tornare a impegnarsi sul campo attivamente. Sempre e comunque. In ogni caso un paio di filmati qua sotto: il primo giusto per far capire quanto ancora una volta l'informazione sia riuscita a tenere nascosto l'evento (o a minimizzarlo).
il secondo invece è un piccolo caleidoscopio di immagini di quello che è stata la manifestazione. MI spiace solo che nessuno abbia avuto l'idea di salire sul colosseo per riprendere bene tutto il serpentone e farne capire la consistenza. magari cmq spunterà fuori un filmato simile, terremo d'occhio youtube a riguardo. soprattutto questo qua sotto guardatelo soprattutto per i primi 30 secondi con questi baldi vecchietti davvero adorabili :))) 2008/10/9 Il governo dei fortunelliAò sarà un caso ma ci stavo pensando stasera: 2001-Berlusconi vince le elezioni, qualche mese dopo l'attentato dell'11 settembre e il crollo dell'economia globale 2008-Berlusconi vince le elezioni, qualche mese dopo la peggiore crisi del capitalismo dai tempi del 1929. Cioè ora non voglio dire che sia colpa di Berlusconi eh, però io i coglioni me li tocco. Cmq umorismo a parte vorrei chiedere a voi, numerosi lettori, se sapete per caso dirmi chi è stato l'infingardo che ha tentato di inserire di soppiatto una clausola che salvasse i manager delle aziende a picco? No perchè nonostante questa clausola fosse presente nell'ultimo pacchetto economico varato dal governo per affrontare la crisi (e sia stato ritirato solo dopo la sua segnalazione da parte dell'opposizione) sembra che oggi nella maggioranza tutti smentissero di essere a conoscenza di tale decretino. Non lo sapeva Berlusconi, non lo sapeva Tremonti (che ha addirittura minacciato di dimettersi uao!), non lo sapeva la maggioranza che ha minacciato di non votare il pacchetto, insomma non lo sapeva nessuno lassù tra i piani alti. Ma allora chi è che l'ha infilato nel pacchetto? Babbo Natale? O Forse qualche comunista infingardo nascostosi in qualche sgabuzzino di Montecitorio? No perchè la cosa buffa è che i tg non dicono chi sia stato l'infame che ha pensato, scritto e piazzato quella clausola nel decreto. Non lo fanno, no, proprio no. Piuttosto si affannano a far parlare la maggioranza che loro sono contrarissimi a tale clausola. E sembra quasi che sia stata messa lì dall'opposizione. Mah, i misteri della politica... State attenti gente, dubitate di tutto e di tutti!
Ah come dice il logo qua sopra sabato c'è una manifestazione importante a Roma. Io ci sarò. Brrr che pauraL'allenatore nel pallone 2 Cristo santo uno dopo aver fatto 4 ore di lezione, 35 minuti per fare la tessera dei mezzi, 4 ore di treno, letto 30 pagine di Gadda, studiato 50 pagine sulle riviste italiane del fascismo ed essersi ascoltato almeno 4-5 dischi molto attentamente ha anche il diritto di arrivare a fine serata che vuole guardarsi un film leggero, così giusto per sciogliere la tensione e staccare la spina per un paio d'ore. E allora ci sta che ammaliato da una delle trashate più belle della propria infanzia come era L'allenatore nel pallone si dica "vabbè dai vediamo com'è venuto sto sequel che qualche mese fa han fatto due palle così con sta cosa". E invece poi capisci che tutto quel tam tam mediatico, tutti quei sorrisi del circo calcistico erano stati solo tanti bei gesti di autocompiacimento, per il fatto di essere finiti tutti su una pellicola, immortalati per i posteri, cui non lasceremo solo le macerie di un capitalismo ormai sfatto ma pure i terribili occhialazzi insensati di Mughini. E' vero che almeno potranno godere del balconcino di ilaria D'Amico però insomma si dice che una rondine non fa primavera. E poi capisco come forse Lino Banfi deve avere qualche strana malattia che gli faccia avere un piede più in là che di qua. O questo almeno è quanto pare pensi il circo mediatico italiano (ma un pò tutti diciamocelo). Altrimenti non si spiega il fatto che tutti gli abbiano fatto i complimenti, che sia stato invitato a mille puntate, mille stronzate, mille rompimenti di coglioni e dialoghi noiosi pure più del film. E vabbè tutto questo per dire che il film è anche peggio di quanto ci si aspettasse. Per non dire scontato. Per non dire orribile. Per non dire irreale. Per non dire di bassa lega. O di serie B (se mi permettete la battuta appropriata). E vabbè d'altronde non mi aspettavo chissà chè certo. Ma cotanto squallore proprio facevo fatica a immaginarlo. Vabbè. Consiglio cmq a tutti di vedere quel grande capolavoro che fu il primo film, una frenesia orgiastica latineggiante e trash come raramente il nostro cinema è riuscito a fare. Una di quelle commedie popolari genuine e ritmate al punto giusto, capaci di penetrare nel profondo la mentalità del popolo e di catturarne indelebilmente un carattere oserei dire genetico. 2008/10/5 Dubitate di ogni verità data per assoluta!Dubitate di tutto e di tutti. Tanto più dei mezzi di informazione ormai quasi interamente in mano a quel delinquente facinoroso del nostro presidente del consiglio. Questa l'ennesima dimostrazione di come si possa creare la paura e l'ansia per la sicurezza creando letteralmente casi dal nulla, o amplificandone al massimo la portata fino a trasformare in travi nell'occhio delle leggere pagliuzze. Preso dal blog di Travaglio che a sua volta si rifà all'opera del giornalista Enzo Cappucci. Mi limito al solito copia-incolla e invito tutti a guardare il filmato o quantomeno leggere il testo. Vale davvero la pena per rendersi conto che non basta neanche cercare di riflettere con la propria testa sugli eventi di discussione se tali eventi vengono creati ad arte e scelti con cura da qualcuno lassù in alto. A voi il tutto: Un sondaggio commissionato su 2 mila persone dall’Ordine dei giornalisti Lombardia rivela che gl’italiani hanno un’immagine pessima (32%) o cattiva (23%) dei giornalisti. Ma va? Il 31 agosto, prima giornata di campionato, tg e giornali annunciarono che un’orda di ultras napoletani in partenza per Roma avevano assaltato l’Intercity “Modigliani” Napoli-Torino devastandolo, malmenando i controllori e sequestrando decine di passeggeri terrorizzati. Unica fonte della presunta notizia: un comunicato di Trenitalia che parlava di “treno interamente vandalizzato, danni ingenti a 11 carrozze, azionato più volte il freno d’emergenza, prima stima dei danni circa 500 mila euro”. Meglio del Vangelo. Tg1: “Intercity per Roma, a bordo solo ultras: danni per 500 mila euro”. Tg2: “Caos alle stazioni di Napoli e Roma: i tifosi partenopei assaltano treno”. Tg3: “Tifosi del Napoli padroni del treno, inferno nella stazione di Napoli, 300 passeggeri in ostaggio, devastate le stazioni”. Studio Aperto: “Guerriglia, panico tra i passeggeri cacciati dal treno, 4 ferrovieri feriti”. Corriere della sera: “Assalto ultrà ai treni: danni e caos”. La Repubblica: “Assalto ultrà al treno, passeggeri cacciati dai tifosi”. Il Mattino: “Napoli, assalto ultrà al treno”. La Stampa: “Gli ultras distruggono il treno”. L’Unità: “Il treno della paura: Intercity in ostaggio dei tifosi napoletani”. Il Giornale: “Ultrà napoletani ‘rubano’ il treno: c’è la partita, cacciati i passeggeri” (segue commento: “Gomorra pallonara”). Qualcuno parla addirittura di “bombe carta” esplose all’arrivo alla stazione Termini. Poi governo e Polizia, sommersi dalle critiche per non aver saputo prevenire un evento piuttosto prevedibile, buttano lì che gli ultras erano camorristi travestiti e dediti al “terrorismo”. Altri titoloni a fotocopia: “200 pregiudicati sul treno degli ultras”. “Non ultras, ma camorristi e terroristi”. “Che fanno i giudici?”. “Tolleranza zero”.”Certezza della pena”. Il presidente della Lega Calcio Antonio Matarrese propone di arrestarne qualche migliaio e recluderli direttamente negli stadi, come faceva il buon Pinochet. Che ne è di quel po’ po’ di casino a un mese di distanza? L’ha spiegato l’altra sera, in un’illuminante inchiesta dal titolo “La bufala campana”, l’inviato di Rainews24 Enzo Cappucci sulla scorta delle conclusioni del pm che segue il caso, Antonello Ardituro. Tanto rumore per nulla. Nessun arresto, nessuna devastazione. Solo alcuni episodi di danneggiamento. Nessuna bomba carta, al massimo qualche petardo e bengala. Delle lesioni ai controllori, per ora, nessuna traccia: Rainews ha chiesto invano i referti medici. Delle 11 carrozze “vandalizzate”, Trenitalia ne ha messe a disposizione degl’inquirenti solo 4: le altre continuano tranquillamente a viaggiare. E i “danni per 500 mila euro”? Nemmeno l’ombra. Digos e Carabinieri parlano di 80 tendine danneggiate, qualche sedile tagliato, due vetri rotti e un water divelto (ma che abbiano fatto tutto gli ultras è da provare, viste le condizioni in cui versano i treni anche senza ultras): roba da qualche migliaio di euro, non di più. E gli “assalti alle due stazioni?”. Altra bufala: normali immagini di ordinaria tifoseria domenicale. Rainews mostra le sequenze dei tifosi veronesi che lasciano Napoli un paio d’anni fa, insultando poliziotti e napoletani nella solita nuvola di fumogeni (allora, però, sui giornali non uscì nemmeno un trafiletto). Cappucci intervista alcuni testimoni oculari. Tommaso Delli Paoli, segretario generale del sindacato di polizia Silp-Cgil: “Gli ultras non sono angioletti, ma non è accaduto niente di quel che si è voluto raccontare. Normali tensioni tra gli ultras con biglietti e documenti, che volevano raggiungere lo stadio di Roma, e i responsabili di Trenitalia che han bloccato il treno prima in stazione e poi di nuovo in aperta campagna. Non credo che abbiano tirato il freno d’emergenza, avevano fretta di arrivare a Roma. Pare che il treno mostrato in tv non fosse quello vero”. Violenze sul personale, sugli agenti e sui passeggeri? Due giornalisti sportivi austriaci, anch’essi sul treno incriminato, non han visto “nessuna violenza o scontro. Devastazioni? No, il treno era troppo pieno perché qualcuno potesse muoversi. L’unica paura è stata quella di perderci la partita, visto che il treno non partiva”. E la camorra? E il terrorismo? Qualche decina di pregiudicati c’erano: meno comunque di quelli presenti in Parlamento. Magari finirà con Trenitalia che ringrazia gli ultras: i loro cori potrebbero aver messo in fuga le zecche e i pidocchi. 2008/10/2 Baricco regista? Questa me l'era persa, per fortuna la fida Lorenza ha provveduto a ragguardarmi sul fatto che Alessandro baricco, scrittore incredibilmente presuntuoso, pur sontuoso, si è messo dietro la camera da presa e ha realizzato il suo esordio alla regia cinematografica con Lezione 21, film sulla nona sinfonia di Beethoven. Tanto per far capire che non sembra un filmetto così sfigato e nerd postiamo il trailer: e per il resto niente, magari guardatelo dopo aver visto iron man, che mi sono davvero goduto ieri sera: frizzante, realistico, energico, brillante, umoristico e neanche così esagerato come si potrebbe pensare quando si affronta un film-trasposizione-fumetto. Curioso che il combattimento finale mi abbia ricordato un pò qualcosa di Transformers (film di livello decisamente inferiore quest'ultimo in confronto eh). |
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