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2007/10/28 Conversazione con Lester Bangs Dato che il mio boss musicale di www.storiadellamusica.it non si è rivelato abbastanza svitato da pubblicarmi questo delirio praticamente autoreferenziale scritto in attimi di profonda devastazione alcolica sono dovuto ricorrere a questo futilissimo blog per permettervi di leggere a voi, miei cari lettori, questo fantomatico dialogo che ho avuto con Lester Bangs. Per chi ancora non lo sapesse Bangs è uno dei più grandi critici rock della storia (nonchè a parere di molti tra cui il sottoscritto uno scrittore eccezionale) ed è ormai deceduto (ahimè) da più di 25 anni. Siamo cmq riusciti a dialogare. Ecco il risultato: -Carissimo Lester qual buon vento ti porta qui? -Qualche spinello di troppo, suppongo… -Già in effetti non capita tutti i giorni di scambiare una chiacchierata con uno morto da venticinque anni. Probabilmente sono rimasto così suggestionato dai tuoi scritti e dal tuo stile che il mio cervello non ha resistito alla tentazione di resuscitarti per un colloquio personale. -Senti bello, a me fa piacere fare un salto quaggiù una volta tanto però sappi che l’effetto della maria finisce in fretta perciò evita di spompinarmi con i tuoi complimenti. -Si certo certo, hai ragione, d’altronde se ti ho portato qua è per parlare un po’ di musica, che di questi tempi è difficile trovare qualcuno con cui ricordare i bei tempi del rock. -I bei tempi del rock sono finiti già da un pezzo amico, più o meno da quando Iggy Pop si è messo a fare quelle stronzate glam con David Bowie. E ripensandoci forse anche prima. -Già che te gli anni ’70 li hai sempre visti in chiaroscuro e David Bowie non l’hai mai potuto vedere. Pensa che oggi invece Ziggie Stardust è ritenuto uno dei suoi dischi migliori. -Ma i critici d’oggi non capiscono un cazzo. La maggior parte non fanno altro che fare campagna pubblicitaria mentre i pochi che ci credono ancora se ne stanno tutti lì a sbavare su quei cazzo di gruppettini che fanno rientrare in quella ridicola etichetta “new rock”. Tutte cazzate. -Però non è tutto da buttare via dai… -E chi vorresti salvare? Non c’è un minimo di originalità in quello sciame di insetti rinsecchiti. Tutti a riproporre riff e accordi rubacchiati qua e là. Quei finocchi dei Coral rubano a quei finocchioni che furono i Byrds e i Beach Boys. Gli Interpol, che a te piacciono tanto che iniziano idolatrando e semi-plagiando Ian Curtis e poi si svendono in un poppettino pomposo e barocco che dire scandaloso è dir poco. Degli altri stronzi che se ne escono con un album e poi scompaiono non ho neanche voglia di parlarne: Maximo Park, Yeah Yeah Yeahs, Bloc Party e compagnia bella, una cagata dietro l’altra. Dischi buoni per intasare la tazza del cesso del vostro antipatico vicino di casa. -E’ vero che ormai è difficile riuscire a dire qualcosa di originale. Sembra che sia stato detto quasi tutto nel rock. -Ma basta con ste stronzate del tipo “non sono originali e neanche innovativi però carini”. Io me ne fotto se un disco è originale o innovativo. Il rock deve essere marcio, deve essere diretto, deve avere quella linfa vitale che ti faccia venire voglia di spaccare tutto. Deve sfidare le convenzioni, deve essere trasgressivo e non aver paura di essere inascoltabile. -Lester io ti ammiro davvero però hai un piccolo problema. -Spara. -Il tuo problema caro Lester, è che troppo spesso al te piace il trasgressivo fine a sé stesso. Tu sei riuscito a idolatrare dischi per il semplice fatto che erano inascoltabili, concepiti apposta per essere rumorosi e frastornanti. Sai a cosa mi riferisco vero? Lo sai che cosa abbiamo in mente io altri migliaia ascoltatori di Lou Reed? -Ovvio. Il vostro problema è che non avete ancora capito che Metal Music Machine non è un disco di musica. E’ un disco di rumore, e come tale è una figata. -Ma come si può ascoltare un disco di rumore puro? -Meglio quello che le melodie dei strafattoni ubriachi dei Kings of Leon. E cito loro ma ce ne sarebbero a bizzeffe di autentici stereotipi viventi. -Sarà, però Metal Music Machine resta per me un’immonda cagata. -Evidentemente perché sei un pirla. -Vabbè che in effetti io qualche problema con l’avanguardia fine a sé stessa l’ho sempre avuta. Non sono mai riuscito ad apprezzare le cose troppo sperimentali che precludessero la melodia. Anche Albert Ayler per dire, che a te piaceva tanto, non riesce a piacermi. Trovo irritante quella libertà assoluta che si isola dalle necessità dell’ascoltatore. -Si vede che non capisci un cazzo di jazz. -Questo è probabilmente vero, più che altro perché non sono mai riuscito ad approfondire bene questo immenso campo. Però Miles Davis e John Coltrane li apprezzo enormemente, e anche i Lounge Lizard, Dizzy Gillespie, Sonny Rollins e altri li ascolto più che volentieri. Eppure non è certo musica repressa. -Non lo è solo perché è capitato. L’artista deve essere libero di esporre il proprio flusso di coscienza fino in fondo. E’ questo che è importante, non che ci sia melodia oppure no. Non è questione di jazz o rock, è questione di attitudine. La musica deve essere sincera. Per questo adoravo anche roba sempliciotta da adolescenti come quella propinata dagli Stooges: quelli quando hanno iniziato non sapevano neanche suonare i loro strumenti. Se ne sono fregati e hanno iniziato a riversare la propria rabbia e foga nella loro musica e nei loro testi. Non si prendevano sul serio, e questo era pure un altro pregio enorme. Iggy si comportava come un pirla quand’era sul palco, e lo faceva forse perché lo era davvero o forse perché aveva voglia di farlo, ma non certo perché aveva deciso a tavolino di crearsi quell’immagine. E’ l’attitudine che conta. E il rock deve essere spontaneo, semplice, emozionale, marcio. Non deve essere artistico o intellettuale. La musica impegnata l’ho sempre trovata disgustosa, prendi il primo Bob Dylan, prendi i Rage Against the Machine. -Ah li passano su da voi i Rage Against the Machine? -Macchè lascia perdere, lassù è un inferno, tutte le radio trasmettono roba da incubo di Jim Croce, Karen Carpenter, Cass Elliot e Bobby Bloom. Per trovare qualcosa di decente mi faccio passare dal mio spacciatore di fiducia una cassa di dischi ogni settimana in cambio di un po’ di luce divina, roba che va molto forte laggiù, ma che tanto a me non serve; nello stanzino ho un poster di Lou Reed. Basta e avanza. Comunque io mi chiedo cosa cazzo dovevo fare per riuscire ad andare da Lucifero e sentirmi un po’ di musica diabolica. -Eh evidentemente sei stato troppo buono nella tua vita. -Sticazzi. La prossima vita tra una sbronza e un'altra troverò il tempo di ammazzare James Taylor così prenderò due piccioni con una fava: libererò il mondo da un poetucolo da quattro soldi e riuscirò a prendere posto accanto al mio vecchio amico Peter Laughner. -A proposito, ho avuto modo di sentirlo, qualche anno fa è uscita una raccolta di sue cose, mi sembra si intitolasse Take the guitar player for a ride. Sono rimasto davvero folgorato. Posso dire che Calvary Cross è una delle canzoni più belle degli anni ’70? -Naturalmente dietro il terzo lato di Metal Music Machine. -Ma vaffanculo Bangs! -Senti bello m’ha fatto piacere scambiare due chiacchiere con te ma vedo che la tua mente si sta snebbiando e non ti è rimasto niente sul tavolo. Oltrettutto qua se mi beccano a fare sti viaggetti interdimensionali rischio che dopo mi perquisiscono l’appartamento e mi sequestrano tutta la collezione di dischi. -Dimmi solo ancora un paio di cose: Cosa ti piace di quello che gira oggi? -Mah, molto poco. Il rock è andato molto a puttane. I revival mi puzzano di piscio incarognito e le fusioni di generi musicali le trovo dei palliativi a breve termine. Comunque il rock è ancora vivo. Magari agonizzante ma vivo. D’altronde tutti dicevano che era finito nel 1980 e invece eccoci qua a goderci gruppi come i Liars (forse l’unica cosa davvero figa di questi tempi), Oneida, Jesu, Ghost, Battles, Frog Eyes, Built to Spill e qualcos’altro che ora mi sfugge. Anche quel ragazzino Patrick Wolf non sembra poi tanto male. I miei dischi preferiti degli ultimi anni però sono sicuramente Medulla di Bjork e Ov degli Orthrelm. -Ah si li ho sentiti entrambi. -E… -Beh caro Bangs non avevo dubbi sul fatto che i tuoi dischi preferiti degli ultimi anni facessero assolutamente cagare. -Ma fottiti, non capisci un cazzo. -Oh Lester! -Eh? -Te le danno le birre lassù? -Secondo te? -Ho capito và, acchiappa queste due bottiglie e bevile alla mia salute. -In fondo non sei poi così cazzone. -Ci vediamo al prossimo festino che dici? -Se porti altre birre puoi starne certo. -Fanculo sporco opportunista. -Fanculo tu. E piantala di star qui da solo ad ascoltare quei segaioli dei Van Der Graaf Generator e vai fare un po’ di casino con Sister Ray in testa. -Ok ciao Lester stammi bene allora. -Alla prossima ragazzo. Che Dio mi fulmini il giorno dopo quando mi riprendo dalla botta mi accorgo che in frigo mancano due bottiglia di birra. Bella lì. 2007/10/25 Eddie Vedder solista? Ma perchè? Uff benvenuti in inverno, regno delle epidemie influenzali e dei moci scatarrosi che escono dai bei nasini dei piccoli bimbi gioiosi delle scuole elementari. Fa un freddo porco e io ovviamente sono due settimane che sto male come un cane e non è piacevole. L'autunno se l'è mangiato Babbo Natale mentre andava all'Ikea a comprare i regali da portare agli zingarelli tra un paio di mesi. Purtroppo non c'è neanche la possibilità di restarsene in casa tutto il giorno sotto il piumone a lanciare sfottò contro la classe lavoratrice perchè questa tesi del menga porta via praticamente tutta la giornata in biblioteca a sfogliare una rivista anacronistica dalle pagine gialle (colore dell'epoca? Usura dovuta al tempo? Urina?). Non ci resta che parlare di musica. Tanto per cominciare ribadisco che chi non ha apprezzato il disco dei Radiohead è semplicemente un pirla. Pensare che c'è gente che gli ha dato mezza stella di voto mi fa indignare e disprezzare profondamente questa razza umana a cui io stesso appartengo. Vabbè, mentre siamo qua ad acquietarci spiritualmente con European Son dei Velvet Underground (l'ideale per rilassarsi mi han detto) ripenso al disco solista che Eddie Vedder ha fatto uscire in questo periodo. Into the wild si chiama. Ora, Eddie Vedder lo conosciamo tutti, anche quelli tra voi che non sanno chi sia in realtà sanno benissimo chi sono i Pearl Jam. Ecco lui è il cantante dei Pearl Jam. Se non sapete manco chi sono i Pearl Jam andate a farvi benedire a Lourdes o buttatevi da un ponte. Ad ogni modo i Pearl Jam sono uno di quei gruppi che tutti bene o male apprezzano. Molti li amano, molti non ci vanno pazzi ma ne riconoscono il valore, alcuni gli preferiscono i Nirvana, altri non riescono ad ascoltare i dischi per intero, e così via, insomma ognuno ha la sua opinione del cazzo ed è giusto che sia così. Io stesso non sono un fan estremo ma li ritengo un grande gruppo che nei 90s ha fatto sentire cose davvero entusiasmanti. Ora però diciamo che gli ultimi due dischi (Riot act e l'omonimo) fanno abbastanza cagare quindi uno non vede il motivo di continuare una carriera superlativa che però si capisce ormai non ha più nulla da dire. Che fare quindi? Sganciarsi dal gruppo e avviare una carriera solista? Potrebbe anche sembrare a prima vista, anche se ufficialmente non sembra che i Pearl Jam abbiano intenzione niuna di sciogliersi. Cmq Eddie Vedder fino a vent'anni fa era un cazzo di camionista capellone di quelli che si fanno le seghe con una mano sul manubrio e con gli occhi sul calendario di Playboy e fa un pò effetto pensarlo oggi nei panni di apprendista songwriter alla Springsteen (o Lanegan, o quel che volete), lui che all'inizio non sapeva manco cosa fosse una chitarra. Vabbè il coinquilino vuole dormire e io lo importuno con la luce accesa. Andrò al sodo: Into the wild non è malvagio, si fa ascoltare. Semplicemente è totalmente inutile e non aggiunge niente alla discografia dei Pearl Jam. Se siete fan prendetelo, ma non venitemi a parlare di nuovo Springsteen per carità. Anche perchè Springsteen non ci fa così impazzire (eufemismo per dire è una palla mostruosa e che di tamarri come lui negli anni 80 ce n'erano davvero pochi). E allora? E allora non tirate in ballo nemmeno Neil Young e Cornell. Il primo una leggenda, il secondo un rauco menestrello che comunque un bel disco l'ha fatto (euphoria morning). Insomma tornate ad ascoltare Ten e Vs ma mettetevi l'anima in pace: i Pearl Jam sono morti. Non resta altro da fare che constatarne il decesso. Amen 2007/10/13 Radiohead o tesi?Ebbeni sì, abbiamo finito gli esami e ci siamo finalmente goduti qualche giorno di riposo assoluto. Ora però quando è il momento di tornare al lavoro ti salta fuori il nuovo disco dei radiohead e ti salta fuori il boss che te lo ricorda e ti consiglia di prenotare il disco per recensirlo per il sito www.storiadellamusica.it. Ovviamente io ora invece di leggere i libri su Berlinguer per questa stramaledetta tesi storica sul compromesso storico (ma chi c'ha voglia?) sto ad ascoltarmi In Rainbows (l'album più atteso degli ultimi due anni? Forse anche tre dai!) appalla da ormai tre giorni nella speranza di riuscire a non scrivere troppe fregnacce e dare qualche indicazione giusta al popolo del web. Come se tutti fossero lì ad aspettare la mia rece, movaccaghè... Ad ogni modo ho appena finito di leggere "Così vicino, così lontano" libro su Ian Curtis e i Joy Division scritto dalla moglie di Ian. Dalla lettura ne escono fuori di tutti i colori. Che Ian fosse un depresso affetto da mal de vivre e jimmorrisonianismo si sapeva, ma che fosse anche un grandissimo stronzo capace di comportarsi in maniera così stronza con la moglie tanto da tradirla ripetutamente e agire contemporaneamente da conservatore moralista talibano è una cosa che lascia allibiti. Poi insomma malato era malato e quindi amen, e poi chissà quante fregnacce sono state inventate (insomma una moglie trattata di merda per anni magari qua e là ha un pò romanzato in negativo). Alla fine ci rimane la musica. In Rainbows dei Radiohead e Unknown Pleasures dei Joy Division. Vien da dire che ormai sono dischi classici entrambi come poteva essere Mozart una volta. Amen PS: poco dopo aver scritto questi soliti deliri annuncio che ho terminato di scrivere la recensione di In Rainbows dei Radiohead. La troverete online su www.storiadellamusica.it domenica sera o massimo lunedì mattina. Dubito non potrete essere d'accordo con me sto giro comunque i soliti insulti sono ben accetti. |
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