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日志


2007/1/30

Studiare è utile?

La risposta è ovviamente "non lo so" ma d'altronde non è questo l'importante dato che ho scritto come titolo la prima cosa che mi è venuta in mente. in realtà colgo l'occasione per aggiornare questo disgraziato blog da una pagina che mi è tornata sotto gli occhi. La pagina in questione in realtà si ricollega con lo studio (in senso generico), infatti si tratta di un passo della guida di storia del cinema. Già perchè se ancora non si è capito mentre voi che leggete studiate nella maggior parte materie inutili come diritto privato e anatomia io mi preparo a entrare nel mondo del lavoro studiando la storia del cinema!
(Dio santo speriamo che non arrivi mai il giorno in cui finirò l'università e mi toccherò trovare lavoro)
Cmq dicevamo di questa pagina è vero. Ecco il passo in questione riguarda il cinema tedesco nel periodo della seconda guerra mondiale. Come dite? Se esiste il cinema tedesco? Ma certo che esiste! Se era nazista? Ma certo che lo era in quel periodo, c'era ancora Hitler eh! Contrariamente a quanto molti possono credere però in realtà il cinema tedesco (così come quello italiano) durante la dittatura era solo in minima parte propagandistico. Perlopiù venivano prodotti infatti musical, commedie del cazzo e cosette melodrammatiche alla Lubitch.
Ma sto di nuovo divagando.
In realtà l'episodio di cui vorrei parlarvi riguarda tale Goebbels, non so se ve lo ricordate, era quello che di fatto ha ispirato l'oppressione totalitaria di Orwell in 1984. Vabbè cmq si dà il caso che Goebbels (così come Hitler stesso d'altronde) fosse un grande appassionato di cinema (che anima poetica eh?) e addirittura ne fosse un grande esperto e erudito. La cosa più sorprendente è che mentre il glorioso Terzo Reich andava allo sfascio tra il 43 e il 45 che cosa faceva lui, il grande Goebbels? Forse andò al fronte a rinvigorire il morale dei soldati? Forse preparava con il Fuhrer piani segreti per una generale controffensiva? Magari pensava solo a trombarsi il maggior numero di donne possibili prima del disastro ormai imminente? Macchè niente di tutto questo! Mentre il suo paese andava alla rovina Goebbels faceva un film! Cioè dedicava gran parte del proprio tempo a seguire la produzione di "La cittadella degli eroi", diretto dal regista Veit Harlan (autore che forse ricorderete per film come "Mangiati a pranzo il bimbo ebreo" e "I comunisti mangiano carta"). Ma non solo! Per portare a termine il film Goebbels sottrasse dal fronte circa 200000 soldati per usarli come comparse. No dico 200000 soldati! Cioè mentre gli Americani sbarcavano in Normandia e i Sovietici prendevano a calci in culo i tedeschi a Bucarest 200000 macchine da guerra come erano i soldati nazisti venivano tenuti fermi a fare comparse per un cazzo di film.
Mille domande si affollano nel mio piccolo cervellino.
Ma prima bisogna finire di esporre i fatti. Già perchè il film che tanto dispendio di risorse comportò fu finito solo a guerra praticamente terminata quando i Sovietici bombardavano Berlino da ogni parte. E la cosa più buffa è che in quei giorni il film fu fatto uscire lo stesso nei cinema berlinesi per la gioia di Goebbels! Cioè tutto il mondo allo scatafascio cannonate e bombe ogni due passi e un film che viene fatto uscire in cinema che probabilmente non esistevano manco più perchè rasi al suolo.
Verrebbe da dire che i 200000 soldati si potevano usare meglio ma invece mi è solo venuta una gran voglia di guardarlo sto cazzo di film per capire cosa avesse di così speciale per sfidare le pallottole comuniste sorvolanti tutto l'aere.
E mi piace pensare che almeno una persona sia riuscita a vederlo quel cazzutissimo film a Berlino, lì mentre le bombe gli cadevano sulla testa. Mi piace pensare che un tedesco, più o meno nazista, non importa, che non mangiava ormai da giorni e che era stato ferito al braccio avesse risparmiato qualche moneta per andare a vedere il capolavoro di Veit Harlan prodotto da Goebbels in persona. me lo vedo sfidare i mille pericoli di una città in fiamme per recarsi nell'ultima sala cinematografica ancora in funzione della città. Me lo vedo guardarsi il film con una ciotola di popcorn e applaudire estasiato al capolavoro dopo una visione mozzafiato! Me lo vedo poi uscire col sorriso stampato in faccia andare incontro al suo destino, qualunque esso fosse.
Cazzo deve vedere questo fottutissimo film!
2007/1/27

Ahi ahi ahi...

E' sabato sera, ho appena mangiato come un bue e sono stanco. Ma cristo santo non sono stanco e basta sono proprio stanco morto! Per di più oggi sono andato a giocare a calcetto sfoderando una grande prestazione come al solito e vabbè ma questo è un altro discorso, piuttosto rimane il fatto che ora ho un mal di schiena della madonna. Oggi non ho studiato una bega e tra poco devo smuovere il culo dalla sedia per le sgroppate notturne.
Ecco allora che negli scampoli di tempo di fancazzismo che mi rimangono decido di allietarvi con queste brevi parole fondamentalmente inutili. Poi intanto vi dico che siete degli stronzi dato che qualche commento, qualche vaffanculo gratuito speravo di trovarlo nei commenti sul mio racconto che vi ho postato precedentemente. Eccazzo oh adesso rimarrò col dubbio se non avete postato insulti per pietà o perchè contasse qualcosa davvero. Ma andate affanculo và. Si sono volgare è vero e con questo? Chi mi conosce lo sa! (citazione dottissima che forse i più piccolini non si ricorderanno)
E ad ogni modo sono stufo del perbenismo che c'è in giro! Urge un decreto ministeriale che obblighi almeno una bestemmia quotidiana. E diamoci contro a sta cazzo di Chiesa che rompe sempre le balle! Ma non se ne può più! E intanto a proposito di politica in sti giorni è uscito fuori un bel pacchetto di liberalizzazione della cui manbassa alla fine noi gggiovani (si con 3 g mi raccomando) ricorderemo soprattutto il decreto riguardante i telefonini: non c'è più il costo di ricarica del 20%. E sticazzi era ora. Adesso chissà quanti stronzi si metteranno a votare centrosinistra solo per sta cosa qua. Bah vabbè mi sò rotto di sto delirio pieno di insulti e bestemmie fin troppo gratuite. Neppure Charles Bukowski era così esagerato. Come chi è Charles Bukowski? Eh ma allora siete proprio stronzi!
2007/1/20

A grande richiesta (una) il mio racconto capolavoro

Cioè una mezza ciofega. Però è leggibile dai, perciò provate a fare uno sforzo a leggerlo tutto e poi se volete potete fare i vostri commentini con insulti. Ecco a voi:

Sogno di un aspirante scrittore

I.

Pagina bianca.
Anzi.
Sarebbe meglio dire schermo bianco dato che scrivo (o perlomeno tento di farlo) su un portatile semi-nuovo e non alla maniera di ogni scrittore vissuto fino ad un secolo fa, solito usare il sacro binomio carta e penna.
Chissà forse mi verrebbe l’ispirazione se cambiassi metodo. Ci sarà un motivo se ancora in molti si rifiutano non dico di passare alla scrittura digitale, ma neanche alla macchina da scrivere.
Mah.
Fatto sta che anche se volessi ora come ora non avrei neanche un misero quaderno da riempire di stronzate. Oltretutto il contenitore di penne contiene solo penne scariche, come è giusto che sia. Una macchina da scrivere non ce l’ho mai avuta…..
Quindi…non si pone il problema.
E intanto la pagina, anzi no lo schermo resta bianco. E d’altronde cosa si potrebbe mai scrivere? Che cosa potrei cercare di scrivere per diventare famoso? Che cosa potrei mai inventarmi per essere elevato al rango di nuovo Joyce o Hemingway? Più ci penso più mi sembra che sia già stato scritto tutto. E d’altronde non posso fare a meno di invidiare quel genio di Kafka. Cazzo come avrei voluto scriverlo io un racconto come “Il processo”. A dir la verità stavo quasi pensando una cosa simile poco fa, poi mi sono ricordato che l’aveva già scritta il vecchio Franz almeno ottanta anni prima.
Poi noi non ci pensiamo ma tu pensa se anche riuscissi a trovare una storia interessante e originale, scritta in maniera brillante, chi ti dice che magari inconsciamente qualcuno non l’abbia già scritta? O peggio ancora che la stia scrivendo nello stesso momento in cui tu la stai pensando? Pensa il paradosso di un caso del genere: penso, scrivo, correggo, livello, miglioro, ripenso, cambio, limo, poi finalmente lo finisco e nel preciso istante in cui mi avvio a prendere una boccata d’aria per strada scorgo in libreria un nuovo romanzo che occupa quasi tutta la vetrina e che sembra avere un enorme successo. Entro leggo la trama e mi accorgo che è il mio libro. No. Cioè non è il mio libro ma è identico al mio libro. Insomma….oppure sono io che ho fatto un libro identico a quello di sto tizio. Caspita non deve essere bello. Anzi diciamo le cose come stanno questa è una eventualità assurda, roba da far impazzire all’istante! Certo le probabilità sono una su qualche centinaia di milioni di miliardi ma si può forse escludere? Insomma niente è impossibile no? E se ti capita una cosa del genere che cosa fai? Come può reagire un uomo che non solo vede il proprio lavoro di una vita assolutamente inutile, ma che assiste anche al riconoscimento del proprio valore con la certezza di non poterlo dimostrare a nessuno. Eh già perché vallo a dire alla gente che quel romanzo l’hai scritto anche te. Anzi che è addirittura tuo! Se non ti sbattono in galera per vilipendio come minimo ti prendono per matto. Senza contare il fatto che hai perso un sacco di soldi, riconoscimenti, donne, una carriera sfolgorante, e il tanto ambito titolo di nuovo Joyce.
Più penso a tutte queste cose più mi si deprime il già nullo spirito creativo. Insomma vale la pena di fare una faticaccia per poi correre un simile rischio? Ogni persona sana di mente dovrebbe porsi questa domanda prima di iniziare a scrivere anche la più piccola poesia.
Insomma non stiamo parlando di costruire un barbecue o mettere assieme un album di foto. Scrivere un romanzo è una cosa che ti può portare via anche anni. Senza contare lo sciupio di energie intellettuali che avresti potuto esercitare in mille maniere più proficue.
Non si può nemmeno dire che stare qui davanti ad uno schermo (oh l’hai capita allora!) bianco sia molto più produttivo. Anzi comincio a trovarlo anche un po’ masochistico.
Decisamente meglio prendere la giacca e farsi un giro ristoratore.
Appena fuori rimango accecato dalla luce del sole battente (cavolo ieri non faceva così caldo) e vengo preso dall’ansia di fumarmi una sigaretta, anche se so già che l’afa pungente non me la farà godere appieno e per di più mi farà venire una sete bestia.

Passo un paio d’ore a cercare con lo sguardo le belle signore passeggiare per i viali fioriti poi decido di tornare di soppiatto al mio rifugio, che sarà anche ridotto come un porcile ma perlomeno permette di sopportare questo calore asfissiante. Come rientro in casa decido di ritentare la sorte letteraria sperando che la visione di tanta bellezza femminile sia servita a schiarirmi le idee.
Mi siedo. Ed eccoci di nuovo qua. L’odioso schermo sempre bianco che mi ride in faccia e mi ricorda ogni secondo che passa quanto sono misero e fallito non solo come aspirante scrittore ma anche come essere umano.
Lo sguardo decide di vagare per l’aria alla ricerca della giusta ispirazione e già che ci sono anche alla ricerca delle fottute zanzare che sicuramente saranno entrate dalla finestra lasciata colpevolmente aperta.
Di colpo l’idea sottile e impercettibile si staglia nel cervello: potrei scrivere di un aspirante scrittore alle prese con uno scarso (se non nullo) talento letterario. E non solo! Costui non ha neanche la più pallida idea di cosa scrivere. Proviamo:

Pagina bianca.
Anzi.
Sarebbe meglio dire schermo bianco dato che scrivo (o perlomeno tento di farlo) su un portatile semi-nuovo e non alla maniera di ogni scrittore vissuto fino ad un secolo fa, solito usare il sacro binomio carta e penna.

Fantastico si scrive da solo!
Chissà forse mi verrebbe l’ispirazione se cambiassi metodo. Ci sarà un motivo se ancora in molti si rifiutano non dico di passare alla scrittura digitale, ma neanche alla macchina da scrivere.
Mah.
Fatto sta che anche se volessi ora come ora non avrei neanche un misero quaderno da riempire di stronzate. Oltretutto il contenitore di penne contiene solo penne scariche, come è giusto che sia. Una macchina da scrivere non ce l’ho mai avuta…..
Quindi…non si pone il problema.

Dieci giorni dopo ho finito la prima copia. Un mese dopo l’ho rivisto completamente e dopo un altro mese di convincimento interiore delle mie capacità decido di spedirlo a una casa editrice. Lo impacchetto e mi avvio fuori casa verso le Poste. Quando giro l’angolo noto un sacco di gente alla libreria di Rigagnoli. Incuriosito decido di scoprire il motivo di tanto fermento.
C’è la presentazione di un libro.
Non so perché ma ho un leggero prurito.
Penetro nel covo della sapienza e trovo il mio amico Rigagnoli a salutarmi:
-Hey ma allora sei ancora vivo vecchia canaglia! Che fine hai fatto tutto sto tempo?
-Ho avuto da fare con un progetto. Ma cos’è sto casino?
-E’ il nuovo fenomeno letterario del momento! Un giovane autore sbucato dal nulla. Ah io l’ho letto il suo libro ed è davvero sublime. Non leggevo una cosa di tale livello dai tempi della saga di Pennac.
Tremendo prurito.
-…….E di cosa parla?
-Ah! Non ti voglio svelare il finale ma ti anticiperò solo l’accattivante inizio. Senti questa chicca: c’è un aspirante scrittore che non sa cosa scrivere e poi inizia ad andare in giro e……
Non lo sento più. Sono in preda al panico e devo fugare questo mio orribile sospetto. Prendo la prima copia che trovo dallo scaffale e comincio a leggere avidamente:

Pagina bianca.
Oddio mi sento male.
Anzi.
Sarebbe meglio dire schermo bianco dato che scrivo (o perlomeno tento di farlo) su un portatile semi-nuovo e non alla maniera di ogni scrittore vissuto fino ad un secolo fa, solito usare il sacro binomio carta e penna.

AAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!

II.

Wow niente male come idea questa: uno scrittore che parla di un aspirante scrittore alle prese con una crisi creativa e che una volta finito il libro scopre che una storia identica è stata appena pubblicata con grande successo. Si non è proprio male come inizio, ora però non so proprio come andare avanti. Si insomma gli sbocchi ci sono però bisogna stare attenti a non cadere nel ridicolo o nell’eccessivamente pericoloso. Perché pericoloso? Eh perché qui si rischia di travalicare quel sottile confine di originalità che sta caratterizzando quest’opera. Basta un niente e mi ritrovo a copiare involontariamente Calvino e il suo viaggiatore, o la torre di babele di Borges. Insomma bisogna stare attenti. Sta procedendo bene però bisogna stare attenti. Ora ci vuole solo un’idea, una piccola idea. Mmmh…
Potrei fare così: in seguito all’amara scoperta il nostro caro scrittore impazzisce dopodichè nel momento in cui si rende conto di essere matto capisce che in realtà lui non esiste e che l’intera sua vita non è altro che il racconto di un romanzo di cui lui è il personaggio principale. Caspita è interessante però ci sono alcuni difetti: innanzitutto una persona insana di mente non si rende conto di essere pazza, anzi oserei dire che il fatto stesso di esserne coscienti arriva quasi ad escludere la possibilità che questa sia matta. D’altronde arrivare ad una simile conclusione da sani sarebbe pressoché impossibile. Come si può accettare di non essere altro che un fantoccio le cui mosse siano controllate da nient’altro che una penna? E come accettare il fatto che tutta la realtà che ti circondi, tutta la vita che hai sempre vissuto in realtà non siano altro che dei bozzetti creati da un’entità superiore? Ma non dico solo che tutto sia controllato da un Essere supremo, ma che tutto sia artificiale, innaturale, inutile. Già perché in fondo a cosa può servire una creazione del genere se non per il piacere di un genio creativo e di qualche lettore? Creare la vita per il puro divertimento personale è forse la cosa più egoistica che esista.
E il mio personaggio dovrebbe riuscire a capire tutto questo (magari accettarlo anche) da persona completamente sana? No è alquanto improbabile. Nessuno sarebbe in grado di comprendere una cosa simile, né tantomeno di subirla passivamente senza cercare di ribellarsi. D’altronde neanche la ribellione sarebbe un atto davvero sovversivo perché essa stessa sarebbe un evento non solo previsto ma causato esso stesso dall’entità suprema (cioè colui che narra la Storia). E quindi? Dove lo vogliamo fare arrivare questo povero Cristo d’uomo?
Stacco un attimo da questi pensieri e mi godo la mia tazza di caffè fumante mentre osservo dalla finestra l’autunno ormai galoppante depredare gli alberi dei loro mille piccoli figli.
Chissà come devono essere tristi, abbandonati periodicamente ogni anno da tutte le loro creature nei momenti più freddi e desolanti per poi riaccoglierle ad ogni primavera perdonandole di essere scomparse senza preavviso.
Chissà se anche per gli alberi c’è un Essere supremo che decide come e quando si devono spogliare. E chissà se gli alberi ne sono coscienti. Perché chi può dire che loro ad ogni ottobre non sperino che stavolta la situazione sia diversa, che stavolta no, le foglie non li avrebbero abbandonati e li avrebbero sorretti durante tutte le intemperie dei successivi mesi. Pensa la loro delusione. Delusione che si ripete ogni anno, per tutta la vita. Per tutta la vita.
Ripenso a Brigitte e cerco di ricordare il suo sorriso gentile, quello che sfoderava ogni qual volta era contenta. Oramai non lo vedo da tanto tempo. Caos in testa. Un capogiro mi coglie in un attimo. Cerco a tentoni il letto e trovatolo mi ci stendo sopra spossato.
Ripenso al mio personaggio. Vengo colto da un sentimento di follia in cui arrivo a pensare di essere il Dio creatore in persona. In fondo la differenza non è poi tanta. Io creo come lui ha creato. Ci sono i corpi, le emozioni, i sentimenti, le vicende, le tragedie, tutto.
Tutto.
E chi ti dice che in questo momento qualcuno lassù non stia davvero scrivendo il Grande Racconto? Il romanzo definitivo, senza inizio e senza fine, eterno e senza tempo, prolungato in un libro infinito, le cui pagine si stagliano per superfici in cui lo spazio non è più inteso come luogo fisico ma diventa solo un’idea. E in questa idea si narrano infinite storie, che a volte si intrecciano e altre volte si ignorano, a volte sfociano in amore e altre in odio, dolore o peggio indifferenza. Me lo vedo lo Scrittore Supremo. Il grande ispiratore dei grandi autori dell’umanità, colui che si degnava di sibilare ai vari Omero, Virgilio, Dante, Shakespeare e a tutti gli altri stralci di poesia e di verità. E loro a riempire pagine su pagine tentando di riportare quello che veniva loro ispirato. Ma forse in generale quest’Essere parla a tutti noi. Parla a tutti noi ma solo qualcuno è in grado di ascoltarlo più nitidamente mentre la maggior parte non lo sente affatto. Oppure altri lo sentono poco eppure riescono a esprimere tutta la Bellezza sentita riempiendo pagine e pagine, oppure pitturando quadri, o scolpendo la pietra. E davvero forse il trucco per essere un grande scrittore non è altro che questo: imparare ad ascoltare. Ascoltare e poi cercare di riportare quello che si è sentito. Solo che non tutti hanno le stesse capacità di esprimere ciò. E’ necessaria una predisposizione naturale. E questa penso possa darla solo Lui.
E allora a che serve dannarsi? Lo Scrittore Supremo sa già tutto. Ha già scritto tutto o ha già in mente cosa deve scrivere. Me lo vedo in questo momento, a mangiarsi un panino e bere una tazza di tè caldo pensando a come costruire la prossima frase nella miglior maniera possibile. E poi ecco trovare lo stile giusto e riprendere il pennino e raccontare della pazza giornata di un uomo che stava scrivendo un racconto strano e poi venne preso dai suoi deliri psicotici, non sapendo che nella tazza di caffè che aveva avidamente bevuto era stato sciolto un potente veleno. Era stata sua moglie che era convinta che il marito la tradisse con un’altra.
Toh. E questa poi come mi è venuta in mente?
Intanto il capogiro non passa.
Si fa più forte.
Sento la testa più pesante. Chiudo gli occhi un attimo.
Mi riposerò un poco.
Poi tornerò al lavoro giuro. Devo finire questo libro prima della prossima settimana altrimenti il mio editore che lo sente poi? E coi soldi dell’anticipo farò un regalo splendido alla mia cara mogliettina. Poverina si sarà sentita trascurata negli ultimi tempi. Strano mi viene un sonno davvero pesante, eppure ho sempre avuto problemi ad addormentarmi la notte. E poi sono solo le cinque di pomeriggio. Ah mia cara Brigitte ti amo davvero tanto, vedrai, ultimamente ho lavorato troppo ma…ma ora…(sbadiglio più forte)…viaggeremo, viaggeremo. Amore…ti amo tanto…ora però voglio dormire.

III.

E cadde morto sul letto. Morto d’una morte silenziosa e indolore. Non s’accorse di morire nell’anima sua e quando me lo ritrovai davanti non capì quello che gli era successo. Chiedeva della sua mogliettina. Non sapeva poverino. Faceva mille domande e non capiva. Poi mi bastò guardarlo negli occhi perché capisse. Capì e fu triste solo un attimo. Poi lo colse la gioia. Fu una gioia incredibile la sua. Aveva capito tutto. Aveva capito che non c’era fine alle cose. Aveva capito che…
- Pietro! Ho finito il tè, abbi pazienza me ne porteresti ancora?
- Arrivo subito! Il tempo di scaldarlo. Il panino era buono?
- Si non era male anche se lo sai che il formaggio mi fa venire gli incubi di notte.
- Ah ma guarda che non l’ho fatto io! Anzi l’avevo detto a Maria che non ti piace il formaggio ma sai com’è fatta lei…è una testona!
- Eh già vuole sempre fare di testa sua. Ma adesso dove è andata?
- E’ uscita per portare a spasso Cerbero.
- Ah sarebbe ora che quel cagnaccio imparasse a fare i suoi bisogni sugli alberi e non in casa mia. Bah, fosse stato per me l’avrei lasciato dove stava quella bestia infernale.
- E il libro come procede?
- Mah sai, il solito tran tran. Va a giornate per l’ispirazione. Tipo l’altro ieri faceva un’acquazzone che non finiva più allora mi sono inventato la storia di un certo Noè, magari più tardi te la faccio leggere.
- Guarda che questa l’hai scritta già un bel po’ di tempo fa. L’ho già letta più volte. Non dovresti lavorare così tanto, stai perdendo la memoria. Dovresti prenderti una vacanza ogni tanto.
- Oh no non se ne parla nemmeno. Ti ricordi l’ultima volta che mi sono assentato cos’è successo? Quando sono tornato mi son trovato il libro pieno di schizzi su cose come deportazioni, Fascismo, Nazismo. Ma dico io che roba è mai questa? E la cosa che più mi brucia è che non sono mai riuscito a capire chi è stato! Ma tu lo sai quanto costa questa carta? Non si trova mica in tutti i negozi!
- Io te l’ho sempre detto: secondo me è stato quel monello di Giuda!
- Ma va là! Lui è sempre bravissimo, non l’ho mai beccato nemmeno una volta a tradire la mia fiducia, anzi. Ti ricordi quella volta che gli ho fatto fare quella commissione importante laggiù? Quando mio figlio è scappato di casa e lui è stato così bravo da trovarlo e portarlo a casa con neanche un graffio.
- Beh si lì è stato bravo. Certo che ne aveva combinati di casini tuo figlio quella volta eh?
- Ah guarda non ne parliamo che è meglio. Comunque ora torno al libro. Mi raccomando Pietro, che nessuno mi disturbi. Lo sai quanto mi piace questo lavoro. E’ il mio unico svago dalla solita routine.
- Non ti preoccupare farò la guardia alla porta. Eccoti il tè e buon lavoro! Ah senti volevo chiederti una cosa.
- Dimmi.
- Ma secondo te esiste un Dio?
- E che ne so io? Sono solo uno scrittore!







2007/1/15

Dio santo come sto invecchiando...

...mi sono ridotto a pubblicare su sta merda di blog una mia poesia! Ma dove andremo a finire? Vabbè premetto che la mia dignità si dissocia dal mio ego.

Ritratto naturale

 Il mare si staglia suadente
Sembra sussurrare
E ride
E soffre
Eterno e impavido
Ma solo
Debole e impotente
Ma onnipotente

 Il mare oscura le brutte cose
Spazza la mente
Lo guardi e pensi
A cosa pensi?
Non so
Forse all’infinito
Forse a domani.
Forse è solo un malessere
Un malessere momentaneo
Qualcuno lo chiamava male di vivere

 Il mare ti ancora al passato
Ma non è cattivo
Ti aiuta
Ti risolve
È romantico lui
E straziante
Lancinante a volte
Sfuggente sempre
Ma idealmente perfetto

Il mare vede e sente tutto
E si muove
Si muove sempre
Non si ferma mai
Si arrabbia si calma dorme ama

Vive

Voglio credere nel mare
E’ l’unica cosa che riesce a vivere da sempre e vivrà per sempre
Voglio chiedergli come fa
Voglio sapere il suo segreto
Voglio credere nel mare


2007/1/12

Sconnessi pensieri sinistroidi di un pomeriggio invernale...

Nonostante sia ormai cosciente del fatto che le cose stanno così e sperare di cambiarle è follia vorrei farvi partecipi delle mie originalissime e interessantissime riflessioni politiche. E vorrei farlo partendo da una frase: "L'obiettivo verso cui ogni società deve tendere non è una crescita indefinita del reddito individuabile, ma uno stato stazionario. Tale obiettivo è desiderabile alla condizione che tutti i componenti della società dispongano di quanto basta per vivere dignitosamente."
Allora partendo da qui vorrei far notare come questo assunto non presupponga una distribuzione del reddito perfettamente egualitaria, ma tale da escludere perlomeno la miseria. Bello eh? Adesso voi penserete che una frase simile possa averla detta uno come Robespierre, Marx, o qualche altro sinistroide del menga. In realtà sareste stupiti di sapere chi l'ha detta e chi l'ha condivisa idealmente, cmq non è questo il punto. Il punto è che bisognerebbe davvero ripartire da qua per capire la deriva che sta prendendo la nostra società. Il comunismo è morto. La solidarietà è un concetto che esce fuori ormai solo quando si tratta di mandare i messaggini da un euro per le popolazioni del Sud-est asiatico sconvolte dal terremoto. Ognuno pensa per sè e vince chi fa più il furbo. Fare favori gratuiti è diventata un'opera da scemi.
Ma sto divagando. Torniamo al testo. Perchè mi piace così tanto? Per due motivi: il primo è che sono stufo da questa ossessione per la crescita che traspare in continuazione nella vita di tutti i giorni. Si deve sempre pensare al "più", all'accumulo, al profitto, al miglioramento delle cose. Ma in fondo non è forse vero che abbiamo già tutto? Anzi forse abbiamo anche troppo. Ci serve davvero il computer ultimo modello o il GPRS per poter vivere bene? Forse che i nostri antenati non vivevano bene? Mi rendo conto che fare questi discorsi a 21 è alquanto demoralizzante e mi fa sentire molto vecchio. Oltrettutto in questa maniera passo per il bacchettone tradizionalista ostile alle nuove tecnologie quando chi mi conosce invece sa quanto ritenga fondamentale un progresso quale internet.
Per proseguire il discorso ho bisogno di tornare al testo e al secondo punto che mi piace di esso: avere il necessario per vivere dignitosamente. Cosa vuol dire vivere dignitosamente? E come possiamo allacciare questo concetto alla Finanziaria del governo Prodi che ha "salassato" il ceto medio italiano che non riesce ad arrivare alla fine del mese?
Ho letto che in media una famiglia medio-alto borghese come quella a cui appartengo subirà un aumento di tasse che lo colpirà nella misura di 200-300 euro. Oddio come faremo a sopravvivere? Dovremo forse rinunciare a Sky? O forse dovremo vendere una delle tre macchine che abbiamo in famiglia? O magari non potremo acquistare il telefonino ultimo modello che tra le mille opzioni ha anche quella di pulirti il culo?
In verità per affrontare questo salasso sto seriamente pensando di alzare le barricate o vendere il mio culetto vergine. Altrimenti caspita mi sa che non riuscirò ad acquistare le ultime suonerie ultramegafighe di Giggidalessio! Meditate gente meditate. Forse un piccolo sacrificio per sistemare i conti dello Stato (che ricordo non è un'entità astratta ma siamo noi stessi) soprattutto da parte di chi naviga nel lusso non è così impossibile da fare. Forse. Se non doveste essere della mia idea vi consiglio di prendere in considerazione la mia opzione precedente: in fondo è pieno di rottinculo in giro. uno più uno meno non farà molta differenza.
2007/1/10

Di ritorno dal primo esame dell'anno...

...e se il buon giorno si vede dal mattino sembrerebbe che forse in questo 2007 non dovremo andare in giro con l'ombrello per paura che i piccioni ci caghino in testa. Premesso che mi faccio schifo da solo per il quarto 30 e lode della mia carriera universitaria è innegabile il fatto che il solo fatto che esponga tale fatto in questo misero blog fa notare quanto io sia decisamente troppo narcisista. La prossima tappa rischia di essere le ore davanti allo specchio per pettinarsi (fino ad ora siamo solo sulla mezzora quindi tutto ok).

E cmq più l'università va avanti più sono convinto del fatto che serva soprattutto culo. Senza culo non si va da nessuna parte, così come ricordato spesso anche da Woody Allen (in Match Point e soprattutto in Crimini e misfatti a quanto dice il mio grande amico cinefilo Garri). E allora puoi studiare quanto vuoi ma se c'hai sfiga è inutile sperare, tanto vale restare chiusi in casa. L'ultimo voto prima di questo è stato un 24 venuto fuori da Storia delle religioni. Va bene che sono un ateo convinto della peggior specie, però la materia in sè era interessante e la sapevo bene. Ma non ci sono cazzi, becchi la giornata storta, ti chiede la cosa che ricordi meno e da lì è tutto in salita. Arrivi alla fine e che fai, rifiuti un 24? Una volta forse...oramai quel che viene si prende. Tutto tranne il cazzoinculo. Speriamo di non cambiare mai idea su sta cosa...

Questo per dire cosa? Che oggi eravamo in tre a fare sto benedetto esame di Storia della storiografia contemporanea e il prof (prima dose di culo che mi ha interrogato lui e non l'assistente) mi fa "vabbè cominci lei con un argomento a sua scelta su quel che abbiamo visto a lezione", cosa tra l'altro comprensibile dato il fatto che siamo stati in cinque (no dico cinque eh) a seguire sto corso (roba che alla fine del semestre ci si faceva le battutine come alle medie). Se poi anche le altre due domande ti va a chiedere proprio le parti che sai meglio questo altro non è che culo. Giusto per dire che moralmente per parte mia non c'è molta differenza tra il 24 di tre mesi fa e il 30+ di oggi. Però sticazzi il libretto la pensa in maniera diversa e adesso una sbronza non me la toglie nessuno.

Prima di darmi ai superalcolici però un'ultima cosa: questo esame mi ha aperto gli occhi. Studiare gli storici italiani del 900 mi ha fatto capire che io non voglio diventare uno storico. Perchè? Forse perchè passare 20 anni in Zaire per arrivare a scrivere un'opera in 3 volumi sugli Nzema non è proprio il massimo dell'aspirazione...O forse perchè c'è troppa poca topa nell'ambiente. Non lo saprete mai. Non mi resta che augurarvi buenas noces

2007/1/8

Un racconto per voi...

Oh adesso per il vostro piacere (vostro di chi dato che non c'è nessuno?) e per il mio appagamento narcisista personale vi pubblico un raccontino veloce che soddisferà la romanticheria delle donne e la necessità di bestemmie degli uomini. D'altronde ve l'ho detto che sono un poeta a tempo perso solo che mentre sono ancora decisamente titubante all'idea di farvi leggere le mie scadenti poesie sono più coraggioso nel mostrarvi un pò di insulti gratuiti in prosa. Chiamatela scrittura post-moderna, chiamatela cacca rinsecchita ma basta che leggete e come dice il mio caro cugino Marco "nun me scassate'u'cazz'!"

Passeggiata docile

Oggi è un’altra squallida giornata in quel di Milano. Il sole picchia forte fuori, talmente forte che riesce a penetrare le persiane e a cadere dritto sugli occhi di un individuo per metà scazzato e per l’altra metà rincoglionito. Sono io. Tento di rigirarmi tra le coperte ma ogni tentativo di sprofondare di nuovo nel sonno si rivela vano. Mi decido a guardare l’orologio e scopro che è già mezzogiorno passato. Bukowski diceva che solo i fessi si alzano prima di mezzogiorno. Questo vuol dire che non sono un fesso dunque. O forse sono un fesso lo stesso e Bukowski lo era ancora di più. Sono cose che non ci è dato sapere. Forse un giorno, chissà.
Mi alzo pigramente e opto per il perfetto binomio caffè-sigaretta. Talmente geniale da riuscire quasi a distruggere il mito birra-sigaretta. Diciamo che per la mattina (mattina?) prevale il primo e per la sera il secondo così facciamo tutti contenti và.
Mangio qualche schifezza poi mi vesto e butto un paio di libri in sacca. Non ho tempo di lavarmi. Ho una lezione tra un quarto d’ora e mi ci vuole minimo mezzora per arrivare in università. Vabbè che tanto lavarsi non serve a molto. In serata sarei già di nuovo sporco. Tanto vale abbandonare la questione al giorno dopo, eccheccazzo!

Prima di uscire di casa però un veloce zapping alla tivù è sacro. Riesco a beccare tanta merda quanto non credevo si potesse accumulare neanche in un cesso pubblico della stazione all’ora di punta. Mi decido a uscire. Fuori la situazione non è molto diversa: i marciapiedi son pieni di merda. Forse le televisioni hanno deciso di invederci anche in strada o forse semplicemente qualche cane ha cagato troppo e qualche padrone stronzo è troppo stronzo per pulire. Ad ogni modo schivo abilmente le merde spiaccicate rischiando però di farmi mettere sotto da un furgone che arrivava a tutta velocità. Mi salva il clacson un attimo prima di scoprire se sono vere tutte le stronzate su Gesù Cristo e Maometto o se aveva ragione Epicureo. Riesco a sentire un “VAFFANCULO” urlato a manetta da un autista psicolabile. Ci può stare. In fondo aveva ragione lui. Poi però non contento abbassa il finestrino e noto una mano sporgersi. Dito medio alzato. Oltrettutto è un dito veramente schifoso. Ciccione e peloso. Dio santo! Gli urlo qualche ingiuria poi non contento prendo un sasso da terra e riesco a colpirgli la carrozzeria. Una frenata stridula mi convince a levare le gambe in direzione opposta.
Due minuti dopo sono tornato sulla retta via per l’università dopo aver preso una scorciatoia non priva di qualche siringa ornamentale. Oltrettutto merde di cane anche lì. O forse sono dei tossici. O forse sono i tossici stessi. Caspita bella città questa. Davvero!
Arrivo sulla via principale e incontro una scolaresca che mi ostruisce il passaggio. Avendo già arrischiato la vita una volta oggi decido di non sfidare ulteriormente il traffico e attendo pazientemente il loro passaggio squadrandoli lentamente uno a uno. Avranno si e no una decina d’anni scarsa e ancora non sanno quanto sia miserabile la loro vita. A guidarli una vecchia signora che si capisce subito essere molto frustrata. Possibili motivi:
1)E’ una zitellaccia che ha rifiutato sempre di darla perché voleva far pretendere ai pochi ragazzi che aveva avuto di aspettare il matrimonio per trombare. Onde per cui ora ha una voglia matta di scopare ma il fiore appassito della sua carne ormai non attrae più nessuno. Magari è ancora vergine.
2)Ha un figlio tossico e non sa come fare a risolvere il problema. Anzi ora mi sembra quasi possibile chiudere il grande cerchio della vita affermando che suo figlio è lo stesso che ha mollato quegli stronzi nella strada-scorciatoia. O forse era lui stesso uno di quegli stronzi e lei si è ricordata adesso di pulire?
3)Si è semplicemente resa conto quella mattina di avere un’esistenza squallida: ha quarant’anni, tre figli che le succhiano via ogni momento libero che le lascia un lavoro dallo stipendio ingratamente squallido e che le basta appena per arrivare alla fine del mese. Per non parlare del marito che si sbatte di nascosto una puttana cameriera in un bar poco distante e davanti a cui le toccherà passare di lì a poco durante la scampagnata con i bimbetti.
4)Si è svegliata e si è accorta che era finito l’alcool in casa.
Erano tutte ipotesi molto affascinanti ma non so perché la prima mi piaceva di più. Ad ogni modo proseguii avendo finalmente strada libera. On the road direbbe allora Jack Kerouac! Oh Yeah! Peccato che qui non siamo a New York e che Abbiategrasso sia un concetto che non è neanche lontanamente avvicinabile a San Francisco. Anche se il nome rimane affascinante…
Passo accanto a un tipo con la toppa aperta. Glielo faccio notare e quello mi manda a quel paese invitandomi a farmi i cazzi miei. Agli ordini capo!
Un paio di suore stanno ferme alla fermata del bus ad aspettare il pulmann (e che altro dovrebbero aspettare effettivamente?). Si guardano attorno e ogni tanto danno un’occhiata al cielo così giusto per controllare se il loro Signore è sempre là pronto a soccorrerle. Quando un gruppo di giovanotti le passa davanti noto che una delle due fa un sorrisetto malizioso e dice un paio di parole all’orecchio dell’altra la quale puntualmente risponde con un’orgogliosa imbronciata e una leggera gomitata all’amica. Mi fermo un attimo a distanza di sicurezza per verificare il mio dubbio. Passa qualche secondo poi la fiera suora butta l’occhio in direzione di uno dei freschi culi non ancora lontani. E’ un attimo ma lo noto bene. Riprendo a camminare. Intanto tutte e due alzano la testa al cielo in simultanea. Mi sa che stavolta avrebbero preferito che il loro Signore fosse distratto. Chissà magari stava guardando qualche bel culo anche lui in quel momento.
Più avanti il solito barbone di turno sta accovacciato sulla parete di qualche palazzo in cui non potrà mai mettere piede e implora una piccola elemosina per mangiare. In realtà probabilmente gli servirà per bere ma decido lo stesso di buttargli un paio di monete dall’alto della mia magnanimità. Checcazzo in fondo sono tre mesi che passo ogni giorno e trovo sempre sto barbone e ogni volta faccio finta di non vederlo. Ogni tanto bisogna fare il proprio piccolo atto di ipocrisia  per salvaguardarsi dalla propria ferocia interiore. Oggi però voglio proprio esagerare e in un impeto di follia mi offro di portargli un panino al ritorno da lezione.
-LO SAI DOVE TE LO PUOI FICCARE IL TUO FOTTUTO PANINO?!
Poi mentre sto per andarmene ci ripensa su e fa:
-Però se proprio vuoi potresti portarmi una bottiglia di vodka. O almeno un paio di birre. Probabilmente spenderesti meno!”
Non so perché ma qualcosa mi dice che non gliele porterò.
Riparto intento a trovare una spiegazione della realtà nei prossimi venti o trenta secondi quando vedo arrivarmi incontro una minigonna che in effetti non è neanche una minigonna ma qualche lembo di stoffa cucito assieme e fatto passare per un pezzo unitario. Mi sembra quasi di vedere la marca delle mutandine. Decido che la spiegazione della realtà può aspettare. Ha aspettato cinquemila anni non vedo perché non potrebbe aspettare qualche minuto in più checcazzo!
Riesco a fatica ad alzare lo sguardo da quelle gambe mozzafiato e mi si para davanti un paio di bocce che effettivamente potrebbero benissimo essere scappate da qualche cesto di meloni di un qualsiasi negozio ortofrutticolo. Il top lascia in evidenza uno spacco non indifferente che a confronto il buco nero degli scienziati è una bazzecola. A mio parere quel balconcino sarebbe in grado di accogliere molta più materia che diamine!
Labbra carnose di un rosso acceso e una folta chioma di capelli lungo-castano-riccio fa da dessert al piatto. E che piatto! Roba che neanche i migliori chef sarebbero in grado di preparare!
Se non ci provo sono un coglione.
Se non ci provo sono un coglione.
Se non ci provo sono un coglione!
Carpe diem ogni lasciata è persa non ci perdi niente provaci chi più ne ha più ne metta e chissà quante altre stronzate mi passarono nella testa. Stop. Ci provo dai.
-Scusa…
-Sparisci microbo! Non ho tempo per i bimbi oggi.

Beh almeno c’ho provato e non ho rimpianti. E poi chissà che domani non sarà un giorno migliore.
Non posso però fare a meno di voltarmi e vederla sculettare sui suoi tacchi a spillo (non li avevo notati prima, strano, chissà perché!) in maniera irriverente. Roba da farti venire solo a guardarla. Guardo l’orologio. La lezione è cominciata da dieci minuti ormai. Affretto il passo e arrivo finalmente in università. Dopo essermi perso un paio di volte nei labirinti ancestrali dell’edificio trovo finalmente l’aula giusta. La apro ed entro.
Attimo di silenzio.
Richiudo la porta. Sbatte. Fa un rumore della madonna. Tutti si girano a guardarmi.
Attimo di panico.
-Ah signor Pascale è arrivato giusto in tempo per accumulare il consueto ritardo di un quarto d’ora. Stavamo giusto parlando dell’importanza avuta dal pensiero di Gelasio in età medievale. Non è che avrebbe mica voglia di finire l’esposizione? Inutile dire che qui si prende nota di ogni intervento.
Cristo santo!

 


Recensore fallimentare

Nella mia melliflua speranza di arrivare un giorno a vivere economicamente della mia passione principale (ossia la musica) mi sono messo a collaborare da un certo periodo con un nuovo sito musicale che trovo molto promettente per l'idea di essere una enciclopedia musicale utile sia a esperti del settore che a ragazzi imberbi alle prime armi. Quando intorno ai 16 anni ho cominciato a essere investito dalla necessità di ricercare musica "vera" oltre quello che mi veniva passato dalle radio avrei pagato per avere un servizio del genere che mi orientasse nelle mie ricerche. Oggi la situazione è molto cambiata anche su internet con la moltiplicazione di siti e pseudo-critici (tra cui il sottoscritto) musicali però appunto penso che questo sito meriti attenzione per la parte dedicata alla storia della musica. Il sito in questione è questo. Trovate cmq il link anche nel profilo.
Per adesso ci potete trovare una ventina scarsa di recensioni scritte di mie pugno (e immagino come correrete subito a leggerle!) e sinceramente di decenti ce ne saranno se va bene un quarto (ritengo discrete quelle su Stooges e Radiohead che sto cercando di fare integralmente), ad ogni modo tutte firmate Peasyfloyd.
Ovvio che invito tutti voi a visitare il sito e se volete insultarmi o criticarmi o darmi semplicemente del cialtrone potete iscrivervi al forum del sito. Il moderatore sa già che gli insulti verso di me sono ben accetti.
Vabbè se poi seriamente qualcuno dotato di minime cognizioni della materia volesse collaborare al sito faccia pure richiesta che c'è sempre bisogno di persone competenti.
Adesso scusate ma devo tornare al lavoro. Devo verificare se le note sono davvero solo 7! Naturalmente il sogno è di riuscire a fare tutto quello che ha fatto questo bellissimo uomo che è Scaruffi con il suo mastodontico sito. La leggenda vuole che il nostro grande critico abbia ascoltato la maggior parte delle volete solo le prime due-tre canzoni degli album recensiti, oppure solo gli incipit, oppure poche traccie a caso. Insomma un mito immortale nonchè esempio da seguire! Ti voglio bene Scaruffi!


2007/1/7

Giusto per dissacrare un pò le festività appena concluse

Così ce le togliamo di torno una volta per tutte e tanti saluti.
Che sia chiaro che a natale non è nato Gesù cristo. Nacque infatti in realtà verso ottobre-novembre e si adattò il 25 dicembre solo perchè quel giorno prima era una festa romana di non so quale dio (forse il sole) e allora tornava comodo fare sto piccolo cambiamento. Poi beh ovviamente babbo natale non esiste e se esiste spero sia come lui.
Ad ogni modo ovviamente tutti sapete che agli albori babbo natale era vestito di verde poi arrivò la sponsorizzazione della coca cola (che poi lui manco la beveva ma sembra piacesse alle renne) e fu costretto a cmabiare in rosso, cosa tra l'altro che gli portò la fama di essere uno sporco comunista e gli diede parecchi grattacapi quando si trattava di portare i regali alle migliaia di bambini figli di incalliti democristiani. Oggi si tende a ritenere che Babbo natale sia diventato politically correct e che sotto il costume tenga una maglietta di Allah, un crocifisso protestante e la foto di Ramsete II.
La befana ovviamente è la vecchia amante di Babbo natale che oggi tenta inutilmente di guadagnarsi da vivere lavorando in una miniera dell'Uzbekistan (questo il motivo per cui tutti voi stronzi vi siete trovati solo carbone nella calza mentre io vi ho trovato anche un mandarino, tiè!). Ma perchè direte voi? E' semplice rispondo io, perchè prima che Babbo Natale ottenesse i finanziamenti americani e potesse permettersi la slitta ultimomodello-ultra-mega-fashion-speed era la befana a portare i regali all'epifania, tant'è vero che ancora oggi in molte regioni del sud è rimasto qualche bimbo disgraziato a cui viene fatta credere questa panzana. Sembra poi che un colpo di stato (nonchè tradimento personale) guidato da babbo natale abbia riportato ordine instaurando la Repubblica Sociale Consumistica. Da allora Babbo Natale ogni anno va a trovare le sue duemila donne disposte nei punti strategici del mondo con la scusa dei regali mentre la povera Befana viene pagata in nero la bellezza di trentasette euro al giorno per una media di 140 ore settimanali.
Morale della favola: meno male che c'è Capodanno che consente a piccoli e grandi di ubriacarsi in maniera sfavillante col beneplacito della nonna che dietro la tenda si ingozza del grappino personale da 65°. E allora che cosa rimane di tutto questo? Un elettromestico nuovo e un libro che non leggeremo mai. Buon ano a tutti bastardi!

Ma perchè???

Ecco, io, proprio io che ho sempre deprecato questa abitudine odiosa dei blog, dei myspace e altre menate varie alla fine ho creato anche io il mio myspace. Ma perchè? Volontà di conformarsi alla massa? Protagonismo incalzante? Paura di restare isolato dal mondo? Mah, per quanto ne so la causa diretta del fatto mi sono messo a creare sto spazio personale è che non c'avevo proprio un cazzo da fare. Cioè in realtà era un sabato sera in quell'ora di nessuno compresa tra le 9 e le 10. In teoria avrei dovuto studiare ma stanco dal calcetto e pasciuto dall'abbondante cena non c'avevo proprio un cazzo voglia. E allora cazzeggiando su internos dopo aver esplorato tutti i siti preferiti mi sono buttato su msn per ciarlare un pò (e chi mi conosce sa quanto odi chiacchierare su msn). Non trovando nessuno ho visto l'opzione del myspace e mi son detto "massì checcefrega!"
Ed eccoci qua. Ok questo spiega la fondazione, ma non spiega per nulla il fatto che ora mi sento obbligato e invogliato a continuare l'opera. Insomma perchè cazzo sto scrivendo ora? Forse perchè di nuovo oggi domenica mattina (mattina...insomma) non c'ho di nuovo voglia di studiare. O forse perchè cmq l'idea mi ha intrigato. In fondo è un modo accettabile per perdere tempo quello di pensare che qualcuno possa mettersi a leggere con relativa attenzione le tue minchiate. E poi così se mai dovessi conoscere gente nuova potrei indirizzarla al mio myspace se mi volesse conoscere. Tanto parlare è uno spreco di tempo, a che serve? Ormai viviamo nell'era digitale delle comunicazioni di plastica. E allora adeguiamoci. Spero che non vi farete influenzare troppo dalle mie minchiate. Oh comunque beninteso se avete di meglio da fare del tipo scopare con il vostro partner o farvi un cuba libre non esitate a chiudere sto cazzo di computer e andare a vivere la vita. Eccheccazzo va bene il digitale ma non esageriamo.

2007/1/6

Top ten del 2006

E chi non è d'accordo è un ignorante. E cmq è questa:
Comets on Fire-Avatar
Julie's Haircut-After dark, my sweet
Mogwai-Mr. beast
Lemonheads-Lemonheads
Liars-Drum's not dead
Devics-Push the heart
Built to Spill-You in reverse
Oneida-Happy new Year
Trail of Dead-So divided
Cat Power-The greatest

E chi non conoscesse neanche uno di tali gruppi venga fustigato seduta stante.